Memorie Simone
Fonte: https://www.greenme.it/vivere/costume-e-societa/simone-de-beauvoir/

“Memorie d’una ragazza perbene” e “L’età forte” sono i due volumi autobiografici in cui Simone de Beauvoir si racconta. La scrittrice francese propone ai suoi lettori non solo squarci della sua vita, ma anche dei caratteristici scorci della sua contemporaneità che, da sfondo e palcoscenico della sua crescita, interagiscono fino a rubarle la scena e la voce.
La penna di Simone è gentile e suadente, il risultato di un meticoloso brigantaggio di romanzi e di opere teatrali che hanno nutrito la sua bulimica curiosità. La sua autobiografia ci racconta la maturazione di un’anima gentile assetata del mondo, sottoposta a un lavoro sistematico di perfezionamento e di affinamento. La materia narrativa è la vita che Simone scruta e immagazzina ogni giorno, ogni dettaglio che riesce a carpire e a far suo di quella totalità che, violenta, risucchia a morsi la sua libertà.

In Memorie, Simone descrive i suoi primi anni come quelli di una bambina ordinata e felice, senza alcun tipo di trauma, cresciuta da un padre che la spingeva alla conoscenza, all’arte e a una visione complessa del mondo.
«Un racconto era un bell’oggetto che bastava a se stesso, come uno spettacolo di marionette o una figura; ero sensibile alla necessità di quelle costruzioni che avevano un principio, uno svolgimento e una fine, in cui le parole e la frasi brillano di luce propria come i colori di un quadro.» L’opera scritta le dava la possibilità di articolare la sua educazione sentimentale e la sua empatia, permettendole di crearsi una propria identità ben strutturata. Simone è però pur sempre una ragazzina cresciuta nell’alta borghesia francese conservatrice e bigotta e in una famiglia particolarmente devota che l’ha educata con i solidi e inscalfibili valori della religione cristiana. La severità della sua routine l’ha indotta alla continua ricerca di punti fermi a cui aggrapparsi: «Avevo bisogno di essere incasellata entro i confini il cui rigore giustificava la mia esistenza. Me ne rendevo conto, poiché temevo i cambiamenti» scrive nelle sue memorie.

La sua formazione scolastica, le sue letture, il suo non stancarsi mai di imparare hanno spinto Simone de Beauvoir ad emanciparsi dal suo nucleo familiare e dalle sue amicizie: scopre di nutrire dubbi particolarmente consistenti sulla sua fede in Dio, vuole fare carriera e vuole raccontare se stessa e il suo mondo con la scrittura. Memorie d’una ragazza perbene ha delle importanti sezioni metaletterarie in cui ci vengono presentate tutte le difficoltà che lei, come autrice, ha incontrato per mettere a punto il suo personale stile. Simone inizialmente si reputa una scrittrice quasi mediocre e si impegna sperimentando continuamente con trame e materiale letterario e linguistico differente. Il suo personale level up riuscirà ad ottenerlo quando inizierà a frequentare l’Università e interagirà con i circoli letterari. Fondamentale è il suo contatto con quelli che saranno gli esponenti più significativi del dialogo filosofico novecentesco, conoscenze che le hanno permesso di mettere in discussione ogni cosa e di azzardare i suoi primi passi verso il femminismo. Qui incontrerà anche Jean-Paul Sartre, un uomo non convenzionale ma del tutto sincero che le farà aprire gli occhi sulle menzogne che si raccontava su tutto ciò che riguardava la sua vita amorosa. «Il fatto è che avevo fatta una cocente scoperta: la bella storia che era la mia vita, diventava falsa man mano che me la raccontavo[..] Era il mio sogno che era falso, non Jacques» confessa Simone a se stessa, riferendosi all’uomo che credeva di amare.

Le memorie di Simone de Beauvoir si intessono con quelle della sua migliore amica, Zazà. Le due ragazze affrontano la vita in modo diverso: Zazà non riesce a far valere i suoi principi, cerca di accontentare tutti coloro che le sono intorno e cresce con i tasselli che le vengono a forza incastrati dalla madre. Con il suo personale filtro i lettori riescono a immergersi ancor meglio nel contesto storico, nei freni che la società imponeva a una ragazza, al coraggio e agli sforzi che servivano per far valere la propria voce.

La Storia fa capolino e ruba la scena dei personaggi che compongono l’ autobiografia di Simone soprattutto in L’età forte. Lo sguardo dell’autrice è molto più articolato rispetto a Memorie, non si concentra più solo sui suoi affetti e sul suo nucleo familiare, ma si apre a ventaglio, curioso di capire cosa accade al di fuori della sua confort zone. Spinta dalla rapida evoluzione politica, Simone ragiona sulla condizione mortale dell’uomo, sulla sua essenza fatta di luci e di ombre, da lei raccolte in brevi istanti che esauriva in convulsioni e lacrime: solo così, a sua detta, riusciva «a conservarsi dei cieli di una limpidezza interrotta». Questo è il periodo in cui la voce di Hitler si propaga e giunge anche nella sua Parigi, mentre Sartre era già impegnato militarmente. Seppur da una posizione inizialmente privilegiata, Simone si interroga sul significato della guerra, sull’azione umana e sul futuro che attenderà tutti noi: «Viviamo un momento strano. Nessuno può accettare la pace di Hitler; ma che razza di guerra faremo? Che significa, esattamente, la parola guerra? Un mese fa, quando era stampata a grosse lettere sui giornali, era un orrore informe, qualcosa di confuso ma di solido. Adesso non è più nulla. Mi sento rilassata e vaga, aspetto non so nemmeno io cosa. Sembra che tutti aspettino. D’altronde, è proprio questo che colpisce soprattutto, nei libri di Pierrefeu, nella storia della guerra del ’14: è un’attesa di quattro anni, intramezzata da massacri completamente inutili; si direbbe che chi lavora è il tempo, ed esso solo.»

Alessia Sicuro

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Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

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