arrevutamm pride
fonte immagine: Foto di No-longer-here da Pixabay

Il 20 giugno Napoli sarà infuocata dalla seconda edizione di “Arrevutamm’ Pride”, il pride alternativo queer, transfemminista, anticolonialista, anticapitalista e antisionista. 

In un momento storico in cui la finestra di Overton si sposta sempre più verso destra, l’educazione sessuale viene ostacolata, se non vietata, e assistiamo molto da vicino al realizzarsi di processi coloniali, la comunità queer napoletana si schiera in maniera netta. 

Col passare degli anni, il discorso intorno alle istanze LGBTQIA+ si è trasformato radicalmente: oggi la comunità queer è al centro del discorso politico, non più solo come oggetto ma come soggetto determinante. Le posizioni della comunità queer sono state di fondamentale importanza, ad esempio, nel discorso pro-Palestina: hanno aggiunto una chiave di lettura che smonta la narrazione secondo cui la popolazione palestinese sarebbe una minaccia per l’incolumità delle persone LGBTQIA+, portando una prospettiva intersezionale che si oppone al rainbow-washing, principale leva della propaganda sionista. 

Quando il discorso è “dalle persone queer” e non “sulle persone queer”, la discussione si incendia e ci troviamo davanti a una comunità esausta di essere strumentalizzata e di vedere la propria voce depotenziata o sostituita da quella di presunti alleati con conti in banca a sette cifre; disincantata dalle passerelle politiche con scadenza a trenta giorni e pronta a scardinare i sistemi di potere che tengono legate le persone marginalizzate da ogni arto, perché la chiave del compromesso non ha mai aperto nessuna serratura per le persone queer. 

È dentro questo cambiamento che, nel 2025, nasce la rete “Arrevutamm’ Pride”: una rete pride dal basso, con una costruzione totalmente orizzontale, portata avanti tramite assemblee pubbliche itineranti e aperte a tuttз. 

Come e perché nasce Arrevutamm’

Il pride alternativo nasce da una spaccatura che esiste da tempo nel panorama politico partenopeo e che si è estesa vertiginosamente durante il Napoli Pride 2024, teatro di sentite contestazioni portate avanti da collettivi queer e realtà dal basso. 

Il contenuto delle contestazioni aveva come perno la questione palestinese: al comitato Napoli Pride venivano contestate collaborazioni con sponsor oggetto di boicottaggio, come Coca-Cola; un silenzio ampiamente comunicativo riguardo al genocidio in corso, all’interno del manifesto politico; e la censura di qualsiasi analisi che si discostasse da quanto riportato nella piattaforma del Napoli Pride, verso le realtà che avrebbero partecipato alla marcia. 

A seguito delle contestazioni, figlie di profonde divergenze tra le realtà dal basso e il pride istituzionale, nasce la rete alternativa, con una prima chiamata pubblica sui social in cui vengono enunciate le prime parole d’ordine (le stesse che si leggono ovunque accanto al nome di Arrevutamm’), assieme alla volontà di creare un percorso alternativo che si discosti dall’identità di mera contrapposizione all’esistente e si costituisca invece come uno spazio con logiche totalmente nuove, capace di accogliere chi non si sente rappresentatə e/o chi è in cerca di uno spazio politico che non chiede più, ma contesta e vuole. 

A ricalcare i nuclei identitari della rete sono poi stati i simboli, primo fra tutti il nome: “Arrevutamm’” (dal napoletano “arrevutà” = rivoltare, rivoluzionare), che non soltanto ribadisce una visione della lotta queer come processo intersezionale in cui è necessario ribaltare i sistemi di oppressione, ma si spiega anche tramite una scelta linguistica, come l’utilizzo del napoletano, che esprime appartenenza e reclama l’indissolubilità dei discorsi dalla questione meridionale e territoriale. 

Infine, il logo, con la kefiah su sfondo azzurro, il triangolo rosa e le fiamme, unisce lo sguardo verso i popoli oppressi, il legame con i movimenti del passato e la voglia di ricostruire il futuro. 

