
Con la morte di Mario Ulivi ed Ennio Bazzichi, avvenuta a settembre, si è spenta un’altra parte della memoria viva della strage di Sant’Anna di Stazzema. Con loro se n’è andata una parte viva della memoria storica di quella tragedia che, il 12 agosto 1944, costò la vita a 560 civili, tra cui 130 bambini. La loro voce, fino all’ultimo, ha ricordato l’orrore e l’importanza di non dimenticare.
Il loro addio è arrivato a poco più di un mese dalle celebrazioni per l’81° anniversario della strage, quando istituzioni e cittadini si sono raccolti a Sant’Anna per rendere omaggio alle vittime.
Mario Ulivi ed Ennio Bazzichi
Mario Ulivi si è spento domenica 14 settembre 2025, all’età di 86 anni. Il giorno della strage aveva solo 5 anni: riuscì a salvarsi grazie all’eroismo della sedicenne Milena Barnabò, poi insignita della Medaglia d’oro al merito civile.
Trascinato con altri due bambini al piano superiore della stalla dove i nazifascisti avevano rinchiuso altri civili, sopravvisse alle fucilate e alle bombe a mano fuggendo dal tetto. In quella mattina, però, perse per sempre sua madre e sua sorella.
Ennio Bazzichi, spentosi giovedì 18 settembre, aveva solo 3 anni il giorno del massacro. La sua casa fu incendiata, ma lui riuscì a salvarsi perché abitava nella località di Sennari, risparmiata dalla strage diretta. Divenne uno dei fondatori dell’Associazione Martiri di Sant’Anna, impegnandosi a custodire e trasmettere la memoria.
Le celebrazioni dell’81° anniversario della strage di Sant’Anna di Stazzema
Lo scorso agosto la comunità si è ritrovata per commemorare l’eccidio. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio, il saluto istituzionale è stato portato dal Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, mentre l’orazione ufficiale è stata affidata al sindaco di Genova.
Assente, per il terzo anno consecutivo, un rappresentante del Governo: un’assenza che ha lasciato amarezza e polemiche. Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, il sindaco di Sant’Anna aveva deciso di non invitare ufficialmente il Governo alle cerimonie: «Se vogliono, vengano loro. […] A chi si vanta di tenere in casa i busti del duce farebbe bene a farsi un giro in questi posti» ha detto, rimarcando che nessun esponente dell’esecutivo si è presentato spontaneamente alle celebrazioni.
Il 12 agosto 1944
Secondo l’Atlante delle Stragi Nazifasciste, realizzato dall’Istituto Nazionale Ferruccio Parri e dall’ANPI, in Italia tra il 1943 e il 1945 si contarono 5.894 episodi di violenza contro civili inermi, per un totale di 24.449 vittime.
Questi crimini non furono solo opera della furia dell’occupante nazista: fondamentale fu la collaborazione dei fascisti repubblichini, troppo spesso dimenticata o rimossa.
Sant’Anna era allora un piccolo borgo di montagna quasi irraggiungibile, ma i nazisti vi arrivarono all’alba del 12 agosto 1944, guidati da fascisti locali che conoscevano bene i sentieri. Alcuni testimoni hanno raccontato di aver riconosciuto, tra le urla in tedesco, anche voci in dialetto versiliese.
Il paese, convinto di un rastrellamento per deportazioni, aveva fatto fuggire gli uomini nei boschi. Restarono donne, anziani e bambini. Trascinati in piazza, furono massacrati con le mitragliatrici; i cadaveri, poi, cosparsi di benzina e bruciati.
Un addio che diventa impegno
La scomparsa di Mario Ulivi ed Ennio Bazzichi segna la fine di una generazione di testimoni diretti della strage di Sant’Anna di Stazzema. Le loro voci hanno ricordato per decenni che la memoria non è soltanto un dovere verso le vittime, ma anche uno strumento di difesa della democrazia.
Trasmettere oggi il loro lascito significa continuare a contrastare ogni tentativo di revisionismo e ogni forma di oblio. La memoria della strage non appartiene solo a un borgo della Versilia, ma a tutta l’Italia repubblicana. Ricordare Ulivi e Bazzichi vuol dire difendere i valori di giustizia, libertà e dignità umana su cui si fonda la nostra Costituzione.
Gabriele Bartolini
















































