diritti civili

Iniziamo dal principio: cosa sono i diritti civili?

«Diritti di cui godono tutti i cittadini di uno Stato in quanto tali. Sono i diritti riconosciuti dall’ordinamento giuridico come fondamentali, inviolabili e irrinunciabili (dunque non suscettibili di compressione da parte dello Stato), i quali assicurano all’individuo la possibilità di realizzare pienamente sé stesso. […]»

Dizionario della Storia Treccani, voce “diritti civili”

Nel corso degli anni la categoria ha inglobato sempre più fattispecie: dalla libertà di pensiero e di espressione si è giunti alla libertà di autodeterminarsi a trecentosessanta gradi. Un’autodeterminazione che, abbracciando ogni cittadino, rievoca anche il principio di uguaglianza garantito dall’articolo 3 della Costituzione italiana, che esclude discriminazioni «di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

Il fatto che un tale principio intriso di rispetto reciproco e solidarietà sia stato pensato a ridosso della fine della seconda guerra mondiale, quindi del 1945, dà la misura di quanto l’Italia odierna, intrappolata in trame di intolleranza, debba porsi più di una domanda.

I diritti civili sono pericolosi solo se assenti

Al governo del cambiamento molte battaglie portate avanti in nome dei diritti civili non sembrano piacere: l’eutanasia, il rafforzamento del reato di tortura, la legalizzazione delle droghe, la stepchild adoption, la garanzia di applicazione della legge sull’aborto sono tutte realtà che paiono cozzare con gli interessi del governo Lega-5S – nonché assenti nel celebre contratto di governo.

Eppure, un individuo in grado di realizzare pienamente se stesso nel rispetto del prossimo è un individuo libero che abita una società civile.
E se per alcuni diritti civili esistono questioni bioetiche – che troppo spesso diventano impropriamente a carattere religioso –, per altri non dovrebbe esserci alcuna discussione: o perché c’è già stata e ha già avuto il suo esito o perché non c’è nulla di cui discutere.

Il reato di tortura

Il reato di tortura, ad esempio, appartiene all’ultima schiera: non c’è nulla di cui discutere. Certezza deducibile dalla Costituzione stessa, che in più di un’occasione sottolinea che mai, in nessun caso, è lecito ricorrere alla violenza.

«È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.»

articolo 13, comma 4

«Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.»

articolo 27, comma 3

Ciò nonostante, a riaccendere i riflettori sul reato di tortura introdotto dalla precedente legislatura non è stato il proposito di perfezionare la fattispecie, bensì quello di abrogarla. Più che discusso l’intervento della Meloni a proposito e la presentazione alla Camera della proposta di leggeAbrogazione degli articoli 613-bis e 613-ter del codice penale, in materia di tortura e istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura, e introduzione di una circostanza aggravante comune per i pubblici ufficiali”.

La proposta di legge, che chiede l’abrogazione degli articoli introdotti evidenziandone le lacune, opta per l’introduzione di aggravanti, scartando la strada già percorsa di articoli specifici tesi a identificare il reato – arrivando in tal modo a depotenziarlo a priori: si è in presenza di un’aggravante, non di un reato specifico.

Le unioni civili

A riguardo, il dibattito interno al governo non sembra essere lineare. Le recenti dichiarazioni del ministro Fontana hanno sollevato la contrarietà dell’ala a cinque stelle, al punto tale che Di Maio ha sottolineato che le posizioni sui diritti civili di Lega e 5S sono diverse e che pertanto rappresentano questioni estranee al contratto di governo e alla legislatura.

Tuttavia, estranee o meno, la linea tracciata dal Ministro della Famiglia è netta: «il diritto di famiglia non può tenere in conto il riconoscimento di genitorialità di bimbi concepiti all’estero da coppie dello stesso sesso, tramite pratiche vietate come la maternità surrogata o l’eterologa, non consentita a coppie omosessuali». Una posizione che evidenzia anche la chiusura – ribadita da Salvini – ad aprire un dibattito costruttivo sulle tecniche di procreazione assistita ad oggi vietate in Italia.

