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Fonte: lastampa.it

I recenti stravolgimenti politici in ambito nazionale, con la nascita del governo M5S-PD e la relegazione della Lega a partito di opposizione, hanno dato il via a una serie di rimescolamenti che vedranno certamente una variazione degli equilibri anche sul piano dei consensi. Tuttavia, scongiurato (almeno per ora) il pericolo delle elezioni anticipate, sta alle votazioni locali – in particolar modo alle regionali – stabilire come e quanto tali equilibri si siano modificati. La prima occasione per misurare gli effetti della politica nazionale su quella locale sarà dunque in Umbria il prossimo 27 ottobre. In quella circostanza i cittadini umbri esprimeranno la loro preferenza per sostituire l’attuale presidente dimissionaria in carica dal 2016, Catiuscia Marini del Partito Democratico.

L’Umbria al voto tra sondaggi e aspettative

Proprio alla luce dei cambiamenti già citati, risulta interessante l’analisi dei sondaggi, che, sebbene manchi poco più di un mese alle regionali e la situazione sia tutta in divenire, presentano una situazione molto simile a quella che si è verificata nello scorso maggio alle europee. Secondo lo studio condotto da Nicola Piepoli, la Lega in Umbria sarebbe infatti al 32-36%, il PD al 25-27% e il M5S tra 17 e 21%. In più, sia Fratelli d’Italia che Forza Italia potrebbero ambire ad una percentuale tra i 5 e i 7 punti. Come si evince da questi dati, pertanto, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico non potrebbero nulla contro il centrodestra unito, che in totale si attesterebbe sul 47,5%. Questo è il motivo per cui i due partiti di governo hanno deciso (come sancito anche, nelle ultime ore, dal voto accondiscendente degli iscritti alla piattaforma Rousseau) di riproporre l’alleanza giallorossa anche a livello locale. Così facendo, lo schieramento che Di Maio ha definito ”patto civico” potrebbe puntare al 45% dei consensi, creando dunque maggiori preoccupazioni al centrodestra che tanto bene ha già fatto – in termini di risultati – in Sardegna, Basilicata, Piemonte e Abruzzo.

Regionali in Umbria banco di prova dell’alleanza M5S-PD

Di fatto, quello che andrà in scena in Umbria sarà il primo test attendibile della “appetibilità” elettorale di una lista giallorossa. Un banco di prova che dimostrerà quanto lontano potranno spingersi i due partiti di governo se decideranno di lavorare insieme contro la Lega, ma non solo. Godranno di buona fiducia o i loro singoli elettorati si sentiranno traditi? Per ora non è dato saperlo. Intanto, come detto, una parte degli iscritti a Rousseau ha dato il suo benestare all’allargamento dell’accordo anche a livello locale. Tra i tanti nodi da sciogliere, però, c’è quello del candidato per le regionali.

Nelle ultime ore, dopo essere circolato intensamente il nome di Stefania Proietti, è venuto fuori con forza quello di Francesca Di Maolo, una donna “fuori” dai giochi politici e impegnata nel sociale (presidente dell’Istituto Serafico), che risponderebbe quindi al profilo perfetto per M5S e PD. Di Maolo, comunque, si è presa un po’ di tempo per pensarci. Così, alla fine, dal cilindro è sbucato Vincenzo Bianconi, imprenditore e presidente degli albergatori umbri.

Dall’altro lato, il centrodestra ha avuto molti meno dubbi, presentando da subito Donatella Tesei (Lega), avvocata dal 1982, già sindaco di Montefalco e senatrice. Anche questo contrasto tra certezze e incertezze potrebbe giocare a sfavore degli alleati giallorossi, che comunque hanno il difetto di presentarsi come argine alla deriva sovranista piuttosto che come forza unita e compatta. L’intesa tra M5S e PD andrà dunque affinata, per evitare di sembrare fragili (non solo in Umbria) agli occhi di un elettorato che potrebbe guardarli con occhi pregiudicatamente scettici.

Il primo di una serie di confronti tra destre e anti-sovranisti

Va ammesso che, se anche l’esperimento dovesse andar male alle regionali in Umbria (per via del poco tempo e della sfiducia generale), riprovarci sarà quantomeno d’obbligo. Non fosse altro che per fare da argine, appunto, alla deriva delle destre sovraniste che, trovandosi all’opposizione e non avendo più nulla da perdere, rischiano seriamente di fare breccia nei sentimenti popolari più di quanto abbiano già fatto finora. Dimostrando di saper convivere pacificamente al governo, i giallorossi potrebbero convincere più di qualche indeciso sulla possibilità della creazione di un grande “centrosinistra” (anche se, a chiamarlo così, fa un po’ strano), un campo progressista che includa anche il Movimento 5 Stelle e che dia l’impressione di essere credibile sia a livello locale che nazionale. Dopo la prova in extremis in Umbria, pertanto, è bene che M5S e PD si preparino per tempo alle regionali in Emilia Romagna e in Calabria, previste nei prossimi mesi e che possono rappresentare una forma di consolidamento dell’alleanza di governo.

Insomma, lo scenario politico venutosi a creare desta l’interesse di elettori e commentatori: se le forze di destra (con la Lega in testa) sembravano in grado di potersi prendere il potere quando e come volevano fino a qualche settimana fa, ora appaiono fuori dai processi decisionali e in fase calante; dall’altra parte, PD e M5S hanno l’opportunità di costruire una proposta alternativa, auspicabilmente ambientalista e rispettosa dei diritti umani (tanto per cominciare). Zingaretti e Di Maio, però, badino bene: il margine di errore è abbastanza ridotto e, se c’è uno sbaglio da non commettere, questo è mostrarsi disuniti e rinfacciarsi ciò che li divide piuttosto che sottolineare ciò che li unisce. Certo è che, se tutto dovesse andare per il meglio, a partire dal voto in Umbria, si aprirebbe una nuova stagione politica, probabilmente tendente al bipolarismo; ma è presto per fare analisi in tal senso: non rimane che osservare l’andamento delle regionali.

Samuel Giuliani

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