Elezioni Europee opposizione

Il paradosso: quanto più le elezioni europee si avvicinano, tanto più in Italia si allontana la concreta possibilità di costruire un’opposizione efficace alle forze governative, in sede europea e non solo.

Del resto, l’ascesa del populismo, riscontrabile nella sua capacità di agenda setting, nel diffondersi dei suoi linguaggi e nel successo elettorale delle formazioni politiche che a esso si ispirano, è stata oggetto tanto di clamore mediatico quanto di analisi storico-politiche, ed è constatato da tutte le più recenti proiezioni elettorali.

L’Italia, come è ben noto, è tra i paesi maggiormente interessati dal fenomeno, nonché quello che, assai probabilmente, assegnerà più seggi alle forze populiste nell’emiciclo del prossimo Parlamento europeo. Il Movimento 5 Stelle e la Lega di Matteo Salvini, attualmente al governo, viaggiano intorno al 60% del consenso in patria, e probabilmente monetizzeranno un risultato simile alle prossime elezioni europee.

E l’opposizione? A soli tre mesi da un momento elettorale così cruciale, versa in uno stato catatonico e confusionale.

L’opposizione che non c’è, le elezioni europee che arrivano

A un anno dalle elezioni politiche, non è cosa semplice individuare con precisione nemmeno la fisionomia generale delle suddette opposizioni, né esprimere una valutazione circa la sua preparazione in vista di questo importante appuntamento elettorale. Ciò avviene principalmente per due ragioni: la prima, pienamente colposa, riguarda la persistente e ancora insormontabile difficoltà di costruire alternative che si oppongano al seducente populismo con la forza di un’idea e di un progetto politico chiaro e credibile.

La seconda è dovuta a cause di forza maggiore, ma presenta anche responsabilità dirette: la legge elettorale attualmente in vigore per le elezioni europee prevede una soglia di sbarramento nazionale al 4% e la suddivisione dei seggi secondo cinque circoscrizioni. Inoltre, le forze politiche che si accingano a presentare le proprie liste di candidati dovranno raccogliere almeno 30.000 firme a livello nazionale, spartite nell’ordine del 10% tra le le suddette circoscrizioni. Infine, non sarà possibile presentarsi in coalizione, ma solo sotto le insegne di liste unitarie.

È evidente quanto queste condizioni contribuiranno a sfoltire brutalmente il frastagliato e diviso quadro politico dell’opposizione, soprattutto nelle sue numerosissime declinazioni a sinistra, che qualora restasse tale si ritroverebbe o esclusa dalle istituzioni comunitarie o comunque condannata all’irrilevanza, anche nelle sue espressioni più corpose, a prescindere dalla bontà della proposta messa in campo.

I tempi non offrono grandi margini di manovra: entro il trentesimo giorno dalla data di celebrazione delle elezioni europee, le liste e gli schieramenti dovranno, forzatamente, stabilire la propria linea politica e/o liberarsi dall’inverosimile caos che ad oggi le contraddistingue. Solo a questo punto si potrà parlare compiutamente e concretamente di opposizione.

Il Partito Democratico e Forza Italia: “ma non dovevamo non rivederci più?”

Ad oggi, a partire sicuramente da una posizione di vantaggio a livello mediatico e organizzativo sono i partiti della “vecchia politica”: il Partito Democratico e Forza Italia.

Entrambi godono di una consumata presenza sul territorio e nelle istituzioni, vantano diverse esperienze di governo e hanno costituito, grossomodo, i poli del bipolarismo italiano. Con una certa sicurezza, riusciranno a ottenere alle prossime elezioni europee un risultato che frutterà una rappresentanza parlamentare. Tuttavia, e anzi proprio per i motivi sopraelencati, si tratta di forze politiche che versano in profonda difficoltà da un punto di vista della credibilità e dell’identità.

Forza Italia è il partito di centro-destra liberale fondato da Silvio Berlusconi, che l’ex Cavaliere guida, incarna e rispecchia quasi come una protesi corporea. Non sorprende che alle difficoltà del “caimano”, eclissato nel suo carisma da Salvini, corrisponda la debolezza profonda di FI, ormai priva di un chiaro progetto politico. Il recente, quasi disperato, protagonismo mediatico di Berlusconi non è stato in grado di invertire questa tendenza, anzi, l’ha forse aggravata.

