Denaro e Linguaggio: la natura e la sublimazione del Nulla
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«Oro? Oro giallo, fiammeggiante, prezioso? No, o Dei, non sono un vostro vano adoratore. Radici, chiedo ai limpidi cieli. Ce n’è abbastanza per far nero il bianco, brutto il bello, ingiusto il giusto, volgare il nobile, vecchio il giovane, codardo il coraggioso.  Esso allontana i sacerdoti dagli altari, strappa di sotto al capo del forte il guanciale. Questo giallo schiavo unisce e infrange le fedi; benedice i maledetti; rende gradita l’orrida lebbra; onora i ladri e dà loro titoli, riverenze, lode nel consesso dei senator; è désso che fa risposare la vedova afflitta.[…] Onnipotenza del denaro, mediatore universale tra il bisogno e l’oggetto. Avanti, o dannato metallo, tu prostituta comune dell’umanità, che rechi la discordia tra i popoli». (W. Shakespeare, Timone d’Atene)

Il denaro possiede una natura proteiforme e altamente mutevole. Al tempo stesso è molteplici cose: un rapporto sociale, più precisamente un forma di potere, un mezzo di scambio, la cui caratteristica preminente è quella di attraversare il tempo e lo spazio. Il denaro è un linguaggio che consente d’attribuire una quantità universalmente comparabile a qualsiasi oggetto o processo materiale o immateriale che sia. Il 15 agosto del 1971 il governo americano, sotto la presidenza Nixon, dichiarò che la convertibilità del dollaro in oro era sospesa (Gold Exchange Standard). Fu la fine di un sistema che vincolava il valore del denaro a una base aurea. Quindi il denaro s’era svuotato di ogni valore che non fosse puramente autoreferenziale. Il processo di smaterializzazione della moneta era giunto a pieno compimento: il denaro è un credito che si fonda esclusivamente su se stesso e il suo valore non corrisponde altro che a se stesso. Con la distruzione del principio di convertibilità s’è avuta la cristallizzazione della fede nel denaro. Infatti questa fede nella forma-denaro e nel credito fiduciario, s’emancipa da ogni referente esterno, cancella il suo nesso idolatrico con l’oro e s’afferma nella sua assolutezza e immaterialità. Il potere nell’ambito umano ha un’ineluttabile tendenza a esser transitorio, nel caso del denaro esso si coagula divenendo sostanza permanente.

Vi è una somiglianza evidente tra linguaggio e denaro, in virtù dell’irrilevanza del loro doveressere materiale. L’ammontare di una somma di denaro è del tutto indipendente dal fatto d’esser costituita da banconote o da una cambiale; così il significato di una parola non muta che sia stampata o scritta a mano. Dunque un linguaggio è un sistema di segni con due precipue caratteristiche: ogni segno si riferisce a un oggetto o a più oggetti, processi ecc. (sistema semantico); ogni segno ha una relazione con ogni altro segno definita da regole stabilite (sistema sintattico).

Sotto il profilo semantico, il denaro, come il linguaggio che ha la capacità di dare un nome a ogni cosa, può dare un prezzo a qualsiasi cosa. Sotto il profilo sintattico il denaro è costituito dalle regole contabili, come le regole grammaticali, stabiliscono i rapporti di credito e debito, avanzo e disavanzo. Quindi come il denaro si riferisce alle cose costituendole come merci, rendendole commerciali, così il linguaggio si riferisce alle cose rendendole comunicabili. Ciò che permetteva al denaro di svolgere la sua funzione d’equivalente universale del valore di tutte le merci era la sua relazione con l’oro (nesso aureo), così ciò che garantisce la capacità comunicativa del linguaggio è l’intenzione di significare in riferimento alla cosa (nesso denotativo). Il significato garantisce la funzione comunicante della lingua; l’oro assicura la capacità del denaro di scambiarsi universalmente.

Dal momento in cui si compie la nullificazione del rapporto linguaggiomondo e del denarooro, s’estirpa l’equilibrio logico: il denaro, misuratore di merci, senza il medio (oro) che rende possibile lo scambio, diviene esso stesso merce; allo stesso modo il linguaggio, che rende comunicabili le cose, senza il medio (mondo) diviene esso stesso una cosa. Separato dalle cose il linguaggio comunica nulla e celebra il suo effimero trionfo sul mondo. Il denaro distaccato dall’oro, esibisce il proprio nulla come misura e come merce assoluta.

