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fonte:https://www.facebook.com/eyurossman

«Il femminismo come forza politica non può stare dalla parte della guerra, in particolare una guerra di occupazione».
È in questo modo che le femministe russe prendono parte alla resistenza contro la guerra in Ucraina, al fianco dei numerosi movimenti sociali e politici che da giorni invadono le piazze di diverse città del mondo. Con un testo carico di valore politico, simbolo dell’impegno sociale contro la guerra, le femministe russe sottolineano la necessità e l’importanza di una presa di posizione del movimento, identificandosi come una vera e propria “resistenza femminista contro la guerra”.

Il manifesto delle femministe russe

Di seguito, alcuni passi del manifesto delle femministe russe tradotto in italiano da Non Una di Meno Trieste:

«Il 24 febbraio, intorno alle 5:30 ora di Mosca, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato un’“operazione speciale” sul territorio dell’Ucraina al fine di “denazificare” e “smilitarizzare” il Paese. Questa operazione era in preparazione da tempo. Da mesi le truppe russe si muovevano lungo il confine con l’Ucraina. Nel frattempo, le autorità del nostro Paese negavano ogni possibilità di attacco militare. Ma ora è evidente che stavano mentendo».

[…]

«Crediamo che la Russia e il suo presidente non siano ora e non siano mai stati preoccupati per il destino delle persone a Luhansk e Donetsk, mentre il riconoscimento delle repubbliche dopo otto anni è stato solo un pretesto per un’invasione dell’Ucraina mascherata da fini di liberazione.

Il femminismo come forza politica non può stare dalla parte della guerra, in particolare una guerra di occupazione. Il femminismo lotta per lo sviluppo della società, per il supporto a chi si trova in condizione di vulnerabilità, per la moltiplicazione di opportunità e prospettive, nonché perché ci sia meno violenza e perché le persone coesistano in pace tra loro.

Guerra significa violenza, povertà, migrazione forzata, vite spezzate, insicurezza e mancanza di prospettive future. La guerra esacerba la disuguaglianza di genere e può danneggiare le conquiste raggiunte nel corso di molti anni nel campo dei diritti umani. La guerra porta con sé non solo la violenza fisica, ma anche quella sessuale: come dimostra la storia, durante la guerra il rischio di essere stuprata aumenta di molto per qualsiasi donna. Per questi e molti altri motivi, le femministe russe e coloro che condividono una visione femminista devono prendere una posizione forte contro questa guerra scatenata dalla leadership del nostro Paese.

La guerra in corso, come dimostra il discorso di Putin, viene combattuta all’insegna dei “valori tradizionali” sostenuti dagli ideologi del governo, valori che la Russia pare aver deciso di promuovere in tutto il mondo come una sorta di missione, usando la violenza contro coloro che rifiutano di accettarli o che esprimano altri punti di vista. Chiunque sia capace di pensiero critico comprende bene che questi “valori tradizionali” includono lo sfruttamento delle donne e la lotta contro coloro il cui stile di vita, auto-identificazione e attività escono dai limiti dei ristretti canoni patriarcali».

Individuando nella guerra, radice antitetica ai valori e ideali del movimento, le femministe russe rivendicano apertamente una posizione avversa, in un contesto ostile nei confronti di tutto quello che non è conforme. La narrazione servita dall’alto di una realtà costruita a tavolino viene messa in discussione e contestata. Allo stesso modo, le visioni sociali dominanti e imposte vengono depotenziate e smembrate, in virtù di principi che condannano qualsiasi forma di violenza e sopraffazione e riconoscono nella guerra uno degli strumenti privilegiati per perpetuarli. In un contesto sociale simile, schierarsi diventa doveroso, ma ancor più ostacolato.
Il movimento femminista russo in questi anni ha vissuto nell’ombra: percepito dal governo di Putin come incapace di azione politica concreta, è sfuggito alle persecuzioni solo perché sottovalutato. Ma la sfiducia del governo russo ha portato i suoi vantaggi, garantendo la possibilità alle femministe russe di rivendicare uno spazio d’azione politica. Attualmente, i gruppi femministi attivi in Russia sono quasi 50, uniti in un unico fronte contro la guerra in Ucraina, pronti a trasformare forza sociale acquisita in questi anni in azione concreta.

L’appello alle femministe di tutto il mondo

«Chiediamo ai gruppi femministi russi e alle singole femministe di unirsi alla Resistenza femminista contro la guerra e unire le forze per opporsi attivamente alla guerra e al governo che l’ha iniziata. Siamo tante e insieme potremo fare molto: negli ultimi dieci anni, il movimento femminista ha acquisito un’enorme potenza mediatica e culturale. È tempo di trasformarla in potere politico.
Siamo l’opposizione alla guerra, al patriarcato, all’autoritarismo e al militarismo. Siamo il futuro, e vinceremo».

Custodendo la consapevolezza del potere sovversivo del femminismo, nella parte finale del manifesto, le femministe russe si rivolgono alle femministe di tutto il mondo. E’ necessario prendere parte attiva alla resistenza femminista, manifestando dissenso nei confronti di Putin e del suo governo. Riempire piazze e città come corpo collettivo che si oppone, una rivolta che sia offline e online, usando gli hashtag #FeministAntiWarResistance e #FeministsAgainstWar e promuovendo un’informazione attendibile che denunci senza mezzi termini soprusi e violenze ai danni del popolo ucraino.

Giuseppina Pirozzi

Se potessi, scriverei per sempre senza fermarmi neanche un istante. Ogni momento è perduto nel fluire continuo e incessante dell’esistenza, se non è cristallizzato dall’inchiostro alleato sul quel foglio innocente che accoglie le speranze e i sogni mancati, ed io forse ho perso un bel po’ di cose da quando son nata, ma la penna è la mia spada e il foglio è il mio scudo, insieme le mie battaglie le abbiam vinte tutte. Mi chiamo Giusy e ho 21 anni, amo la letteratura, la poesia, la primavera e i sorrisi degli sconosciuti che ti colorano le giornate un po’ grigie.

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