
Al teatro Mercadante di Napoli, il 12 e 13 luglio scorsi, è andato in scena uno spettacolo particolarissimo, dedicato a e ispirato da Pina Bausch: Quando la finirai con Pina Bausch?
PINA!
Ci sono artisti che segnano un punto di non ritorno. Pina Bausch è una di questi: ha spezzato convenzioni, creando nuovi modi di abitare la scena. Lo spettacolo è la storia di un amore, ma anche di un sogno, per parlare di ciò che abbiamo dimenticato, delle cicatrici che credevamo scomparse e che il suo teatro riporta alla luce con un gesto, un’immagine. È un omaggio a Pina Bausch, il cui teatro non riflette la realtà ma la attraversa: è insieme ferita e cura. La drammaturgia intreccia suggestioni ispirate al suo immaginario e frammenti della sua vita: l’infanzia nel ristorante di famiglia, la partenza per New York, il legame con i danzatori. In scena, attori e danzatori professionisti accanto a interpreti non professionisti, ognuno portando la propria fragilità in dono allo spettacolo.

Quando la finirai con Pina Bausch? è uno spettacolo di rara intensità: è evidente che il regista e drammaturgo Giuseppe Sollazzo sia rimasto folgorato dal teatro-danza della grandissima Pina Bausch. Che non è stata soltanto una ballerina prima, e una coreografa poi, di avanguardia, ma è stata colei che ha portato in scena l’ansia della vita, la gioia della vita, e che ha mutato profondamente l’idea che fino a quel momento c’era della danza. Una danza fatta di gesti più che di virtuosismi, una danza piena di verità, spoglia, disadorna: niente scarpette da punta, niente tutù, niente abiti di scena brillanti, ma una estrema semplicità, una estrema e quasi fastidiosa pulizia delle scene, solo tavoli, sedie, acqua, terra, ballerine e ballerini che per interi minuti usano il corpo per raccontare una storia – ma è una storia che potremmo definire “nervosa”. Una modalità di rappresentazione della storia e della vita, dei cambiamenti, della guerra, del caos, lavori eccessivi, provocatori, ma la verità è che Pina Bausch ha raccontato la realtà nuda e cruda, la realtà feroce, cinica e brutale, lasciando comunque un barlume di speranza e di fiducia nelle possibilità umane.
Quando la finirai con Pina Bausch? racconta tutto questo: la verità della vita nella finzione del teatro. Un susseguirsi di personaggi che non parlano, non stanno recitando usando la voce, ma solo il corpo. Corpi giovani e meno giovani, che entrano ed escono dalla scena, che tramite il linguaggio corporeo attraversano la vita dell’artista tedesca. Il locale dei genitori, la scoperta del proprio talento, il lavoro di ballerina negli Stati Uniti, il Tanztheater.
C’è Wuppertal, ma c’è anche Napoli: ogni tanto qualcuno parla, che sia un attore, un’attrice, o una voce fuori campo. E allora in quel momento si assiste alla verità: la vita è questa, ovunque tu viva. C’è la rabbia, c’è la confusione, ci sono l’amore e le bugie di amore, gli sguardi cattivi e quelli pieni di comprensione, c’è una bambina e c’è una donna adulta, ci sono capelli neri e capelli bianchi, c’è l’arte, la danza, la recitazione, la guerra e la fine della guerra, ci sono donne incinte, c’è la vita e c’è la morte. E c’è anche la storia della musica underground napoletana: uno degli attori rimane da solo in scena, è un momento che pare freestyle, sta raccontando una storia attraverso il linguaggio del rap. Chi conosce La Famiglia ne riconosce lo stile. Paolo Romano è stato ed è ancora uno dei più bravi. Questo è lo spettacolo di Sollazzo e questo è lo spettacolo di Bausch.
Chi conosce Pina Bausch ha riconosciuto Café Müller, le sedie nere, l’abito chiaro della ballerina, il susseguirsi di uomini e donne, l’abbraccio che ha il potere salvifico del non farci sentire la solitudine, gli ostacoli che possono essere superati – e qualcuno anche abbattuto, con forza, con violenza – perché alla fine quello che davvero conta è come spendiamo il nostro tempo, e con chi. E se in Café Müller c’è un uomo che toglie ogni sedia che la ballerina incontra davanti a sé, per permetterle di danzare libera e piena di fiducia, nello spettacolo di Giuseppe Sollazzo la liberazione è corale: ogni persona che incontriamo può liberare il nostro percorso. Questo non significa fare affidamento sull’altro e sull’altrui, ma è una riflessione sulla fiducia e sulla possibilità che possiamo dare a chi ci circonda.
