Gay Pride, Romapride, LGBT
Gay Pride, Romapride, LGBT

Il Gay Pride torna a colorare per la venticinquesima volta le strade dalla Capitale e in questo momento storico più che mai offre interessanti spunti per riflettere sulle carenze legislative del nostro sistema. Questo Roma Pride, differentemente dalle scorse edizioni, si trova davanti un clima differente, meno tollerante che mai. Gli attivisti LGBT utilizzeranno le parate non solo per commemorare i moti di Stonewall ma anche per far passare il loro messaggio di tolleranza e di rivendicazione dei diritti.

Gay Pride e diritti LGBT

Il Gay Pride celebra le rivolte di Stonewall, bar gay nel distretto di New York, dove nel 1969 i membri delle comunità LGBT statunitensi iniziarono una vera e propria rivolta per rivendicare i propri diritti civili. L’evento dunque non deve essere visto come momento di mera festa ma anche come divulgatore di idee di equità e giustizia sociale. Il Roma Pride, essendo ospitato nella città più popolosa di Italia, può essere una forte cassa di risonanza per colmare le enorme lacune del nostro sistema legislativo e per mobilitare nuovamente l’azione legislativa ormai arenatasi da tre anni.

La legge Cirinnà

Era il 5 giugno del 2016 ed in Italia entrava in vigore la legge sulle unioni civili. Questa legge è stata sicuramente un passo importantissimo per le comunità LGBT poiché prima di questa non era concesso alcun diritto civile alle coppie di fatto, ovvero quelle persone dello stesso sesso che seppure legate sentimentalmente e conviventi non avevano la possibilità di ottenere riconoscimenti legali reciproci. Questa legge ha così regolamentato in maniera abbastanza dettagliata l’istituzione delle unioni civili descrivendo diritti e doveri reciproci: si passa dall’obbligo di sostegno morale reciproco alla successione ereditaria fino alla scelta del cognome e della residenza.

I dati sulle unioni civili

In Italia i numeri per le unioni civili non sono da capo giro: questo istituto si concentra soprattutto tra Nord e Centro Italia con Roma, Milano, Torino e Bologna a fare da padrone. Sono solo 6712 le coppie civilmente unite nel nostro paese ma questo non deve essere interpretato come un segno di sconfitta in quanto nel nostro paese prevale ancora una forte paura di uscire allo scoperto e un forte pregiudizio nei confronti delle persone appartenenti alla comunità LGBT.

A renderlo noto è l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che pone il nostro paese tra i meno gayfriendly del mondo. Il Roma Pride e il Gay Pride possono fare un grande lavoro con le loro manifestazioni per far breccia e per accattivarsi la simpatia dei cittadini e far smuovere il nostro paese in questa classifica impietosa.

Le carenze della legge sulle unioni civili

Ovviamente questa legge ha segnato un deciso passo in avanti per il nostro ordinamento e sebbene le coppie abbiano potuto iniziare a godere di alcuni diritti civili, altri sono stati esclusi dalla legge e lo sono tutt’ora.

La possibilità di adottare il figlio del proprio partner, ovvero la cosiddetta stepchild adoption, poi è il caso più eclatante di questi poiché è ancora precluso alle coppie omosessuali e per questo potrebbe essere motivo di protesta durante i Gay Pride di questo mese. La stepchild adoption infatti è negata a patto di alcune eccezioni che si sono verificate nella nostra penisola: i Tribunali italiani e le Corti d’Appello hanno, infatti, in più casi riconosciuto l’adozione del figlio del partner, perché i giudici tendono sempre a preporre gli interessi del minore.

Le adozioni negli altri Stati europei

Ciò che potrebbe alimentare le speranze dei partecipanti del Romapride e di tutta la comunità LGBT è la legislazione in materia di adozioni del resto d’Europa: i nostri vicini di casa infatti nella maggior parte dei casi consentono l’adozione a coppie dello stesso sesso.

Tra questi stati troviamo Spagna, Francia, Germania e Regno unito accompagnati da altri 22 pesi di cui la maggior parte europei. La speranza è che le leggi dei nostri vicini influenzino quelle nostrane anche se in questo periodo non sembra la deduzione più semplice e possibile.

