Annie Ernaux
(fonte immagine: illibraio.it)

La scrittrice francese Annie Ernaux ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura 2022 «per il coraggio e l’acutezza clinica con cui svela le radici, gli allontanamenti e i vincoli collettivi della memoria personale».

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Una vittoria meritatissima ma non annunciata: l’Accademia di Svezia ha sorpreso molto conferendo il premio a questa scrittrice amata e apprezzata non solo in Francia. Il suo nome era tra i papabili, ma non risultava tra i favoriti – quest’anno i nomi erano Rushdie e Houellebecq.

Annie Ernaux, nata il 1° settembre 1940 nella cittadina normanna di Lillebonne, studia Lettere prima a Rouen e poi a Bordeaux, per poi insegnare francese nei licei di varie regioni francesi. Femminista, politicamente molto attiva, è sempre stata lontana dai circoli letterari e ha sempre sostenuto l’urgenza e la necessità di una letteratura che, prima di diventare universale, attraversi l’indagine del sé. Ernaux crede nel potere della scrittura, un potere salvifico, una forza liberatrice, e la scrittura non ha bisogni di artifici: le sue opere sono une écriture plate, una scrittura che possa facilmente esprimere il «desiderio di sconvolgere le gerarchie letterarie e sociali, scrivendo allo stesso modo di oggetti considerati indegni della lingua letteraria, come i supermercati, i treni suburbani, e gli altri più nobili come i meccanismi della memoria, la sensazione del tempo». Lei è una scrittrice che ha sempre cercato di capire e colmare i vuoti lasciati dai rapporti di genere, dalla lingua, anche attraverso l’analisi di quelli che erano – e sono! – i rapporti di classe.

Nel 1974 pubblica il suo primo romanzo, “Les Armoires vides” , tradotto in italiano con il titolo “Gli armadi vuoti” e pubblicato da Rizzoli nel 1996. Dieci anni dopo, nel 1984, vince il prestigioso Prix Renaudot con “La place” , in italiano “Il posto”, pubblicato da “L’Orma” nel 2014, che racconta i compianti e traditi genitori. Ed è proprio la casa editrice L’Orma a pubblicare in Italia, da 10 anni, le opere di questa scrittrice intensa e straordinaria. E il sito della casa editrice ricorda come “nei suoi libri ha reinventato i modi e le possibilità dell’autobiografia, trasformando il racconto della propria vita in acuminato strumento di indagine sociale, politica ed esistenziale”. Nei suoi libri continua a indagare nella sua vita riuscendo a mantenere il distacco emotivo

Ne L’altra figlia c’è la storia di una sorella che non c’è più, e non è un caso che questo romanzo sarà pubblicato solo alla morte dei genitori: In un’assolata domenica d’estate una bambina ascolta per caso una conversazione della madre, e la sua vita cambia per sempre: i genitori hanno avuto un’altra figlia, morta ancora piccola due anni prima che lei nascesse. È una rivelazione che diviene lo spartiacque di un’infanzia, segna il destino di una donna e di una scrittrice, e infiamma l’intensa prosa di questo romanzo breve. «Per lasciarsi alle spalle il fuori fuoco del vissuto» Annie Ernaux intraprende una lettera impossibile a quella sorella sconosciuta. Rivivono così i sensi di colpa e i moti d’orgoglio, le curiosità taciute e le inconfessabili gelosie, il peso del confronto e il privilegio di essere amata.

fonte immagine:lormaeditore.it

Sarà la storia di un aborto clandestino a darle però, nel 2000, la consacrazione con L’evento. Ottobre 1963: una studentessa ventitreenne è costretta a percorrere vie clandestine per poter interrompere una gravidanza. In Francia l’aborto è ancora illegale – la parola stessa è considerata impronunciabile, non ha un suo «posto nel linguaggio».
L’evento restituisce i giorni e le tappe di un’«esperienza umana totale»: le spaesate ricerche di soluzioni e la disperata apatia, le ambiguità dei medici e la sistematica fascinazione dei maschi, la vicinanza di qualche compagna di corso e l’incontro con la mammana, sino al senso di fierezza per aver saputo attraversare un’abbacinante compresenza di vita e morte.
Qui Ernaux interroga la memoria come strumento di conoscenza del reale. Dalla cronistoria di un avvenimento individualmente e politicamente trasformativo sorge una voce esattissima, irrefutabile, che apre uno spazio letterario di testimonianza per generazioni di donne escluse dalla Storia.

Con Gli anni Annie Ernaux ci porta a riflettere sul significato del tempo che passa: come accade che il tempo che abbiamo vissuto diviene la nostra vita? È questo il nodo affrontato da Gli anni, romanzo autobiografico e al contempo cronaca collettiva del nostro mondo dal dopoguerra a oggi, nodo sciolto in un canto indissolubile attraverso la magistrale fusione della voce individuale con il coro della Storia. Annie Ernaux convoca la Liberazione, l’Algeria, la maternità, de Gaulle, il ’68, l’emancipazione femminile, Mitterrand; e ancora l’avanzata della merce, le tentazioni del conformismo, l’avvento di internet, l’undici settembre, la riscoperta del desiderio.
Scandita dalla descrizione di fotografie e pranzi dei giorni di festa, questa «autobiografia impersonale» immerge anche la nostra esistenza nel flusso di un’inedita pratica della memoria che, spronata da una lingua tersa e affilatissima, riesce nel prodigio di «salvare» la storia di generazioni coniugando vita e morte nella luce abbagliante della bellezza del mondo. E sarà proprio con questo libro che vincerà il Premio Strega europeo, che le aprirà definitivamente – e probabilmente anche con un po’ di ritardo – le porte del successo (anche in Italia, dove però le sue opere Gli anni e L’evento saranno pubblicate presso la casa editrice L’Orma nel 2015 e nel 2019, con la traduzione di Lorenzo Flabbi.).

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Le ricostruzioni della vita e della Storia che ha fatto Annie Ernaux attraverso i suoi romanzi dimostrano come una ricostruzione può essere sì dolce ma anche crudele: ci sono gli avvenimenti personali, quelli storici, la morte, la vita, i diritti delle donne, i diritti dei lavoratori, il capitalismo. Il suo viaggio attraverso i ricordi – soprattutto i ricordi personali – è un vero e proprio atto letterario, un atto che con precisione chirurgica ci pone davanti ai sentimenti umani: il dolore, la vergogna, la distanza da sé, tutto ciò che è necessario per attraversare la vita e capirla. Comprenderne le sfumature, le battaglie, i desideri, il dovuto e ciò che bisogna restituire, che altro non è, per lei, il rispetto per la scrittura, l’amore per la parola piana e oggettiva.

Con questa vittoria ribadisce il suo essere una grande scrittrice, e si spera che questa risonanza mediatica possa raggiungere sempre più lettrici e lettori.

Il 9 novembre L’Orma pubblicherà Il ragazzo, uscito quest’anno in Francia con il titolo Le jeune homme.

Valentina Cimino

Volevo studiare lettere e alla fine mi sono iscritta a giurisprudenza. Appassionata di libri, poesie e balletto. Proud to be nerd. Lavoro, scrivo, leggo, mangio. Dormo poco.

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