
«Gli interessi di parte hanno generato una retorica e una disinformazione che mina la scienza del clima e non tiene conto del rischio e dell’urgenza (del fenomeno)».
Contenuta nell’ultimo rapporto del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, quest’affermazione sintetizza perfettamente l’insieme dei rischi e delle minacce che si annidano all’interno delle strategie con cui le industrie del fossile come Shell promuovono le proprie attività, creando un’errata percezione dei rischi climatici da parte dell’opinione pubblica, contribuendo a polarizzare il sostegno alle azioni per il clima e arrivando finanche a ritardare la pianificazione e l’attuazione di interventi urgenti di adattamento e mitigazione.
Che le industrie dei combustibili fossili facciano un uso improprio delle campagne pubblicitarie non rappresenta certamente una novità. Succede da sempre, ma senza andare troppo indietro nel tempo – per restituire la pervasività di un fenomeno che, neanche a dirlo, si sta diffondendo a macchia d’olio – si può pensare alla sponsorizzazione di cui si è fatta promotrice la Hassan Allam durante la COP27 dello scorso anno. La sopramenzionata è una società privata egiziana costituita con lo scopo di trasformare il Paese in un hub regionale per il gas naturale. Un obiettivo che difficilmente appare conciliabile con quello che dovrebbe essere il risultato finale perseguito dalle conferenze annuali delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico: eliminare i combustibili fossili.
Questa circostanza per quanto paradossale possa sembrare non sorprende poi così tanto, soprattutto se letta alla luce della lunga storia di greenwashing che ha caratterizzato (e ancora caratterizza) la strategia del comparto fossile, che ricorrendo a sponsorizzazioni e campagne pubblicitarie cerca di ripulire una reputazione macchiata di petrolio. È una tattica attuata da sempre, finanche – come si accennava – in quei contesti che nulla hanno o avrebbero a che vedere con le fonti fossili ed è una strategia che sa adeguarsi ai tempi che cambiano. A darcene dimostrazione è una delle più grandi aziende attive nel settore petrolifero, nell’energia e nella petrolchimica, con una campagna chiamata “Shell Ultimate Road Trips”. Lanciata nella scorsa estate per promuovere la benzina V-Power NiTRO+, una versione premium del carburante Shell, la campagna in questione è stata realizzata in collaborazione con uno dei videogiochi più popolari degli ultimi 10 anni, Fortnite.
Alla base di questa partnership, tra le altre cose, la necessità da parte di Shell di rafforzare il proprio marchio tra una generazione di consumatori più giovani, provandone così a cambiare la percezione, soprattutto relativamente all’impatto che la produzione di combustibili fossili ha sul pianeta in termini di cambiamento climatico. Un argomento che sembra stare particolarmente a cuore a molti dei nati tra il 1997 e il 2012 e sebbene tra questi vi sia anche chi non è ancora in età di guida, le aziende sono comunque libere di pubblicizzare i propri prodotti petroliferi poiché i combustibili fossili non sono soggetti a restrizioni sull’età legale come quelle che esistono in molti Paesi per alcol, sigarette o gioco d’azzardo.
La presenza di pubblicità e sponsorizzazioni all’interno dei videogiochi risale all’inizio degli anni Ottanta e già in passato grandi aziende hanno usato Fortnite per le proprie campagne autopromozionali. Tuttavia, rispetto alle altre, quella realizzata da Shell è stata fonte di maggiori e più aspre contestazioni poiché riguarda una delle società più inquinanti del mondo. Più precisamente, stando a quanto riportato da Carbon Disclosure Project, organizzazione internazionale che valuta l’impatto ambientale delle aziende, Shell sarebbe responsabile dell’1,7% delle emissioni globali di CO2.
A tal proposito, Shell ha però dichiarato che le sue campagne pubblicitarie e di marketing non riguardano solo ed esclusivamente i carburanti tradizionali, ma anche energie e tecnologie rinnovabili. Eppure i canali e le iniziative finora messi in campo sembrano non dare spazio alle seconde. D’altra parte, le mappe create all’interno di Fortnite non sono pensate per sponsorizzare carburanti ecologici. Ciò nonostante, per dare ulteriore visibilità alla campagna promozionale Ultimate Road Trips, Shell ha fatto ricorso alla popolarità goduta da alcuni streamer attivi su Twitch a cui ha chiesto di provare in diretta le mappe in questione e di invitare il proprio pubblico a fare lo stesso, per poi condividere l’esperienza sulle pagine social. Un’iniziativa che in qualche modo ricorda la sfida lanciata su TikTok dalla filiale asiatica di Chevron, Caltex, in cui gli utenti sono stati incoraggiati a eseguire e poi diffondere un rap con il testo «Appena il mio serbatoio arriva a tre quarti, vado a fare un salto alla stazione di Caltex».
In questo modo i social network si trasformano in vetrine per tutti quei prodotti che sono alla base della crisi climatica, mettendo a repentaglio proprio il futuro di quegli utenti, giovanissimi, a cui le compagnie petrolifere cercano cinicamente di sponsorizzare e vendere i propri prodotti.
Virgilia De Cicco

















