E, ancora, una posizione che non sembra tutelare i bambini, per i quali sarebbe auspicabile non solo il riconoscimento in grado di dar loro una famiglia e una posizione nella società, ma anche la garanzia di non essere discriminati perché cresciuti da una coppia “non tradizionale”.

Dopotutto, i bambini cresciuti da coppie dello stesso sesso sono sì esposti a difficoltà, ma la causa è da rintracciare nella società che ancora educa alla cultura del “diverso da me ossia anormale”. Una cultura, questa, estendibile a qualsiasi altra realtà: dallo straniero all’ateo, dal praticante una religione diversa alla donna che sceglie di abortire, dall’elettore di un partito diverso al vegano, dal nerd al soggetto affetto da un disturbo psichico.

La discriminazione è come la fiera dantesca, che «ha natura sì malvagia e ria, che mai non empie la bramosa voglia e dopo ´l pasto ha più fame che pria».

L’aborto

Rientra nella schiera delle questioni già risolte il diritto a ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza – l’aborto – e in quanto tale non dovrebbe essere messa in discussione.

Ciò nonostante, anziché porre il problema dell’elevato tasso di obiettori di coscienza, è probabile che si porrà il problema di rafforzare quelle realtà tese a dissuadere la donna dal ricorso all’IVG – dimenticando che l’aborto non è mai la scelta più facile, ma quella più sofferta.

Le questioni bioetiche (che non sono religiose)

Eutanasia, legalizzazione delle droghe, maternità surrogata sono poi le questioni irrisolte che chiamano in causa anche la sfera bioetica.

Tuttavia, sul piano politico il dibattito appare piuttosto sterile e condizionato da una realtà che appare più cattolica che etica: non si dibatte, ad esempio, cosa realmente implichi ricorrere all’eutanasia e quali libertà e pericoli chiami in causa, si bolla semplicemente come amorale e lo si accantona in nome di un diritto alla vita privo di reali contenuti.

I diritti civili sono il vero cambiamento

I diritti civili non dovrebbero preoccupare nessuno, perché nella libertà di scelta, nella tutela del singolo e nell’autodeterminazione non c’è alcun pericolo. Il giudizio altrui e la convinzione di essere in possesso di una verità universalmente valida sono invece problematici, e lo sono al pari la discriminazione e l’abitudine a usare un linguaggio d’odio che insulta il pensiero contrario e non è disponibile al confronto.

Va da sé che la chiusura dogmatica sia anche la più semplice: confrontarsi implica l’obbligo di motivare la propria idea e di ascoltare e comprendere quella altrui.

Il confronto nutre la libertà di pensiero

L’assenza di confronto ostracizza la libertà di pensiero e con essa la possibilità che la cittadinanza costruisca delle idee consapevoli sui diritti civili concessi e negati.

Difatti, tutelare e preservare la libertà di pensiero significa tutelare le circostanze che consentono a una persona di riflettere, analizzare e formare il proprio pensiero su una qualsiasi questione in totale libertà e senza condizionamenti di sorta.

Ne consegue che un contesto che fa uso continuo di toni propagandistici, tesi tra l’altro a sminuire o colpevolizzare quello identificato come “nemico” (ossia il diverso da sé), non può essere un contesto entro cui risulta esercitabile la libertà di pensiero, che anzi ne esce mortificata in favore di un pensiero unico e fortemente condizionato.

Il cittadino che per i più svariati motivi pecca in pensiero e analisi critici si ritroverà a essere succube di questa realtà filtrata, dimentico dei problemi più pressanti e astioso verso quei problemi che ne intaccano il quotidiano in maniera sfocata o per nulla.

La libertà di pensiero così intaccata si configura come il terreno fertile per instillare giudizi di valore sui diritti civili, che qualora siano volti a tutelare o riconoscere fattispecie giudicate in maniera negativa vengono identificati come immeritevoli di attenzione o un attacco a uno sfocato complesso di valori.

Rosa Ciglio