Accordo di Malta sui migranti
fonte: wired.it

Risale a pochi giorni fa la grande manifestazione in difesa dell’ambiente che ha nuovamente accesso i riflettori su un tema che dovrebbe essere uno dei punti cardine delle politiche di ogni Paese. Tuttavia, accanto all’emergenza ambientale, continua ad agitarsi anche un’altra emergenza, quella dei migranti. Problematica, questa, che per mesi è stata in cima all’agenda politica dei Paesi europei e che sembra aver trovato una possibile soluzione nell’accordo di Malta.

Accordo di Malta, i punti salienti

Il 23 settembre a Malta ha avuto luogo un incontro tra i Ministri dell’Interno di Francia, Italia, Germania e Malta, oltre alla Finlandia che ha la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea e il Commissario UE agli Affari Interni. I sei hanno trovato un primo accordo sulla ricollocazione dei migranti, che sembra avere per ora l’appoggio di circa dieci/dodici Paesi tra cui, oltre ai promotori, figurano Lussemburgo, Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna e Olanda.

Ciò nonostante, per avere un quadro più chiaro del cosiddetto accordo di Malta è necessario aspettare l’8 ottobre, quando il vertice dei Ministri dell’Interno discuterà l’accordo.

(Da sx a dx) I Ministri dell’Interno di Francia (Castaner), Italia (Lamorgese), UE (Avramopoulos), Malta (Farrugia), Finlandia (Ohisalo) e Germania (Seehofer).
Fonte: Corriere.it

Tale intesa prevede un sistema di rotazione, seppur ancora volontario, del porto di sbarco (“place of safety“), differentemente da come delineato dall’accordo di Dublino, cui dovrebbe seguire una ricollocazione preventiva e in tempi rapidi (massimo quattro settimane) dei migranti che raggiungono i porti attraverso imbarcazioni militari e delle ONG. Vengono però esclusi dalla ripartizione tutti coloro che giungono su imbarcazioni autonome, che stando a un rapporto ISPI risultano essere la maggior parte degli arrivi in Italia. Viene inoltre garantita la protezione umanitaria alla quasi totalità di coloro che arrivano in Europa, senza distinzione riguardo alla motivazione della richiesta di asilo.

La principale criticità resta, tuttavia, l’assenza di sanzioni per i Paesi che non accettano il meccanismo delle quote di ripartizione (si parla di un range del 10-25% in base allo Stato).

Le reazioni della politica

Luciana Lamorgese e Michael Farrugia (Ministro degli Affari Interni maltese)
Fonte: timesofmalta.com

L’accordo di Malta può rappresentare la prima vittoria per il nuovo ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, che alla conferenza stampa non nasconde la sua soddisfazione per aver incanalato il dibattito sui migranti nella direzione giusta, verso una linea comune europea. Sottolinea inoltre come l’accordo appena raggiunto non sarà un “prendere o lasciare” per gli altri Paesi dell’UE, ma saranno ascoltate le osservazioni e le eventuali proposte di modifica di ciascuno, in nome dello spirito di solidarietà reciproca.

Da segnalare inoltre come il Ministro dell’Interno tedesco, rimasto soddisfatto del colloquio avuto con Lamorgese, veda questo primo accordo sui migranti in una prospettiva di più ampia e radicale riforma del trattato di Dublino, che fino ad ora ha regolato con varie criticità l’accoglienza e il ricollocamento dei migranti.

accordo di malta migranti
Fonte: www.globalist.it

Dello stesso avviso è il presidente Conte, che ritiene l’accordo di Malta un passo importantissimo verso una soluzione comune della questione migranti; al contempo ritiene però che sia troppo presto per ritenerla una svolta definitiva, e tiene a precisare che il Decreto Sicurezza (che verrà modificato seguendo i consigli di Mattarella) rimane un perno fondamentale per garantire il controllo delle acque territoriali italiane.

Non tarda ad arrivare anche l’opinione di Salvini, convinto che l’accordo di Malta non sia altro che l’ennesima presa in giro dell’Europa, ricordando i (fallaci) risultati raggiunti con la sua politica dei porti chiusi (che però chiusi non erano, come rileva sempre l’ISPI). Continua il dibattito a distanza tra l’ex Ministro dell’Interno e Conte, che risponde invitandolo a “non essere invidioso” e a condividere la soddisfazione del risultato raggiunto dall’Italia.

È presto per dire che con l’accordo di Malta ci sia stato uno stravolgimento in tema di politiche migratorie, ma è possibile rilevare un segnale nella direzione giusta che vede protagonista la collaborazione reciproca tra Paesi e una rinnovata solidarietà europea.

A sostegno di questo cambio di rotta si è schierata anche Amnesty International, che in un comunicato ha sottolineato di accogliere positivamente l’accordo, attendendo però la definizione chiara del nuovo meccanismo: «Ci auguriamo che l’attuazione dell’accordo ponga fine all’osceno spettacolo di persone lasciate in mare per settimane a bordo delle navi che le hanno soccorse, in attesa di sapere dove, o persino se, potranno sbarcare. […] Sebbene riguardi solamente le persone soccorse nel Mediterraneo centrale, l’accordo di oggi è il segnale che i leader europei possono iniziare finalmente a gestire l’immigrazione in modo più responsabile e umano. Ora è fondamentale che molti altri Stati membri si uniscano presto all’accordo».

Chissà se proprio il tema migranti, che ha creato grandi difficoltà all’UE, potrà essere il terreno su cui ricostruire l’Unione. Poco è bastato per trovare l’accordo di Malta, seppure ancora in divenire: un ministro dell’Interno competente, che cerca di far valere le posizioni dell’Italia nelle sedi opportune, ove il precedente Ministro risultava sistematicamente assente preferendo le comparsate in TV. Di certo, ogni Paese dovrà fare la sua parte nel progetto europeo per andare avanti nell’unico modo possibile: insieme.

Davide Iannaccone

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