Il Partito Democratico, una volta pilastro del centro-sinistra a vocazione maggioritaria, sarebbe dovuto essere il perno dell’opposizione al governo: da ormai un anno si trova invece impantanato tra le secche di in un congresso permanente. Incapace di elaborare una linea politica compiutamente post-renziana, si è affidato allo strumento delle primarie per eleggere una nuova guida suffragata da militanti e simpatizzanti.

Il 3 marzo si affronteranno i candidati Zingaretti, Martina e Giachetti. Dalla proposta di sinistra ma tiepida ed equilibrista del primo, al pacifismo centrista del secondo, fino alla rivendicazione e alla prosecuzione delle politiche della scorsa legislatura del terzo, la scelta ha il sapore insipido del già visto. Una proposta politica del tutto nuova, interpretata da nuovi volti e capace di sciogliere questo torpore non vedrà la luce né prima né subito dopo le elezioni europee, a prescindere dal vincitore.

Bisogna rassegnarsi: sia il PD che Forza Italia, almeno nella loro forma attuale, non potranno interpretare a lungo il bisogno di opposizione, e con questi presupposti i seggi che conquisteranno all’Europarlamento saranno comunque esigui e poco spendibili politicamente.

L’inestricabile caos a Sinistra in vista delle elezioni europee

Meglio dirselo subito, senza tanti giri di parole: la Sinistra, quella a che non si riconosce nel liberismo e nel moderatismo del PD, rischia concretamente di non partecipare alla composizione del nuovo Parlamento europeo. Volendo abbandonarsi al pessimismo, più che di una possibilità si tratta quasi di una certezza.

La frammentazione di un fronte che avrebbe dovuto compattarsi in presenza di un appuntamento elettorale così importante per i destini nazionali e continentali rappresenta un fatto sorprendente solo per chi non si è “appassionato” alla rovinosa parabola della Sinistra più o meno radicale durante l’ultimo decennio. Coalizioni elettorali fatte e poi disfatte, contraddizioni, settarismo, incoerenza, politicismo: queste le principali cause di un ridimensionamento costante, culminato nella desolazione attuale.

La composita galassia dei partiti, delle formazioni e dei movimenti in campo è sconfinata, e, ancora una volta, nonostante la somiglianza di fondo delle proposte politiche e il dialogo anche serrato tra le parti, non si riesce a indirizzarsi verso una composizione che consenta di affrontare le elezioni europee con qualche speranza di successo.

Se l’ipotesi del “liberi tutti” sarebbe una condanna assicurata, così è anche il consueto cartello elettorale privo di coesione interna, costruito attorno alle sorti di un leader. Raggiungere invece un’intesa sulla base di una proposta politica chiara, soprattutto riguardo all’Europa, partendo da un’identità condivisa, sarebbe davvero auspicabile.

Con il ritiro ormai quasi certo dalla competizione del federatore Luigi De Magistris, sul quale si fondavano le illusioni di un fronte più vasto, i simboli che con più probabilità potranno comparire sulle schede elettorali saranno quello di un rassemblemant più contenuto della sinistra europea e di una vasta coalizione civica ed ecologista di ispirazione progressista.

Il primo potrebbe unire Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana e i parlamentari europei de L’Altra Europa con Tsipras. La creatura politica che ne scaturirebbe potrebbe allargarsi anche a MDP, a membri ex-LeU e a Diem25, il movimento europeista transnazionale di Varoufakis, che per il momento sembrerebbero portati verso la costruzione di un altro soggetto, specie se il coinvolgimento di Potere al Popolo! nella prima lista dovesse concretizzarsi: cosa poco probabile dopo l’abbandono del sindaco di Napoli, molto vicino al movimento guidato da Viola Carofalo.

Il secondo raccoglierebbe quello che resta dei Verdi e di Possibile, e Italia in Comune dell’ex 5S Pizzarotti, sotto l’ombrello di Onda Verde Civica, che punta anche a coinvolgere associazionismo e forze sociali inespresse. L’eventuale partecipazione di +Europa di Emma Bonino potrebbe fornire un apporto più che significativo al nuovo soggetto, ma ne muterebbe l’identità in senso marcatamente più centrista.

Per entrambe, così come per ogni altra forza di opposizione a Lega e M5S, in Europa o in Italia, la corsa verso le elezioni europee sarebbe tutta in salita.

Luigi Iannone

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here