Lamorgese realizza il sogno di Salvini: porti chiusi per i migranti
Credit: Ascoltalanotizia.it

L’emergenza sanitaria legata al COVID-19 non consente di considerare l’Italia un porto sicuro, tanto che la Ministra dell’interno Luciana Lamorgese ha realizzato il famigerato sogno di Salvini: porti chiusi ai migranti. Però tutto il mondo è in emergenza, quindi nessun posto è da considerarsi sicuro. Che fare allora? Lasciarli tutti in mare?

Secondo i dati ufficiali riportati dal Ministero dell’Interno, alla data del 10 aprile sono complessivamente sbarcati in Italia 256 migranti. Il 7 aprile scorso, tuttavia, un decreto interministeriale ha dichiarato porti chiusi al di fuori dell’area Sar italiana.

I porti italiani infatti, fino alla fine dell’emergenza sanitaria non possono essere considerati, per i migranti, porti sicuri, come stabilito da decreto dei ministeri Infrastrutture e Affari Esteri, di comune accordo con i dicasteri Sanità e Interno. Il decreto stabilisce che «per l’intero periodo di durata dell’emergenza sanitaria nazionale derivante dalla diffusione del virus COVID-19 i porti italiani non assicurano i requisiti necessari per la classificazione e definizione di Place of Safety» (“luogo sicuro”), ed in assenza di questa caratteristica il Ministero dell’Interno non può dare il consenso per lo sbarco. Viene anche specificato che la norma riguarda «i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area SAR italiana».

L’episodio scatenante è stato il soccorso di 150 migranti davanti alle coste libiche da parte di una ONG tedesca, che dopo averli salvati si è diretta verso le coste italiane. Così, dopo anni di battaglie, proclami e polemiche, l’Italia ha davvero tenuto i porti chiusi ai migranti. I pericoli e le difficoltà di questa emergenza sanitaria, quindi, rischiano di essere maggiori per migranti e richiedenti asilo.

Il Sole 24 Ore, in un articolo di Andrea Gagliardi, ha riportato un documento elaborato su iniziativa di Asgi e ActionAid in cui si fa il punto sui diritti a rischio dei migranti che sono esposti maggiormente all’epidemia. «È del tutto evidente che le strutture collettive caratterizzate da grandi concentrazioni (CAS, CARA, HUB, CPR, hotspot) non sono oggettivamente idonee a garantire il rispetto delle prescrizioni legali e la salvaguardia della salute sia dei e delle richiedenti asilo, sia dei lavoratori e delle lavoratrici dell’accoglienza e pertanto la salute collettiva. Esse, pertanto, devono essere urgentemente chiuse, organizzando l’accoglienza secondo il sistema di accoglienza diffusa».

Un comunicato stampa congiunto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e dell’Organizzazione mondiale per la sanità (OMS) ha sottolineato come «Di fronte alla crisi COVID-19, siamo tutti vulnerabili. Il virus ha dimostrato che non discrimina, ma molti rifugiati, sfollati forzati, apolidi e migranti sono a rischio maggiore». Il virus, si legge, può esser controllato solo con un approccio inclusivo atto a garantire e proteggere i diritti di qualsiasi individuo alla salute. «È essenziale che a tutti, compresi tutti i migranti e i rifugiati, sia garantito pari accesso ai servizi sanitari e siano effettivamente inclusi nelle risposte nazionali a COVID-19 […]. L’inclusione contribuirà non solo a proteggere i diritti dei rifugiati e dei migranti, ma servirà anche a proteggere la salute pubblica e ad arginare la diffusione globale di COVID-19», prosegue.  

Il Portogallo ad esempio, ha deciso di regolarizzare tutti gli stranieri presenti sul territorio nazionale con domanda di permesso di soggiorno, per dar loro modo di accedere ai servizi sanitari e cercare di ridurre il rischio di contagio tra i richiedenti asilo e il personale di controllo.

I porti chiusi in Italia non sono un’efficace soluzione umanitaria per la tutela dei migranti e richiedenti asilo, e non è dunque una situazione che dovrebbe protrarsi a lungo, ma piuttosto una pausa per decidere la mossa successiva da attuare repentinamente. Quella dell’accoglienza diffusa infatti, similarmente al Portogallo, potrebbe essere di buon auspicio, perché i migranti nei centri accoglienza sono oggettivamente privati del rispetto delle norme di sicurezza.

Il vero problema non sono i porti chiusi, ma la capacità di organizzare un’accoglienza concreta che tuteli i rifugiati ed i migranti garantendo loro tutti i diritti essenziali. «Per garantire ai rifugiati e ai migranti un accesso adeguato ai servizi sanitari nazionali, gli Stati potrebbero aver bisogno di un sostegno finanziario aggiuntivo. È qui che le istituzioni finanziarie mondiali possono svolgere un ruolo guida nella messa a disposizione di fondi.», continua il documento.

Porti chiusi e limitazione ai movimenti transfrontalieri non sono soluzioni auspicabili e permanenti poiché ci sono modi e metodi per gestire le restrizioni alle frontiere e far rispettare, al contempo, la normativa internazionale a tutela dei diritti umani e dei rifugiati, attraverso controlli sanitari e quarantena.

È evidente come questa crisi sanitaria metta in luce tutte le falle del sistema accoglienza che di anno in anno sono andate peggiorando e che, nella drammaticità della situazione attuale, portano a proclamare i porti chiusi senza però garantire alternative fondamentali.

È necessario, come sottolinea la Ong Mediterranea, conciliare la tutela della salute pubblica con il «dovere morale di salvare vite», evidenziando come sia inconcepibile la decisione del Governo italiano di tenere i porti chiusi. Smettiamola dunque di inseguire fatiscenti fake news che parlano di sbarchi continui, tamponi ai migranti, contagi e ipotetici untori. i porti sono chiusi, e non è una buona notizia.

Martina Guadalti

Martina Guadalti
Martina Guadalti, 25 anni, nata e cresciuta in un piccolo paesino della Maremma toscana: Magliano. Studentessa magistrale di Scienze Politiche presso l'università di Siena. Appassionata di storia e relazioni internazionali, si è laureata a Firenze presso la facoltà di scienze politiche "Cesare Alfieri" con una tesi sul Vietnam. Ama leggere e scrivere, viaggiare e conoscere, perché solo così si riesce a capire e sapere la verità. Collabora già con alcuni giornali locali, quali Maremma Magazine e Antiche Dogane, ma anche testate online quali Africa rivista, Geopolitica e Instoria.

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