La Sinistra e la sindrome di Peter Pan

Delle volte che si è proposto di ripartire da qualcuno o da qualcosa, ormai, abbiamo perso il conto. Ciò che al momento è (fin troppo) chiaro, invece, è che la Sinistra italiana è ferma, paralizzata in un coma irreversibile e non sembra dare cenno di vita, nonostante l’incessante formicolio di nomi e sigle che brulicano sottopelle e che potremmo clinicamente diagnosticare come un riflesso involontario causato dall’avvicinarsi delle europee.

Ma c’è di peggio. Nella voraginosa insussistenza elettorale, inconsistenza mediatica, incomunicabilità narrativa della Sinistra ci si è smarriti al punto da dimenticare volti, simboli e storie di una tradizione, anche ideologica, tutt’altro che irrilevante. E il crollo di credibilità ha frantumato la campana di vetro sotto cui ci si era andati vigliaccamente a rifugiare mentre i nuovi fascismi (perché è inutile girarci intorno chiamandoli sovranismi, patriottismi e menate del genere: sono fascismi, punto e basta) dirompevano dal terreno come scheletri da un cimitero, divorando ogni spazio di discussione e agone politico, consegnando il Paese al Governo più reazionario dai tempi del trisavolo di Caio Giulio Cesare. Questo in camicia e cravatta, non quello in toga.

È accaduto così che all’estinzione di una classe dirigente più degna di definirsi con il supino passivo che con il participio presente sia corrisposta una fuga dalla realtà dell’elettorato e, in generale, dell’insieme di esperienze, attivismi, buone pratiche e aggregazioni comprese nel “popolo” di Sinistra. Quel popolo che, in mancanza di idee, di riferimenti, di un partito capace di declinare l’egemonia culturale anche al di fuori di gruppi Whatsapp con dodici partecipanti, ha finito per aggrapparsi a qualunque cosa pur di non morire di solitudine per legittima difesa intellettuale. E ha finito per trovare un appiglio nelle nuovissime generazioni.

All’inizio fu il bambino con la maglietta rossa ospite del programma televisivo Alla lavagna!, quel sapiente mix di propaganda e distrazione di massa da Istituto Luce in palinsesto su Rai3. Nella foto di rito con l’ospite d’onore Matteo Salvini, il ragazzino prese le distanze – fisiche ed emotive – dal resto del gruppo facendo sfoggio, peraltro, di una maglietta rossa. Poi fu il turno di Rami, l’eroe del pullman dirottato e incendiato che riuscì ad allertare le forze dell’ordine prima che accadesse il peggio. Dopo aver candidamente ammesso di desiderare una norma come lo ius soli, fu preso di mira dall’ospite di cui sopra (ospite sì, ma in questo caso a sbafo, del Viminale) e invitato a candidarsi e a farsi eleggere per dare seguito alle sue rivendicazioni.

Quindi arrivò Greta Thunberg e con lei l’esercito di giovani attivisti per l’ambiente a cui hanno detto di ispirarsi Mattarella, Zingaretti, De Magistris, Fratoianni e il 95% dei politici di sinistra – giusto perché l’altro 5% ha difficoltà a pronunciare correttamente “Thunberg”. Infine è stata la volta di Simone, il ragazzo di Torre Maura che ha tenuto testa, con le sue argomentazioni, ai deliri di Casapound contro i rom sfollati. Il suo “Non me sta bene che no” è su mezzo miliardo di vignette, immagini del profilo Facebook, striscioni e t-shirt, e ha ottenuto il plauso unanime di associazioni, sindacati, sigle partitiche e personalità del mondo antifascista con le evitabili eccezioni.

E cos’hanno in comune questi ragazzi, oltre alla giovane età? Che nessuno di loro si è mai definito “di sinistra”. Il non avere agito in cerca di voti o di visibilità, ma per semplice, sincera convinzione di assecondare una giustizia morale. Nient’altro: è stata poi la Sinistra a prenderli a riferimento, a intestarsi i loro esempi fin quasi a mitizzarli, a fare di loro il canovaccio di una narrazione a singhiozzi, mossa dal consenso, non dal senso, dalla moda, non dal modo. I ragazzi hanno lo sguardo sgombro del cielo incontaminato, la credibilità ingenua dei virgulti in primavera e la spendibilità dei sogni da coltivare nel giardino dietro casa. E sono senza dubbio parte attiva e integrante della società. Ma caricarli di significati politici che non hanno chiesto né cercato è francamente squallido, oltre che disonesto.

Troppo facile nascondersi dietro la loro purezza per dissimulare la mancanza di coraggio o peggio, l’incapacità. Non serve Greta per capire che occorre ridurre le emissioni e limitare il consumo di suolo. Non serve Rami per sostenere che chi nasce o cresce in Italia è più italiano di chi siede sugli scranni del Parlamento sputando sulla Costituzione. Non serve Simone per affermare che ogni minoranza ha il diritto di essere tutelata e il fascismo è una piaga purulenta da cauterizzare prima che mandi di nuovo in cancrena il Paese. I ragazzi vanno presi per mano e incoraggiati a continuare le loro battaglie, non usati come scudi umani e scaraventati in trincea a prendersi i proiettili di stampa, opinione pubblica e complottisti da strapazzo.

E, soprattutto, alla Sinistra non serve andare in cerca di nuovi profeti e buone novelle: basterebbe che tornasse a fare la Sinistra. Sempre ammesso che ne abbia voglia.

Emanuele Tanzilli