Il linguaggio è il valore spettacolare supremo, perché rivela il nulla di tutte le cose. Il denaro è la merce suprema, perché mostra la nullità di tutte le merci.

Il denaro è un prodotto la cui quantità disponibile all’economia è determinata dai suoi fabbricanti, che sono principalmente banche e banche centrali. Un primo effetto perverso della creazione di denaro per mezzo del debito e di nuovi strumenti finanziari, si manifesta nell’indeterminatezza quantitativa della massa monetaria globale circolante. La civiltàmondo contemporanea è immersa in un fiume di denaro liquido la cui portata, velocità della corrente, larghezza, profondità e sorgente non sono censite né regolate da autorità alcuna. La sregolatezza fraudolenta e irrazionale è il principio cardine del capitalismo finanziario.

Il commercio di denaro fine a se stesso e separato da qualsivoglia finalità produttiva e la commercializzazione del debito sono l’emblema della speculazione finanziaria assoluta. Il 40% degli attivi finanziari del mondo (240 trilioni di dollari), denaro che a ogni istante è atto a passare dallo stato liquido a quello illiquido, vengono impiegati unicamente a fini speculativi. Creando denaro si è favorita la concentrazione di capitali e attivi finanziari in un numero ristretto di società finanziarie, una monopolizzazione estrema. Il feticcio più completo è il capitale generatore d’interesse, ogni traccia d’origine del capitale è polverizzata e ogni rapporto sociale rientra nell’autoreferenzialità del rapporto del denaro con se stesso. Si giunge alla distorta percezione in cui il plusvalore diviene avulso dal processo lavorativo e di conseguenza si cancella ipso facto il reale sfruttamento dei salariati per opera dei pochi possessori di capitali.

Si ha, dunque, la mistificante formula economica: Denaro genera Denaro.

Scrive  K. Marx:

«Poiché il denaro, in quanto concetto esistente e attuale del valore, confonde e scambia tutte le cose, esso costituisce la generale confusione e inversione di ogni cosa, dunque il mondo sovvertito, la confusione e inversione di tutte le qualità naturali e umane. […] Il denaro, questa astrazione vuota ed estraniata della proprietà, è stato fatto signore del mondo. L’uomo ha cessato di essere schiavo dell’uomo ed è diventato schiavo della cosa; il capovolgimento dei rapporti umani è compiuto; la servitù del moderno mondo di trafficanti, la venalità giunta a perfezione e divenuta universale è più disumana e più comprensiva della servitù della gleba dell’era feudale; la prostituzione è più immorale, più bestiale dello ius primae noctis . La dissoluzione dell’umanità in una massa di atomi isolati, che si respingono a vicenda, è già in sé l’annientamento di tutti gli interessi corporativi, nazionali e particolari ed è l’ultimo stadio necessario verso la libera autounificazione dell’umanità».

Il denaro è l’unica vera ricchezza nel mondo capitalistico e l’intera umanità è tuttora schiava del bisogno che si sublima nel nulla.

Gianmario Sabini

 

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Gianmario Sabini
Sono nato il 7 agosto del 1994 nelle lande desolate e umide del Vallo di Diano, peccato c'abbia pensato già T. S. Eliot a scrivere "Waste Land", sono giunto con ispirazione tardiva. Sono un ramingo laureatosi in Filosofia alla Federico II di Napoli. Adoro in particolar modo Nietzsche e Marx, e amo anche le percussioni, un po' meno il metronomo. Comunque l'oggetto di studio che più mi affascina e terrorizza, al contempo, è l'essere umano; ma voi lettori potete star tranquilli, cercherò di non influenzarvi con i miei disagi esistenziali. Ma qualora qualcuno di voi volesse incontrarmi, mi troverebbe a casa seduto, fumando la pipa e sorseggiando un buon scotch oppure, per vostra fortuna, potrei essermi semplicemente perso. ''Je est un autre''…