E si riconosce anche un altro lavoro di Pina Bausch per la straordinaria compagnia da lei creata – Tanztheater Wuppertal Pina Bausch -, Kontakthof: gli abiti eleganti sia per le donne che per gli uomini, insieme in scena per raccontare attraverso il teatro e la danza l’impossibilità del vero amore. Una miscellanea di movimenti per trasmettere la delicatezza, il grottesco, la passione, la violenza delle pulsioni umane, dei rapporti umani. Nello spettacolo originale la scena delle donne al muro che tentano di ripararsi e difendersi dagli attacchi – mimati! – degli uomini seduti sulle loro sedie è una metafora del corteggiamento, che appare sia ridicolo che aggressivo (e Pina Bausch alla fine ribalta i ruoli). Nello spettacolo di Sollazzo il corteggiamento resta questo susseguirsi di gesti e di parole, ma ci sono anche i cellulari nel 2025 – la distrazione da ciò che è importante. E via questi telefoni, via le lame dal cuore, via i dubbi, non c’è abbastanza tempo per riflettere sul sentimento d’amore. Pina Bausch lo sapeva bene.
Quando la finirai con Pina Bausch? è il sogno d’amore del regista, è il desiderio di ricordare una delle più grandi artiste al mondo, la necessità di ricordare ciò che abbiamo dimenticato, di sanare le ferite, di curare le cicatrici, e fare tutto questo grazie alla bellezza dei corpi, usando questi corpi come fotografia della realtà, immagine ferma tra ciò che è e ciò che vorremmo essere. E questi corpi in movimento sono stati curati da Beatrice Libonati, storica danzatrice e assistente del Wuppertal Tanztheater.
QUANDO LA FINIRAI CON PINA BAUSCH?
REGIA E DRAMMATURGIA GIUSEPPE SOLLAZZO
CON PAOLO ROMANO, VINCENZA MODICA, TRESY ALIBERTI, SIMONA BARATTOLO, MAY BEVILACQUA, ROBERTA CACACE, GABRIELE D’AQUINO, MIRIAM DELLA CORTE, LAURA GAGLIARDI, ANNITA VIGILANTE, MARISOL BORGO
E CON (IN ALTERNANZA) ANTONIO BRANCACCIO, ROBERTO CERVONE, ENZO BARONE, PAMELA IZZO, BRUNELLO DE FEO, FRANCESCA DE LUCA, MICHELE ROMEO DI TUOSTO, FORTUNA MONTARIELLO
VOCI FUORI CAMPO BEATRICE LIBONATI, BARBARA SOMMER, ANITA MOSCA, ISABELLA MOSCA LAMOUNIER
MOVIMENTI COREOGRAFICI BEATRICE LIBONATI
COSTUMI MADDALENA MARCIANO
LIGHT DESIGNER DAVIDE GAGLIANI
CREAZIONE VIDEO ALESSANDRO PAPA ED EMANUELE BUONOCORE
ELEMENTI SCENICI VITTORIO BARRESI
ATTREZZERIA MASSIMO NOTA
MASCHERE KRISS BARONE
DIRETTORE TECNICO GIANFRANCO IZZO
DIRETTORE DI SCENA PASQUALE CAPUTO
ASSISTENTE ALLA REGIA SALVATORE LONZ
SEGRETARIA DI COMPAGNIA ROSA PELLICCIA
IN COLLABORAZIONE CON ASSOCIAZIONE JULES RENARD
CO-PRODUZIONE CON CAMPANIA TEATRO FESTIVAL – FONDAZIONE CAMPANIA DEI FESTIVAL E TEATRO DI NAPOLI – TEATRO NAZIONALE
Nella stagione 2025/2026 fisso in abbonamento al San Ferdinando, a scelta in abbonamento al Mercadante.
Valentina Cimino

















































