
La Masseria Esposito Ferraioli ad Afragola, con i suoi 150 mila metri quadrati, è il bene più esteso confiscato alla camorra nell’intera area metropolitana di Napoli. Da oggi fino al 31 ottobre ospiterà la quarta edizione della rassegna teatrale Teatro Deconfiscato, curata dal regista Giovanni Meola e supportata dal contributo del MIC e della Regione Campania.
La Masseria Ferraioli era un tempo il fortino del clan Magliulo, capeggiato da Vincenzo Magliulo, principale responsabile della faida tra il suo clan e il Moccia a cavallo tra gli anni Sessanta e Ottanta, nonché ex assessore nelle file della Democrazia Cristiana. Anche chiamato “l’ingegnere della camorra”, nel 1989 fu arrestato e la masseria, dopo la confisca, venne affidata al Consorzio Terzo Settore, un insieme di associazioni impegnate sul fronte civile. La masseria è attualmente intitolata ad Antonio Esposito Ferraioli, sindacalista di Pagani ucciso dalla camorra il 30 agosto 1978, per aver denunciato la fornitura di carne avariata alla mensa dello stabilimento paganese della FATME, una truffa frutto della collaborazione tra mafia ed amministrazione comunale.
Gli spettacoli serali al Teatro Deconfiscato saranno accompagnati da repliche mattutine aperte alle scolaresche, e si muoveranno su temi sociali, di rilevanza e attualità. Tra gli altri spettacoli emergono quelli a firma di Marco Baliani ed Elena Bucci: rispettivamente Kohlhaas, un adattamento da H. von Kleist, trasposizione teatrale di un fatto di cronaca risalente alla Germania del XVI secolo, quando da un sopruso, sfuggito alla legge, scaturì una lunga serie di violenze in nome del diritto naturale, e Gli alberi muoiono in piedi, una lettura in musica ispirata alle vite della giornalista e scrittrice Oriana Fallaci e del poeta e rivoluzionario greco Alekos Panagulis. Così il regista e curatore Giovanni Meoli:
«Dall’incalzante racconto teatrale sul terremoto del 1980 che devastò l’Irpinia (Il Fulmine nella Terra di Mirko Di Martino con Orazio Cerino) alla tragicità della mafia raccontata con la poesia surreale e fragile di Aldo Rapè (W La Mafia), dalla barbarie delle violenze psicologiche e fisiche (Abbascio ‘A Grotta) messe in scena sul filo della trasformazione attoriale da Antonio Diana, all’altrettanto inesausto sforzo di trasformazione fisico e vocale di Antimo Casertano (Il Bambino con la Bicicletta Rossa), liberamente ispirato al caso-Lavorini, e ancora, dai toni grotteschi e piacioni, poi spiazzanti e crudi, di Io So e Ho Le Prove, sulle nefandezze del mondo bancario, liberamente tratto dall’omonimo saggio-memoriale di V. Imperatore (con Giovanni Meola e Daniela Esposito), al virtuosismo di Laura Pozone (Dita Di Dama, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di C. Ingrao sull’emancipazione femminile in fabbrica all’inizio degli anni ’70), capace di interpretare ben 14 personaggi, facendo ridere e piangere contemporaneamente, per finire a Raffaella Giancipoli che ne L’Estranea Di Casa, dà voce a chi voce non ne ha, ovvero una badante rumena, anche lei giocando con un notevole trasformismo attoriale. Per chiudere, le letture toccanti e veraci di Peppe De Vincentis.
Essere riusciti ad ottenere il contributo del MIC, oltre che della regione Campania, fa di questo piccolo festival, qualcosa di molto prezioso per noi e, ci auguriamo vivamente, per il territorio intero e per il pubblico».
Per accedere agli spettacoli è richiesto il green pass e la prenotazione è obbligatoria ai recapiti mail teatrodeconfiscato@gmail.com o whatsapp 3202166484. Il programma completo è disponibile qui.
Siria Moschella
















































