Murales Salvini

Un murales che ritraeva l’evoluzione della scimmia, ironizzando sul ministro Matteo Salvini, dopo aver suscitato l’indignazione dell’ex Rettore dell’università di Salerno, Aurelio Tommasetti, è stato rimosso per ordine del sindaco piddino di Baronissi, Gianfranco Valiante. Era stato realizzato dall’artista Dario Giliberti, in arte “Diga”, durante l’Overline Jam, la manifestazione di graffiti, cultura urbana e hip hop che ogni anno si svolge a Baronissi, in provincia di Salerno.

I murales della discordia

«Credo che i limiti della satira debbano essere scelti dai disegnatori satirici stessi, secondo il modo in cui vedono i valori in cui credono e le battaglie che più vogliono combattere». Rispose così, nel 2015, a un’intervista realizzata da il manifesto, il celebre vignettista egiziano Andeel, quando gli fu chiesto se si potessero mettere dei paletti alla satira. All’epoca si parlava dell’attentato subito dalla redazione di Charlie Hebdo e delle vignette satiriche pubblicate nei giorni a seguire.

E mai come oggi quelle parole tornano attuali. È impensabile, nel 2019, leggere di un murales esposto durante una rassegna internazionale quale l’Overline Jam rimosso per ordine di un sindaco solo perché l’artista in questione aveva “osato” ritrarre il ministro degli interni, Matteo Salvini, in una raffigurazione dell’evoluzione della scimmia.

Ed è paradossale che tutto questo accada senza che Salvini abbia mosso un dito o scritto qualcosa. È bastato un post su Facebook dell’ex Rettore dell’università di Salerno, Aurelio Tommasetti, candidato col partito del Carroccio alle scorse elezioni europee, affinché il sindaco di Baronissi, invece di rimanere con la schiena dritta e far prevalere la libertà d’espressione, scegliesse la via dell’imbiancatura del murales.

Foto Facebook – Overline Jam

L’articolo 21 e la violazione dei diritti

Una censura del dissenso che, da quando la Lega è al governo, va sempre più di moda. Questa volta, però, con una piccola differenza: mentre per gli striscioni esposti sui balconi fu Salvini ad agire in prima persona, attivando ‘nientepopodimeno‘ che la Digos, oggi a fargli da spalla è stato un esponente di un partito che dovrebbe essere avversario di governo e che dovrebbe, anche se facciamo fatica a pensarlo, in qualità di primo cittadino avere a cuore la Costituzione la quale ogni sindaco, prima di iniziare un mandato, giura di osservare lealmente.

Una libertà di critica che, come scrive il ricercatore Gennaro Avallone su Salerno Sera, dovrebbe essere a fondamento della democrazia. E invece la vicenda del murales censurato, consumatasi a Baronissi lo scorso 24 luglio, è l’ennesimo attacco alla Costituzione e all’articolo 21 che, è bene ricordarlo, recita così: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».

Tutto questo ci indigna, sì, ma non ci meraviglia. Perché abbiamo un ministro degli interni che anziché difendere i diritti ne esalta la violazione. E il popolo, che sempre e comunque sarà lo specchio della politica, è l’ingenua vittima di questo assurdo scenario: si esalta favorendo l’inconsapevole successo dei nemici della democrazia, ignaro di danneggiare se stesso. Nell’immaginario politico, nemmeno troppo utopistico, di un paese democratico, un ministro, un sindaco o un qualsiasi esponente politico, appartenente a questo o a quel partito, si batterebbe per il rispetto di quei diritti, invece di calpestarli quotidianamente.

C’era un tempo in cui, quando si parlava di satira, di libertà d’espressione, di critica, l’Italia faceva scuola. Erano gli anni de Il Male, di Frigidaire, del Cannibale o di Cuore (quest’ultima a detta di Nicola Lagioia è stata l’ultima rivista satirica che in Italia abbia mosso qualcosa). Intellettuali iconoclasti, scrittori e vignettisti di quei tempi utilizzavano la satira come strumento di opposizione al potere, alla corruzione, agli abusi. E a rivedere immagini, clip e articoli di quei periodi ci sembra anche molto più pungente, blasfema e irriverente del murales di ‘Diga’. E forse è proprio questa la cosa più preoccupante.

Paolo Vacca

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