Editoria e YouTube. Il lavoro del booktuber: intervista ad Andrea Pennywise

A dispetto degli ultimi dati Istat relativi alla percentuale in calo dei lettori in Italia, il numero di utenti che sui social condividono la propria passione per la lettura è in aumento. Anche su YouTube i canali dedicati ai libri sono sempre di più. BookTube − la comunità di content creators che su YouTube parla di libri e letteratura − è infatti una realtà sempre più vasta e influente, sempre più vicina al mondo dell’editoria e, di conseguenza, del lavoro.

In un rapporto di reciproca condivisione, il booktuber si confronta con i propri followers sugli ultimi libri acquistati, sulle letture del mese o, aspetto ancora più interessante, sui vari eventi e festival letterari.

Noi di Libero Pensiero abbiamo intervistato Andrea Sirna, più noto su YouTube come Andrea Pennywise, booktuber dal 2012.

   

Com’è nata la tua passione per la lettura e come mai hai deciso di aprire un canale YouTube?

«Nella mia infanzia non ci sono stati tanti libri, in una famiglia di non lettori avevo modo di dedicarmi alla lettura soprattutto durante il periodo estivo. Capire come sia nata l’esigenza di avere sempre un libro tra le mani non è facile, credo dipenda da un bisogno di voler comprendere meglio quello che mi circonda, di voler sentire più mie le emozioni del mondo e di combattere la solitudine attraverso le parole di altri. Ho deciso in maniera consapevole che la letteratura doveva essere parte della mia esperienza quotidiana e proprio la letteratura mi ha avvicinato alle persone della mia vita. Quando nel 2012 decisi di aprire un canale YouTube, ero ancora un lettore poco navigato, ma avevo già tanta voglia di mettermi in gioco e di condividere le mie letture su una piattaforma che seguivo come spettatore da qualche anno. Si sono poi creati nel tempo i primi confronti con chi mi seguiva: i commenti di chi aveva voglia di raccontarsi sotto i miei video mi hanno permesso di essere il lettore che sono oggi, convincendomi a non abbandonare questa avventura».

Nei tuoi video parli tanto di editoria indipendente, ci racconti un po’ di questa realtà e del tuo rapporto con gli editori?

«Non ero mai stato attento alla differenza tra le varie realtà editoriali, ero un lettore abituato ad essere attratto dai nomi degli autori amati piuttosto che dagli editori che li proponevano. Ho poi negli anni deciso di voler lavorare in questo mondo e di cercare di usare la mia esperienza sul web come banco di prova per allargare tutti gli orizzonti possibili: dalla scoperta di sempre nuovi titoli, ai meccanismi del mondo editoriale fino alla ricerca di una letteratura che mi sapesse rispecchiare al meglio. In questa ricerca ho capito che esiste un mondo sotterraneo, escluso dalle librerie dei centri commerciali ma valorizzato dalle numerose librerie indipendenti. Le piccole realtà editoriali, se scelte con cura e supportate, possono garantire esperienze di lettura valide, recuperi imprescindibili e nuove scoperte che magari una grande realtà non si sognerebbe di valutare. Negli anni, portando avanti con costanza e trasparenza il mio lavoro in rete, mi sono circondato di realtà che sento vicine e con le quali oggi collaboro. Sostengo e credo in un’editoria coraggiosa alla quale cerco di dare quanto più spazio è possibile. Non farlo in prima persona sarebbe una mancanza di coerenza inaccettabile».

E con gli scrittori?

