Reddito di cittadinanza: a che punto siamo?

Il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del Movimento Cinque Stelle e provvedimento cardine del governo Conte, è finito al centro di numerose polemiche a causa di alcuni problemi che rischiano di inficiare le sue potenzialità. Dall’assunzione dei navigator ai centri d’impiego, passando per la sorpresa suscitata dai primi dati a disposizione relativi alle domande presentate.

Cos’è il reddito di cittadinanza e i primi dubbi sul suo successo

Con il vago e confusionario obiettivo di contrastare la povertà e favorire il reinserimento nel mondo del lavoro, il reddito di cittadinanza è una misura assistenzialistica, nonostante Di Maio lo neghi ripetutamente, che dovrebbe favorire l’inserimento o il reinserimento di una parte degli italiani all’interno del mondo lavorativo. Una misura di politica attiva e sociale, ben diversa dal precedente REI, di renziana memoria, il quale, nonostante si prefissasse lo stesso obiettivo del RDC, ha dovuto cedere le armi dinanzi al fallimento. Il provvedimento del M5S spinge nella stessa direzione.

Il reddito di cittadinanza ha dovuto confrontarsi con alcuni problemi organizzativi figli delle necessità elettorali e della scarsa lungimiranza dei proponenti.

I primi rispondono alla chiara e ovvia difficoltà di predisporre un intervento di questo calibro per diversi milioni di persone, in un lasso di tempo così breve per una necessità elettorale derivante dal tracollo pentastellato nelle ultime regionali. Infatti, le vicissitudini e le peripezie che hanno interessato il Movimento Cinque Stelle negli ultimi mesi, dalla manina nel decreto al TAV, hanno portato alcuni elettori ad abbandonare il partito e a ripiegare sugli altri protagonisti della scena politica italiana. Dunque, urge un provvedimento che riavvicini i figliol prodighi alla causa grillina, e chi meglio del reddito di cittadinanza?

La seconda difficoltà risponde, invece, a una chiara mancanza di lungimiranza dei governanti. L’accordo con le regioni per l’assunzione dei navigator ne è la dimostrazione. Prima 6000, poi dimezzati; prima zero autonomia alle regioni, ora la piena autonomia decisionale.

I navigator e i controlli: l’indecisione del Governo

Inizialmente Di Maio ha puntato sul “colloquio” come forma d’assunzione da parte dell’ANPAL (l’agenzia per le politiche attive) dei navigator. Una decisione che ha suscitato sgomento, poiché avrebbe dato vita a una serie di favoritismi, da sempre presenti all’interno della Pubblica Amministrazione rischiando di compromettere l’efficacia del provvedimento. Dopo aver costatato l’inutilità di questa forma d’assunzione, il governo ha virato sul concorso. Questo prevede una prova scritta su più argomenti, dal diritto all’economia. Inoltre, per poter partecipare occorre una laurea magistrale in Scienze Politiche, Economia o Scienze della Formazione. Altri nodi sull’assunzione, come il compenso, verranno sciolti entro il 29 marzo, data di scadenza del decretone (si dice che un navigator percepirà 1700 euro mensili per due anni).

Come si evince da questa breve digressione, sono ancora molti i “forse” insiti all’interno della misura predisposta dal governo Conte. Tra cui i controlli.

Il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico ha dichiarato che nel “decretone” alcuni emendamenti prevedono l’assunzione di ispettori della Guardia di Finanza, circa un centinaio. Dubbi, però, permangono su coloro che aggireranno queste misure cautelari percependo il reddito e lavorando a nero. Per ora, nessuno conosce i metodi con cui il governo cercherà di prevenire il dilagare dell’illegalità, poiché stando alle dichiarazioni dei CAF e degli altri istituti, tra cui l’INPS, per ora l’unica misura di controllo è quella “a campione”. In questo modo i furbetti potranno acquistare beni alimentari, medicine oppure pagare l’affitto per diversi mesi prima di essere scoperti. Aumentata, invece, la stretta sui “genitori single” e sui conviventi, cioè su coloro che pur vivendo nella stessa casa, cambiano la situazione anagrafica per percepire il reddito. Resta da chiarire, poi, la questione inerente la privacy.

