movimento 5 stelle europee
@Photo Credits: open.online (https://www.open.online/2019/05/27/europee-gli-alleati-di-di-maio-fanno-flop-hanno-conquistato-un-seggio-in-quattro/)

L’esito delle elezioni europee ha lasciato abbastanza sorpresi. Non tanto per il successo – quasi scontato, a dire il vero – di Salvini, né per i deboli segni di vita mostrati dal PD. A far clamore (soprattutto per le proporzioni del risultato) è stato il Movimento 5 Stelle, che non solo è diventato il terzo partito in Italia, ma ha registrato circa la metà dei consensi ricevuti alle ultime Politiche.

La débâcle alle Europee

Dal 4 marzo 2018, infatti, il Movimento 5 stelle è passato da 10,7 milioni di elettori a 4 milioni e mezzo. Facendo due conti, in 448 giorni (fino al 26 maggio 2019), la perdita è stata di 13 mila votanti (praticamente, un paese di medie dimensioni) al giorno. Insomma, se non è un record, poco ci manca.

Ma da cosa è dipesa questa débâcle? Ecco spiegate, in cinque punti, le cause di questo drastico crollo nei consensi di cui le europee sono state specchio. Cinque “stelle”, se vogliamo, in cui il Movimento ha fortemente deluso gli elettori.

1. Dubbi sul Reddito di Cittadinanza

Presentato come il cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, il Reddito di Cittadinanza ha sollevato non pochi dubbi nell’opinione pubblica. Già da prima del 4 marzo, quando si vociferava che qualcuno fosse intenzionato a votare i pentastellati pensando di ottenere il RdC il giorno dopo le elezioni. Quando poi il provvedimento è stato effettivamente attuato, la sorpresa è stata ben più amara: non solo i requisiti per accedervi erano ristrettissimi, ma le stesse modalità di erogazione del reddito hanno raccolto le critiche di chi ambiva a cifre un pochino più alte. Insomma, è vero che qualcosa è meglio di nulla, ma diciamo che ci si aspettava di più da una manovra che, in teoria, avrebbe dovuto ”abolire la povertà”.

2. Gestione caso Diciotti

Probabilmente, la vicenda che più ha spinto milioni di elettori a non rinnovare la loro fiducia nel Movimento alle Europee. Un vero e proprio crocevia, in cui i Cinque Stelle si sono giocati una larga fetta di elettorato, oltre che la loro credibilità. In più, la maldestra gestione dell’episodio ha spalancato le porte al trionfo di Salvini, che nell’occasione ha sancito il suo peso determinante nell’esecutivo. La scelta di salvare l’alleato di governo – mascherata, peraltro, da una contestatissima votazione sulla piattaforma Rousseau – è stata dunque fatale per Di Maio e i suoi.

3. Perdita dei propri valori

Questa motivazione può essere considerata una conseguenza, ma anche una causa della precedente. L’atteggiamento tenuto dai grillini durante il governo ha deluso sia chi li ha votati, sia chi ne fa parte. Tant’è vero che questo concetto è stato sottolineato anche da una delle personalità di spicco del Movimento, Roberto Fico, il quale ha affermato di non riconoscere più i valori e i principi del Movimento.

Di sicuro, i Cinque Stelle degli ultimi mesi non sono più il movimento del Vaffa Day e difficilmente – almeno in questa legislatura – torneranno ad essere considerati tali. Si veda, come ultimo esempio, il 2,3% ottenuto alle Europee da Europa Verde, che, sebbene non avrebbe ribaltato la situazione se fosse andato ai grillini, dimostra come questi non siano più visti come il principale partito ambientalista d’Italia.

4. Posizioni poco chiare su temi chiave

Il Movimento 5 Stelle si è sempre presentato come ”né di destra, né di sinistra” e questo ha fatto sì che i consensi elettorali provenissero da ogni direzione politica. Ci sono tematiche, però, in cui non conta tanto l’ideologia cui ci si attiene, quanto l’idea che si ha. Su alcuni argomenti (si vedano, ad esempio, l’immigrazione o la legittima difesa), i pentastellati hanno, di fatto, appoggiato la linea-Salvini, riuscendo nell’impresa di sembrare la stampella della Lega. Ciò non cancella comunque i meriti dei grillini, che qualche buon provvedimento l’hanno pur portato a casa. Solo che, non opponendosi a quello che ritengono sbagliato (sempre che ci sia), corrono il serio rischio di sembrare ”sia di destra, che di sinistra”, con la naturale conseguenza di vedersi risucchiare i voti da chi delle idee – seppur sbagliate – ce le ha. E i Cinque Stelle, pertanto, hanno pagato questo atteggiamento alle Europee.

5. Sconfitta sul piano della comunicazione

Sembra strano dirlo, ma il movimento delle dirette streaming ha perso il derby contro il partito dei selfie col cibo. Non che ci dispiaccia scorrere la home e trovare, tra un post e l’altro, la foto di un piatto di pasta o di un panino. Va detto, però, che i Cinque Stelle sono stati nettamente sconfitti sul piano della comunicazione. Il fatto di aver ridotto il contatto coi territori ha, infine, dato l’idea di un partito ormai “istituzionalizzato”, lontano dalla realtà e incapace di stabilire un contatto (se non tramite Rousseau) con i cittadini.

Va da sé che una strategia comunicativa come quella di Salvini non poteva non prendere il sopravvento, poiché in grado – almeno in apparenza – di intercettare i bisogni della gente e di risultare vicina al popolo. Proprio per questo, molti sostenitori del Movimento 5 stelle hanno lamentato l’assenza di un “Di Battista”, qualcuno capace di reggere il confronto con i toni del leader leghista. Infatti, il recente riavvicinamento dell’ex parlamentare sembra una mossa che va proprio in questa direzione.

Dopo le Europee, si apre un nuovo capitolo per i Cinque Stelle…

Preso atto dei risultati, i grillini non possono far altro che rimboccarsi le maniche e ripartire. Sebbene in posizione di virtuale minoranza, si trovano ancora al governo, ma ora non gli è più concesso sbagliare. Se proprio si deve cercare una “speranza” cui aggrapparsi, questa potrebbe essere la scarsa affluenza alle urne il 26 maggio. I voti dei pentastellati alle ultime Politiche, infatti, sono confluiti solo in parte nella Lega e nel PD: molti elettori, probabilmente disillusi, hanno scelto di astenersi alle Europee, causando il rimescolamento delle percentuali. L’obiettivo, perciò, è riaccendere le speranze dell’elettorato, ritrovare sé stessi e bloccare il lento processo di trasformazione da Movimento a “Mo Vi Mento“.

Ad ogni modo, tutto passa attraverso una scelta fondamentale: rimanere al governo (con Salvini che, verosimilmente, continuerà a sottrargli voti) e accettare la nuova leadership della Lega, o far saltare il banco – con i rischi del caso – e tentare di ricucire lo strappo con i cittadini.

Samuel Giuliani

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