ticket sanitario peranza
Fonte: Calabrianews.it

L’art. 53 della Costituzione recita che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Il cosiddetto principio di progressività appena citato è stato spesso disatteso nella pratica della politica. Rilevante quindi è la posizione dal neo Ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha proposto di rimodulare il ticket sanitario in senso progressivo, accompagnandovi inoltre la volontà di abolire il superticket (introdotto nel 2011) che si applica su base regionale per alcune visite specialistiche.

Le proposte di riforma sul ticket sanitario

Il Ministro, con un video su Facebook, ha annunciato di voler inserire nella Finanziaria 2020 una rimodulazione del ticket sanitario che si basi principalmente sull’ISEE, modificando l’attuale sistema che prevede un’esenzione per categorie specifiche e per famiglie con redditi sotto i 36.000 euro annui circa, per poi far pagare a tutti la stessa somma (circa 36 euro a intervento). Roberto Speranza sottolinea per l’appunto come «di fronte a un ticket sanitario non conta quanti soldi hai e non conta se sei un miliardario o una persona in difficoltà economica. […] Io credo che su questo si possa intervenire con un principio molto semplice: chi ha di più deve pagare di più e chi ha di meno deve pagare di meno».

Insieme a questo, il deputato di LeU vorrebbe inoltre cancellare il superticket, già oggetto di dibattito nel 2017, che ammonta a 10 euro per interventi specifici sopra una certa soglia. Oneri per i cittadini che hanno visto lievitare sempre più i costi del servizio sanitario nazionale, cui si aggiungono le lunghe liste di attesa, portando (chi se lo può permettere) ad affidarsi a privati. Il principio di questi interventi non è solo quello di progressività ma anche, afferma Speranza, «l’articolo 32 della Costituzione, che dice che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività». Viene infine annunciato (cosa non scontata) che per il 2020 non verranno tagliati i fondi alla Sanità che avrà invece 2 miliardi aggiuntivi rispetto al 2019 e un altro miliardo e mezzo per il 2021, come previsto dalla manovra dello scorso anno.

La posizione del Premier

Conte, seppur favorevole, ha cercato di inserire in un quadro più ampio le proposte del suo Ministro. Da un lato frenando sulla modifica del ticket sanitario, ma al tempo stesso accogliendo la possibilità di discutere sul superticket già in questa Finanziaria. In merito è intervenuto da Cagliari dicendo che «Gli interventi sul superticket e sul ticket sanitario sono programmati non domani mattina ma in un arco di tempo più ampio. Ricordo che il nostro progetto non scade a dicembre ma è da attuare nel corso della legislatura, e anche i tempi degli interventi sono da dosare nel corso dei prossimi mesi e anche degli anni».

Speranza ticket sanitario
Il Premier Conte e il Ministro Speranza ad un evento organizzato da Articolo UNO
Fonte: Polisblog.it

Viene quindi espressa anche dal Premier la volontà di intervenire, con i giusti tempi, in primis sul superticket (la cui abolizione si dovrebbe aggirare sui 400 milioni) e in una prospettiva di medio periodo sul ticket sanitario il quale, con una riforma in senso progressivo, non dovrebbe modificare il gettito per lo Stato che ad oggi ammonta a circa 3 miliardi sui 116,5 previsti per la nuova legge di bilancio.

Con il nuovo governo si va quindi verso un cambio di rotta, dopo il tema migranti, anche riguardo alla sanità pubblica, uno dei pilastri fondamentali del nostro welfare. Il principio di equità sociale era stato dimenticato da Salvini, che con la sua flat tax avrebbe fatto un enorme regalo ai più ricchi; abbassando le entrate per lo Stato si sarebbe poi finito per tagliare la spesa pubblica, magari come spesso accade proprio alla Sanità. Con le politiche economiche leghiste si sarebbe andato a incrinare ulteriormente quel patto sociale che la politica, con scelte di ampio respiro, deve sempre impegnarsi a preservare.

La speranza è che il governo possa proseguire con politiche redistributive, applicando l’art. 53 anche ad altri campi e settori, per esempio innalzando la soglia ISEE di esenzione totale per le tasse universitarie, permettendo a più giovani di laurearsi con tranquillità e ricordando che siamo tra i paesi europei con la più bassa percentuale di laureati.

L’accesso ai servizi, che lo Stato si impegna a garantire, dovrebbe essere uno dei principali metri di giudizio di una società avanzata nella quale chi ha di più deve dare di più. Non è una punizione per i ricchi, ma un paradigma tanto semplice quanto equo: bisogna solo che i nostri decisori abbiano la libertà e la volontà politica di attuarlo.

Davide Iannaccone

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