La legge nostrana andrebbe cambiata per due semplici motivi: anzitutto l’ultima legge organica sulle adozioni risale al 4 maggio 1983 (n.184) e dunque andrebbe aggiornata per conformarsi ai nuovi costumi e poi anche in ragione degli innumerevoli studi svolti che contraddicono le teorie oscurantiste secondo il quale un bambino cresciuto in una coppia LGBT sarebbe esposto a danni psico-attitudinali.

Le leggi antidiscriminatorie come messaggio dei Gay Pride

Questo Roma Pride, così come tutti gli altri Gay Pride che si svolgeranno nel corso di questo mese, punta anche alla mobilitazione per avere una regolamentazione esaustiva sulle leggi antidiscriminatorie.

Nella nostra Costituzione c’è un forte richiamo che vieta in maniera assoluta la discriminazione “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art.3). Se si guarda al diritto internazionale lo stesso viene fatto anche dalla Dichiarazione universale per i diritti dell’uomo. Ma oltre questi due richiami i nostro legislatori nel corso degli anni non hanno provveduto ad una seria regolamentazione cadendo più volte in fallo.

Le discriminazioni passate e la movimentazione del Gay Pride

La Legge n.205 del 1993 è probabilmente una delle più contestate dalle comunità LGBT del nostro paese. Questa legge infatti assicura la protezione dalle discriminazioni etniche, religiosi e nazionali. Dopo un lungo dibattito un parlamento furono escluse le discriminazioni per l’orientamento sessuale.

Altra legge scandalosa e fortunatamente parzialmente abolita per mano dell’Unione Europea è il Decreto-Legislativo n.216 del 2003 che recepiva una direttiva europea ma ne cambiava il significato: infatti il contenuto decreto vietava le discriminazione per orientamento sessuale sul luogo di lavoro ma fatta eccezione per le forze armate ed alcune forze di polizia e civili.

L’Europa dal 2007 si scaglia contro ogni tipo di discriminazione nei confronti della comunità LGBT ma nonostante la movimentazione annuale del Gay Pride il nostro paese è tra i pochi in Europa a non aver ancora regolamentato in maniera esaustiva la disciplina antidiscriminatoria.

Le iniziative pro LGBT

Per fortuna in Italia c’è chi riesce sempre a trasmettere civiltà e solidarietà attraverso piccoli e grandi gesti: in primo luogo vanno citati i giudici che hanno reso possibile almeno in piccolissima parte alcune fattispecie di adozioni.

Nota di merito anche per la sindaca di Torino Chiara Appendino che, discostandosi dalla noncuranza e dal menefreghismo del governo e del suo partito, partecipa ai Gay Pride ed è molto attiva nella promozione dei diritti LGBT. La Regione Toscana è forse la più avanzata in questa materia in quanto il 10 novembre del 2004 ha approvato una legge che vieta le discriminazioni per orientamento sessuale ed identità di genere.

L’Italia inoltre è stato recentemente sanzionata persino dalla CEDU (Corte europea diritti umani) in merito alle unioni civili svoltesi all’estero nel periodo antecedente al 2016. Ma i Gay Pride di questo mese e il Roma Pride si svolgono nel momento meno facile per i diritti civli nel nostro paese e probabilmente non cambierà nulla, come da tre anni a questa parte.

Il nostro attuale governo anziché mettersi al passo con gli altri Stati europei e rispondere alle suddette sanzioni ha appoggiato iniziative, come il Family Day, che vanno contro in maniera assoluta e fortemente discriminatoria contro le comunità LGBT e i loro diritti civili.

Per vincere questa lotta per la civilizzazione la comunità LGBT ha bisogno di tutti coloro che credono fermamente nella libertà individuale di scelta e nel riconoscimento dei diritti civili per tutti i cittadini, con l’augurio che il Romapride e poi i Gay Pride in scena prossimamente aiuteranno la popolazione a riflettere e ad avvicinarsi a queste tematiche ormai molto sviluppate in quasi tutti gli stati civili del mondo.

Alessandro Leuci

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