Jorit Agoch, arrestato dall’esercito israeliano per aver espresso la sua solidarietà ad Ahed Tamimi

La mia battaglia è la tua battaglia. La tua resistenza è la mia resistenza. In quest’epoca liquida e interconnessa la notizia di una rivolta dall’altra parte del mondo può arrivare ovunque, destabilizzare più di un continente, e spingere alla rivolta migliaia di persone. È così che l’opera di un artista napoletano riesce ad arrivare nella Cisgiordania occupata, nei pressi di Betlemme. Lo street artist Jorit Agoch ha dipinto un murale di Ahed Tamimi sulla barriera che separa Israele dalla Cisgiordania, appunto.

L’opera di Jorit vuole essere un omaggio al simbolo della resistenza di Ahed ai soldati israeliani che, da prima che lei nascesse, occupano il villaggio dove vive con la sua famiglia. Il murale è comparso nei giorni che hanno seguito la notizia dell’imminente scarcerazione di Ahed Tamimi (prevista per domani), detenuta nelle carceri palestinesi da circa otto mesi.

Jorit Agoch, Ahed TamimiMa poi l’imprevisto: Jorit Agoch è stato arrestato dall’esercito israeliano, e ad annunciarlo in queste ore è l’artista stesso attraverso un post sul suo profilo istangram, successivamente condiviso anche sul suo profilo facebook, in cui chiede aiuto.

La famiglia di Ahed Tamimi e la storia di più generazioni

La storia della famiglia di Ahed muove da tanto tempo fa perché, proprio come lei, anche il padre Bassem combatte gli israeliani fin dalla tenera età. Il capofamiglia ha vissuto in prima persona le prime due Intifada, ha assistito all’occupazione del villaggio Nabi Saleh dove è nato e dove vive tutt’ora con la sua nuova famiglia, ed è stato uno dei fautori della resistenza popolare. L’interessante approfondimento pubblicato su Valigia blu esamina tutte le tappe della storia della famiglia Tamimi, partendo proprio dalla prima resistenza disarmata nel villaggio di Budrus, per arrivare fino a quello di Ahed, nel 2009, per cercare di mantenere il dominio su una sorgente d’acqua di cui gli israeliani volevano prendere possesso. Durante questi scontri, i minori diventano protagonisti di una lotta impari contro i soldati israeliani, addestrati e armati anche da quell’Occidente che si scandalizza di fronte alla deplorevole condizione dei bambini palestinesi nelle carceri israeliane.

Ahed Tamimi, infatti, è solo una delle tante bambine e bambini che vengono detenuti nelle carceri palestinesi. Nonostante la detenzione dei minori dovrebbe essere al di fuori delle pratiche contemplabili, essa viene applicata nella maggior parte dei casi soprattutto grazie alla misura della detenzione amministrativa, che prevede la possibilità di detenere l’imputato fino a che il processo non ha effettivamente inizio, anche se nessun reato è stato commesso, «sulla base del fatto che lui o lei potrebbe infrangere la legge in futuro».

A ciò si aggiungono i maltrattamenti e la violenza, sia fisica che verbale, con cui le forze dell’ordine israeliane trattano i minori palestinesi (se ne può visionare un resoconto qui). In queste amare vicende, che si ripetono da anni, si inserisce anche quella di Ahed Tamimi, arrestata per aver schiaffeggiato un soldato delle forze di occupazione, e che dopo essere stata trattenuta per quasi un anno sarà finalmente resa libera domani.

Jorit Agoch, Ahed Tamimi

Intrecci di resistenze popolari: Ahed e Jorit

Alla storia di Ahed si unisce l’arte di Jorit Agoch, lo street artist napoletano che ha fatto dell’arte il suo modo di rappresentare l’umanità nei suoi vari aspetti. Da sempre attivo nei quartieri periferici di Napoli, tra cui il Bronx di San Giovanni a Teduccio, Ponticelli e Forcella (lo abbiamo raccontato qui), Jorit, attraverso la sua arte, denuncia, sensibilizza e fa riflettere.

È per questo che risulta sicuramente significativa la scelta di Jorit Agoch di prendere per mano Ahed e la causa per cui combatte fin da bambina, lì dove anche Banksy aveva portato in dono la sua arte per solidarizzare con la causa palestinese. Un artista con il suo bagaglio esperienziale e culturale, proveniente da Napoli, una città aperta, interculturale, sensibile alle tematiche sociali: emblema della resistenza popolare di cui sia Ahed che Jorit, ognuno a suo modo, sono portavoci.

Come Jorit, adesso in balia delle milizie israeliane, dovremmo tutti unirci e abbracciare Ahed – e con essa l’intero popolo palestinese – incitandola a non arrendersi: resisti, Ahed, per te, la tua famiglia, per il tuo popolo e per tutti noi. Anche se resistere, e magari rappresentarlo attraverso l’arte, significa essere arrestati da un esercito oppressore e da una politica coercitiva e violenta.

Federica Ruggiero

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Laureata in Scienze della Comunicazione (Editoria), attualmente frequento la magistrale in Editoria e Giornalismo all’Università di Verona. Mentre cerco il mio posto nel mondo, racconto quello che mi circonda. La mia passione per le parole mi ha portato a voler esprimere le mie idee e a far sentire la mia voce. Adoro tutto ciò che riguarda la cultura, il sociale e i viaggi. Sempre con la testa tra le nuvole, amo volare.