«Potersi rapportare agli autori credo sia l’aspetto più stimolante. Personalmente ho avuto l’onore di potermi confrontare con molti di quegli scrittori a cui sognavo da sempre di porre delle domande. Il mio intento rimane però quello di raccontare a quante più persone è possibile di questi miei incontri e chiacchierate, perché è proprio grazie al mio seguito che ho queste opportunità ed è giusto che non rimangano momenti privati. Parlare con chi scrive storie è il più delle volte un momento di scontro tra l’esperienza del lettore e quella di chi ha una maggiore consapevolezza del mondo e della sua scrittura. Da amante dell’oggetto-libro è stato naturale dedicarmi anche a una vasta collezione di autografi: dai Premi Nobel ai Pulitzer, passando per i nostri autori italiani. Una serie numerosissima di scarabocchi che mi ricordano un confronto, un momento di avvicinamento tra il lettore e l’unicità di una voce inconfondibile. Sono quel tipo di lettore che si emoziona di fronte a un testo-autografo».

Oltre a gestire il canale curi anche un blog personale, Un antidoto contro la solitudine. Che differenza c’è tra il parlare di libri e lo scriverne? Qual è, tra i due, il mezzo di comunicazione più efficace secondo te?

«Sì, negli anni ho avuto l’esigenza di aprire “Un antidoto contro la solitudine”, uno spazio completamente diverso dal canale YouTube, nel quale posso articolare in maniera più pensata il racconto delle emozioni suscitate dalle mie letture. Ho sempre concepito il video − per quanto sia abituato a lavorarci in maniera schematica e minuziosa − come qualcosa di più spontaneo e diretto. Insomma, la famosa chiacchierata tra amici di fronte a un caffè. Il blog invece mi ha posto di fronte alla scrittura, un aspetto che necessita di più riflessione e sul quale volevo migliorare. Non credo ci sia un mezzo più efficace, sono entrambe piattaforme che lasciano una traccia, permettono di consultare tutti i tipi di contenuto in qualsiasi momento. Ho personalmente imparato ad ascoltare i libri: alcuni mi suggeriscono la forma scritta, altri, invece, chiamano la videocamera e la narrazione più spontanea».

Caricare video on-line significa anche lavorare al loro montaggio. Quanto è importante, per un booktuber, curare l’aspetto tecnico?

«La parte estetica è molto importante. Dal ritmo del video ad aspetti apparentemente meno incisivi come le luci e la qualità audio. Ogni singolo elemento, dal più piccolo al più grande, nella creazione di un video diventa di vitale importanza. Negli anni ho avuto modo di fare dei passi avanti, capendo in che modo investire i soldi. Se ti rendi conto che il tuo progetto potrebbe funzionare sarà automatico voler investire in un’attrezzatura migliore. Non avendo sponsor ed essendo per scelta lontano da programmi di affiliazione sui vari e-commerce, non ho mai potuto garantire ai miei iscritti un miglioramento costante, ma ho sempre cercato di non pubblicare niente che secondo il mio gusto personale non toccasse alcuni standard qualitativi che ho in mente. Nell’ultimo periodo sto lavorando molto sul montaggio: mi sono affidato a un programma professionale, molto complesso da utilizzare ma altrettanto soddisfacente nei risultati finali. Concepisco il montaggio come uno stile, come un modo visivo che costruisci per veicolare il tuo racconto libresco».

Cosa significa essere un booktuber in termini di guadagno e retribuzione? Vedi in BookTube il tuo futuro lavorativo?

«Oggi guadagni dignitosi vengono raggiunti solo in canali in cui dominano molti commenti e visualizzazioni, indice di un alto numero di iscritti. Ci sono poi diverse modalità di guadagno: dalla pubblicità delle inserzioni video all’affiliazione ai vari e-commerce, dai siti di donazione alla vendita di gadgets o prodotti legati al canale. Nel mio caso si tratta di un guadagno minimo, derivante solo dalla forma delle inserzioni video. Non cerco una retribuzione dal mio pubblico. Ho deciso di ricavare da questa esperienza innanzitutto un lungo e stimolante percorso formativo.Vedo in BookTube più che un futuro lavorativo un’officina di esperienze, un trampolino attraverso il quale avrò imparato qualcosa di più sui libri e il mondo dell’editoria, in cui spero di poter lavorare».

Federica Spera

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