Data, percorso e accessibilità

La prima edizione di Arrevutamm’ Pride è culminata nel corteo del 28 giugno, che ha visto una partecipazione notevole; la rete ha poi portato avanti la sua attività con costruzioni congiunte di altre piazze, come il TDOR, dimostrando la propria costituzione come laboratorio permanente al di fuori del grande evento. 

Il percorso verso il pride è poi ripartito agli inizi del 2026, con le assemblee pubbliche, e terminerà, per quest’anno politico, nel corteo del 20 giugno. 

La manifestazione inizierà con concentramento alle 16:30 a Piazza Garibaldi, procederà in direzione Piazza Giovanni Bovio, per poi svoltare su Via Monteoliveto fino a Piazza del Gesù Nuovo, dove si fermerà la marcia. 

La natura intersezionale della manifestazione si riflette anche nelle pratiche di accessibilità: durante il corteo verranno adottate diverse misure, come la traduzione in LIS per gli interventi, a cura dell’associazione GioProLis, e vari strumenti, come tappi anti-rumore, ventagli e acqua distribuiti dal servizio di cura. Sarà inoltre presente una zona di decompressione, spazio in coda al corteo protetto da stimoli sensoriali eccessivi, in cui sarà possibile recarsi in caso di necessità. 

Tutto il corteo è autofinanziato tramite raccolta fondi e merchandising, in contrasto alle logiche di pink-washing e rainbow-washing delle aziende, per garantire la totale libertà delle persone nella costruzione e nell’attraversamento. 

Le rivendicazioni

Durante il processo di costruzione dello scorso anno e del presente, l’assemblea si è lasciata contaminare dai corpi e dalle idee di chiunque vedesse in essa uno spazio di espressione, arrivando a produrre un esaustivo documento politico reperibile sui loro canali social. 

All’interno della “manifesta”, che prova a sintetizzare mesi di analisi politica, troviamo diverse questioni fondamentali, che si diramano poi in rivendicazioni più specifiche. Tra queste troviamo la necessità, ormai evidente, per chiunque parli “per” e “con” le persone queer, di guardare ai loro bisogni materiali e non ridurle a macchiette o manichini da vetrina. 

Questo si estende a questioni come l’accesso negato al lavoro per le persone queer, la precarietà obbligata in un contesto in cui si viene consideratə poco consonə per posizioni lavorative di rilievo, o la questione abitativa e la gentrificazione, che hanno colpito Napoli con sfratti, sgomberi e inaccessibilità del mercato immobiliare, incidendo con particolare veemenza sulle persone più marginalizzate. 

Un altro punto fondamentale è la posizione di Arrevutamm’ come realtà al fianco di tutti i popoli, i corpi e le identità oppresse: in quanto comunità a sua volta sistematicamente oppressa, la rete dichiara di non poter immaginare una liberazione queer che non sia una liberazione totale, partendo da una visione dei sistemi di marginalizzazione come stratificati e comunicanti. 

Non manca poi un focus sul tema sanitario, rispetto al quale vengono messi in luce gli aspetti discriminatori del sistema per le persone trans, non binarie, AFAB e con corpi non conformi o disabili, concentrandosi con specificità sui percorsi di affermazione di genere e sul diritto alla salute riproduttiva. Questo diritto, insieme a quello di un’istruzione libera e accessibile, viene fortemente rivendicato, criticando l’industrializzazione dei luoghi di sapere che ne mina il valore. 

Partendo dall’autodeterminazione dei corpi fino ad arrivare alla liberazione dei popoli, passando per scuola, lavoro e cura, il documento politico esprime i punti cardine che hanno animato il percorso, senza però pretendere di calare visioni finite dall’alto, ma chiedendo di essere contaminato e trasformato, per creare un esperimento continuativo basato sulla partecipazione. 

Nel caldo rovente di fine giugno, quindi, sarà Arrevutamm’ Pride a portare una ventata di aria fresca, con il suono delle casse e dei megafoni, tingendo le strade di Napoli di un arcobaleno bollente per ridare uno spazio necessario a una comunità a cui troppo spesso viene chiesto di accontentarsi e stare in silenzio: uno spazio di cura, di rivendicazione e di lotta per le persone queer, dalle persone queer, in piazza ed ogni giorno. 

Noemi Rosa

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