Un’altra misura cautelare è il cosiddetto “emendamento anti-Spada” (dal nome del famoso clan malavitoso) che esclude dall’erogazione della misura i latitanti e coloro sottoposti a misura cautelare, sentenza non-definitiva, fermo o arresto.

L’emissione della prima rata del reddito di cittadinanza slitta tra i dubbi e le indecisioni

La prima data di emissione era prevista per il 15 aprile ma a causa di alcune difficoltà per l’INPS di verificare i requisiti di circa mezzo milione di persone (anche se voci di corridoio affermano che soltanto il 48% delle domande verranno accolte), l’erogazione verrà spostata ai primi di maggio.

Nonostante ciò, ancora molti dubbi permangono su questa molto controversa misura governativa. Si stima che il 60% di coloro che hanno chiesto l’RDC siano individui impossibilitati a svolgere un qualsivoglia lavoro poiché coinvolti in situazioni di esclusione/forte disagio sociale. Quindi, sottoscriveranno un “Patto per l’inclusione” avente lo specifico fine di riabilitarli. Ma, seppur l’RDC sia stata presentato come una misura temporanea, non si sa quanto questa condizione possa essere soddisfatta in questo caso. Secondo il professor Pasquale Tridico, il mentore del cavallo di battaglia grillino, in alcuni di questi casi l’RDC potrà essere erogato “per sempre”.

Il restante 40%, invece, tra cui molti NCC, sono coloro i quali fremono per un nuovo lavoro. Perlopiù privi di un titolo di studio (o con al massimo la licenza media) e privi di un’occupazione (le casalinghe sono circa la metà). I centri per l’impiego avranno il compito di inserirli nel mondo del lavoro, proponendogli le tre famose offerte che non potranno rifiutare, ognuna a una distanza diversa dall’altra. Trovare offerte “congrue” alle competenze maturate non sarà un’impresa facile per almeno tre motivi.

Il primo riguarda una questione meramente tecnica relativa alla distanza. Se la valutazione della distanza è immediata, quella sulla coerenza lascia ampio spazio discrezionale all’esaminatore.

Il secondo motivo è sotto gli occhi di tutti. Quasi la metà dei richiedenti è al Sud, dove il tasso di disoccupazione sfiora il 18%. Inoltre, anche il Nord non se la passa bene poiché in Lombardia e in Piemonte sono state presentate più domande del previsto.

Il terzo motivo invece riguarda la situazione economica italiana. Il Paese è in recessione tecnica e secondo l’OCSE la flessione del PIL per l’anno in corso sarà pari allo 0,2%. Molto probabilmente le assunzioni da parte delle imprese subiranno un calo significativo.

Le coperture e la recessione

La stagnante situazione economica (e lavorativa) dovrebbe far rimuovere l’aggettivo “temporaneo” dal reddito di cittadinanza. Ecco perché il provvedimento non può essere finanziato con il debito, come è stato fatto, occorre un finanziamento strutturale. La Legge di Bilancio ha identificato due tipi di coperture a questo proposito: incremento dell’IVA per oltre 50 miliardi oppure aumentare – ancora – il debito. L’aumento dell’IVA, probabilmente, sarà automatico a causa delle celeberrime clausole di salvaguardia. Tuttavia il governo ha assicurato che la pressione fiscale non aumenterà e che le clausole saranno disinnescate. Ci sono due modi per farlo: ridurre la spesa oppure aumentare il debito. La famosa spending review di 30 miliardi del Movimento Cinque Stelle non è ancora cominciata ed è improbabile che inizi in recessione.

L’aumento del rapporto debito/PIL, poi, avrà delle gravi conseguenze anche sul reddito di cittadinanza stesso. Senza crescita, l’RDC non potrà essere finanziato e di conseguenza “la torta” diventerà sempre più piccola. Ciò significa che il finanziamento minerà altri settori strategici del nostro Paese, come la sanità e la scuola con conseguenze catastrofiche.

Dunque, ben venga una misura che aiuti il prossimo a trovare la sua strada e a questo proposito sorge spontaneo un quesito: perché lo Stato, anziché mettere in piedi un apparato assistenzialistico (ispirato da buoni principi, certo) dalla dubbia riuscita, non investe questi miliardi affinché vengano creati nuovi posti di lavoro certi?

La risposta a questa domanda avrà serie ripercussioni sul nostro futuro.

Donatello D’Andrea