Salone del Libro e dell'Editoria a Napoli: intervista ad Alessandro Polidoro

Con estremo stupore e piacere da parte di un variegato pubblico di lettori e scrittori, anche la città di Napoli si appresta a diventare un grande centro di editoria: quest’anno dal 24 al 27 maggio si svolgerà il Salone del Libro e dell’Editoria organizzato dal presidente Alessandro Polidoro insieme ad altre personalità di spicco.

La kermesse è motivo di vanto per Napoli che finalmente si adegua ad altre città italiane che ogni anno organizzano eventi legati all’editoria e al libro: basti pensare al Salone del Libro a Torino che oramai è giunto quest’anno alla sua 31° edizione.

La location scelta è il suggestivo complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, che nel mese di maggio sarà avvolto da una magia strepitosa, oltre che diventare luogo di incontro di studenti, lettori, editori. Infatti, per il Salone del Libro e dell’Editoria è previsto uno splendido calendario ricco di eventi interessanti che ha come obiettivo non solo quello di attirare visitatori, ma anche quello di dare un volto nuovo alla città di Napoli che per la prima volta si mette in gioco nel campo dell’editoria.

Napoli Città-Libro: è così che Alessandro Polidoro e i suoi collaboratori hanno voluto intitolare l’atteso evento del Salone. Perché Partenope deve essere anche questo: deve rientrare nel fulcro di quelle città che per l’intero paese si pongono come punto di riferimento per gli editori che stanno nascendo e che hanno voglia di crescere.

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Logo dell’evento “Napoli CittàLibro” Salone del Libro e dell’Editoria

Tantissimi sono gli eventi in programma che precedono l’attesissima kermesse, alcuni già svolti o in corso d’opera: basti pensare al nuovo laboratorio di restauro presso la Biblioteca Nazionale di Napoli oppure ai numerosi workshop che hanno come protagonista la letteratura. Tra le altre, lo scorso 3 gennaio è stato ufficialmente aperto il bando di partecipazione per Napoli Città-Libro: ad oggi, sono tantissimi gli editori nazionali e campani che hanno proposto la loro candidatura per partecipare al Salone.

Al Salone del Libro e dell’Editoria a Napoli hanno lavorato con cura ed accortezza, oltre che Alessandro Polidoro che è il presidente dell’evento, anche il Comitato Liber@Arte, Diego Guida e Rosario Bianco, tutti esperti del settore editoriale. Ma c’è di più: tutti i luoghi di cultura della città sono stati coinvolti in questo straordinario evento; basti pensare alle biblioteche, alle università e agli enti pubblici della città che hanno deciso di cooperare con amore e dedizione. Il team di lavoro ha quindi provveduto a stilare un dettagliato programma in cui annoverano anche grandi nomi della letteratura italiana e straniera: uno dei nomi più celebri è quello di Maurizio De Giovanni.

Abbiamo intervistato Alessandro Polidoro, il quale ci ha gentilmente chiarito alcuni punti salienti che riguardano il Salone del Libro e dell’Editoria a Napoli.

Come nasce l’idea di dare vita all’evento “Napoli città libro – Salone del libro e dell’editoria”?
«Da quando lavoro nell’editoria mi sono reso conto che la città di Napoli non ha un vero salone dai tempi di Galassia Gutenberg. Sebbene ci siano dei virtuosi che con pochi fondi tentino di costruire degli eventi intorno al libro e all’editoria, il problema persiste, in quanto non offrono una vera attrattiva per gli editori esterni al territorio. Da un paio di anni stavo raccogliendo materiale, con la mia redazione, per definire un nuovo evento intorno al libro per la città di Napoli. A questo si sono uniti gli incontri sempre più frequenti con gli editori Diego Guida e Rosario Bianco che si sono dimostrati subito partecipativi e con i quali abbiamo costituito il Comitato Liber@Arte Ente Organizzatore del Salone del Libro di Napoli.»
Quali sono le opportunità che questo evento vuole offrire alla città di Napoli?
«Sono due le possibilità principali, che volevamo offrire al mercato librario campano. La prima è per i lettori. Napoli è la città con i dati di lettura tra i più bassi d’Italia. Quindi organizzare un evento che ponga il libro al centro dell’attenzione può essere l’occasione per svegliare la coscienza dei lettori campani. La seconda possibilità è per gli editori. Innanzitutto a Napoli manca un editore nazionale di riferimento, pur vivendo il paradosso di un momento storico in cui gli autori italiani più apprezzati in patria e all’estero sono in buona parte di origine napoletana, penso ai vari De Giovanni, Starnone, Ferrante, Saviano e potrei continuare a fare nomi di altissimo profilo. Quindi portare a Napoli un evento di questo tipo mi auguro possa dare maggiore visibilità a quegli editori che pur con poche forze fanno un lavoro virtuoso su un territorio che nonostante tutto ha ancora molto da dire.»
A chi è prettamente rivolto questo evento? E in che modo il pubblico partenopeo, in particolare i giovani, ha reagito a questa iniziativa?
«Già con i soli primi eventi mensili organizzati sotto l’egida di NapoliCittàLibro abbiamo potuto registrare una buona partecipazione della città, in particolare quando gli incontri hanno coinvolto personaggi di rilievo quali Luca Briasco, Kamel Daoud, Antonella Cilento, Maurizio de Giovanni, e lo stesso Francesco Durante che è direttore artistico della manifestazione. Pertanto il salone si rivolge a tutte quelle persone che per partecipare a eventi sul libro e la lettura si sono dovuti spostare anche a Roma, Torino, Milano, e tra questi ci sono anche tanti giovani che dimostrano di amare la letteratura contemporanea, e di dedicare del tempo per ascoltare i propri miti e i propri scrittori.»
Oggi l’editoria vive un momento particolare in quanto sta stringendo una forte cooperazione con le digital humanities. Cosa ne pensa di questa collaborazione?
«A un settore come l’editoria la tecnologia non deve far paura, anzi lo scopo di un editore dev’essere quello di veicolare la cultura e l’informazione attraverso i mezzi del proprio tempo. Se si parla di e-book tuttavia credo che siamo ancora lontani da una rivoluzione del metodo di lettura. La stampa a caratteri mobili permise a chiunque di accedere al libro. Fu una rivoluzione! L’e-book per ora aggiunge poco al libro in sé, e al nostro lavoro, ma ci permette anche di intuire attraverso le sue potenzialità quanto più performativa potrà essere l’esperienza di lettura in futuro.»
Infine: cosa si aspetta da questo evento?
«Prima di tutto la partecipazione della città. Poi, come organizzatore, mi aspetto una reazione di orgoglio da parte degli editori e degli operatori culturali campani, così da dimostrare che anche Napoli è in grado di muovere le proprie forze a favore della lettura. D’altra parte le adesioni che stiamo ricevendo da tutta Italia, e l’appoggio di altre manifestazioni del sud, dimostrano che esiste la reale esigenza, da parte dei miei colleghi, di incontrare i lettori del meridione.»
Arianna Spezzaferro