Il Fronte Repubblicano di Calenda non è una proposta, è un harakiri
Il Fronte Repubblicano di Calenda non è una proposta, è un harakiri
Il tweet di Calenda sulla nuova segreteria del Partito Democratico: un harakiri
Il tweet di Calenda sulla nuova segreteria del Partito Democratico: un harakiri

Carlo Calenda è stato un buon Ministro dello Sviluppo Economico, competente, pacato nei modi, forse un po’ saputello, evidentemente molto appassionato di Star Wars (come si apprende dal suo profilo Twitter): dev’essere dall’universo fantascientifico di George Lucas che ha partorito la proposta del Fronte Repubblicano. Fantozzi l’avrebbe definita una cagata pazzesca, per rimanere in ambito cinematografico. Io preferisco prendere in prestito proprio le parole di Calenda sulla nuova segreteria del Partito Democratico: un harakiri.

Il Senato della Repubblica non è quello Intergalattico, anche se qualche alieno c’è

Buoni contro cattivi, Repubblica contro Impero. La Repubblica perde, si forma una Resistenza che continua a combattere l’Impero e lì ci sono gli eroi, quelli per cui i bambini a casa tifano e corrono al cinema con i pupazzetti. Questa più o meno è la storia di Star Wars sintetizzata in tre righe. Calenda era tra quei bambini a cui piaceva la Repubblica. L’altra più evidente fonte di ispirazione del Fronte Repubblicano è rappresentata dal suo omonimo progenitore che ha visto la luce in Francia nel 1956 con pessime fortune. Nel 2002 il termine venne riproposto per contrastare l’ascesa del Fronte Nazionale di Jean-Marie Le Pen: una coalizione ampia, in un mondo e in un’epoca estremamente diversi da quelli che stiamo vivendo, che contribuì in modo decisivo alla rielezione di Jacques Chirac come Presidente della Repubblica.

Con la tessera di un partito non è compresa in allegato gratuito un po’ di cultura politica

La débâcle del Partito Democratico ha radici lontane e questo non è il luogo per darne spiegazioni esaustive, ma si può sintetizzare abbastanza facilmente nel totale distacco che si è sviluppato tra gli esponenti nazionali del partito e la loro base locale, incapaci non solo di interloquire, ma soprattutto di collaborare, di trarre proficui e reciproci vantaggi.

Il distacco dalla base ha portato con sé la totale distanza dall’elettorato medio (complici anche tanti altri fattori storico-politici, non sto banalizzando) e il Partito Democratico è sempre più accomunato a termini che in passato non esistevano, o non rappresentavano il mondo della sinistra: radical-chic, élite, e così via.

Dopo aver rinunciato a candidarsi, dopo essersi iscritto al Partito Democratico con la conseguente ovvia esposizione mediatica, lo stesso Calenda era stato lucido nell’analizzare questa situazione e in una puntata di Otto e Mezzo aveva espresso un concetto che dovrebbe tatuarsi sul braccio: «Il punto non è essere o non essere élite, il punto è proteggere e rappresentare chi non lo è. Sei in grado, coi mezzi intellettuali e culturali che ti dà l’élite, di fare un lavoro utile per chi élite non è?».

Poi Calenda passa al lato oscuro della forza (i cattivi di Star Wars, per i non addetti ai lavori) e tira fuori dal cilindro la proposta del Fronte Repubblicano.

Il Fronte Repubblicano forse va bene ai Parioli

È colpa della minoranza Dem, è colpa dei renziani, è colpa di LeU, è colpa del fato cornuto, è colpa di tutti e di nessuno: in questo clima da tutti-contro-tutti che sono le assemblee del Partito Democratico, in cui l’autocritica non sembra di casa, Calenda avrebbe dovuto fare la voce fuori dal coro, parlare di temi, non di nomi e di sigle.

La proposta del Fronte Repubblicano, per quanto comprensibilmente volta ad arginare la marea gialloverde al Governo, l’ha catapultato in questa mischia dalla quale, per ora, non è riuscito a emergere. «Il Fronte Repubblicano forse va bene ai Parioli, non per chi si trova nelle condizioni di dover affrontare un mondo che non capisce e che gli si riversa addosso»: nella prima settimana di luglio, l’ex-Ministro della Giustizia Andrea Orlando liquidava così progetto, proposta, partita e incontro. Qualcuno direbbe “ciaone“, qualcun altro “harakiri“.

Il Manifesto del Fronte Repubblicano

Il 27 giugno al quotidiano Il Foglio, che presto chiuderà come ci ha di recente ricordato con poco savoir-faire Rocco Casalino, Calenda ha rilasciato un’intervista in cui esplicitava i cinque punti del suo Fronte Repubblicano:

1 –  “Tenere in sicurezza l’Italia sotto il profilo economico e finanziario“, “proseguire il ‘piano Minniti’ per fermare gli sbarchi” e “accelerare il lavoro sugli accordi di riammissione e gestione dei migranti nei paesi di transito e origine“.

2 – “Proteggere gli sconfitti“, con “strumenti come il reddito di inclusione, nuovi ammortizzatori sociali, le politiche attive e l’apparato di gestione delle crisi aziendali” e “approvare il salario minimo per chi non è protetto da contratti nazionali o aziendali“.

3 – “Investire nelle trasformazioni su infrastrutture materiali e immateriali (università, scuola e ricerca) e finanziare un piano di formazione continua per accompagnare la rivoluzione digitale“.

4 – “Promuovere l’interesse nazionale in Ue e nel mondo, partecipando al processo di costruzione di una Unione sempre più forte.

5 – Un “piano shock contro l’analfabetismo funzionale“.

Punti programmatici ampi, ovviamente condivisibili, soprattutto trasversali a forze politiche di diversa natura. Ma non può funzionare.

L’ancora di salvezza della sinistra italiana non può essere un accrocchio di sigle, di idee, di partiti, sotto l’unica egida di un simbolo e di un nome nuovi. Ci hanno già provato in tanti e quasi tutti hanno fallito, anzi, probabilmente hanno contribuito a portare il Partito Democratico e la sinistra nel baratro in cui sono precipitati ormai definitivamente. Il Fronte Repubblicano proposto da Calenda non solo è l’ennesimo costrutto politico distante dagli elettori, come peraltro dimostra un sondaggio Swg, ma rischia di essere un harakiri decisamente compromettente per la scalata politica dell’ex-Ministro.

E quindi che soluzioni abbiamo?

E quindi la sinistra deve essere anticipatrice del futuro, deve sviluppare idee e proposte condivise, non calate dalle alte cariche dei partiti, deve avere una visione dell’Italia che verrà, di come vuole cambiarla. Forse, l’unico ad averlo capito è Nicola Zingaretti. Resta da vedere se non sia anche lui un tale fan di Star Wars per inventarsi qualche harakiri politico-fantascientifico di proporzione frontista.

«Ogni ipotesi frontista su categorie non sentite intimamente dalla gente porterà a nuove sconfitte. Però apprezzo l’impegno di Calenda su molti contenuti che condivido. Il nostro movimento deve animare una larga alternativa per il governo del Paese; che non significa rimettere insieme i cocci, ma immaginare l’Italia del 2050».

Andrea Massera

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