Copertina
Copertina "Frammenti di vetro" (fonte immagine: mardeisargassiedizioni.com)

Frammenti di vetro è il titolo del romanzo di Inga Gaile, edito da Mar dei Sargassi.

Anni ’30, Lettonia. Un ospedale psichiatrico e un progetto nazionale di eugenetica: durante la dittatura relativamente morbida del “Condottiero” e “grande SeminatoreKarlis Ulmanis (1934 – 1940) furono creati un Istituto di ricerca per la forza viva del popolo e una Commissione di eugenetica che, nello spirito di una eugenetica “positiva” (concetto in realtà aberrante), promuovevano l’incremento demografico delle forze migliori del popolo. In quel periodo gli obiettivi eugenetici della Lettonia non superarono i confini della ricerca, deprecabile, non si raggiunse mai l’annientamento fisico delle persone cosiddette deboli; gli anni successivi però, dopo che la Germania nazista nel 1941 occupò la Lettonia, 336 pazienti dei 351 che si trovavano nell’ospedale di Strenči furono uccisi.

Frammenti di vetro: la sinossi

Magdalēna è ricoverata presso la clinica psichiatrica di Strenči, a un centinaio di chilometri da Riga, con una diagnosi di psicosi maniaco-depressiva e una nuova vita in grembo. Siamo alla fine degli anni Trenta del Novecento e in Lettonia c’è la dittatura di Kārlis Ulmanis.
Con il “Condottiero” al comando, fioriscono il culto del popolo sano e forte e la volontà di cancellare tutto ciò che è considerato devianza o malattia: come nel resto d’Europa, anche qui la teoria eugenetica promuove l’uso della sterilizzazione.
Rimasta incinta di Kārlis, il medico che l’ha in cura, Magdalēna è costretta dunque a trovare riparo in campagna presso la madre di lui, Ilze. Pur con forti momenti di crisi, a contatto con Ilze e il suo compagno Mārtiņš la ragazza, segnata da un precedente episodio di violenza i cui contorni emergono a poco a poco nel corso del racconto, riesce ad affrontare il profondo senso di colpa che la tormenta e il dolore dovuto al sentirsi rifiutata dai propri genitori.
Attraverso un alternarsi di varie voci narranti e di diversi piani temporali, Inga Gaile costruisce con poetica maestria un romanzo capace di raccontare, da un lato, le ossessioni e le costrizioni di un’epoca e, dall’altro, il trauma e il dolore nascosto in tanti destini. Trauma e sofferenza in cui sfumano i confini tra sanità e malattia, e che solo il rapporto con l’altro può lenire.

L’autrice Inga Gaile (fonte immagine: mardeisargassiedizioni.com)

«Quel che ho cercato di mostrare nel romanzo Frammenti di vetro» ha scritto Inga Gaile nella sua postfazione all’edizione lettone del libro, «è come potevano sentirsi, in quell’atmosfera di positivismo, le persone che in base a una percezione oggettiva o soggettiva non corrispondevano agli ideali del regime di Ulmanis».

Frammenti di vetro (edizioni Mar dei Sargassi) è un romanzo che, partendo dalla malattia mentale, arriva a raccontare la storia della Lettonia. Le protagoniste femminili sono donne forti, caparbie, ma anche – e forse soprattutto – estremamente complesse: Magdalēna, piena di insicurezze e traumi, riesce a trovare la forza per portare avanti la gravidanza; Ilze, taciturna e fortissima, di cui lentamente si scopre una grande sensibilità; Johanna, una matrona che non dimentica né perdona. Gli uomini sono personaggi secondari, appartengono alla storia e la attraversano con i loro dubbi e le loro speranze per un futuro diverso, accompagnati da segreti e vigliaccheria.

Sullo sfondo, la storia lettone, un Paese che negli anni ’30 vorrebbe cancellare tutto ciò che viene percepito come devianza, malattia, per arrivare al culto del “popolo sano“. Ed è in questo contesto che Magda deve abbandonare l’ospedale e andare a vivere da Ilze. Magda è una paziente psichiatrica che è rimasta incinta e l’eugenetica prevede la sterilizzazione dei pazienti malati di mente; perciò deve nascondersi e occultare l’unica relazione positiva sperimentata in vita. Il figlio che aspetta è di Kārlis, figlio di Ilze e giovane medico pieno di talento e di idee all’avanguardia, il cui comportamento potrebbe essere considerato immorale, violento e sopraffattore, proprio come il trauma che ha portato la protagonista tra le mura della clinica psichiatrica. Un interrogativo che cammina con chi legge per tutto il romanzo e che ci si deve porre: quanto è sano il comportamento di questo medico?

Logo Congresso di Eugenetica (fonte immagine: Wikimedia Commons)

Le voci dei personaggi sono momenti del passato che si ricollegano al presente. Ogni personaggio ricorda ciò che ha vissuto e che lo ha portato al qui e ora: speranze disattese, morte, paura, cattiveria, poca o troppa fiducia, il rifiuto da parte dei genitori, la non accettazione di sé e la necessità di proteggere a ogni costo una felicità apparente, ma che risulta alla base della mera sopravvivenza. I segreti che accompagnano chi attraversa questo romanzo vengono svelati poco alla volta, alcuni addirittura sul finale: nulla è come sembra, ma tutto è molto umano.

Questo romanzo è una storia complicata e ricca di sfumature, che provoca tristezza ed evidenzia in maniera delicata la crudeltà della vita e la sofferenza dell’essere umano, costantemente alla ricerca del perdono e dell’accettazione. Denuncia anche la banalità del male fine a sé stesso, il desiderio di onnipotenza, la inconsapevolezza delle proprie azioni, la capacità di negare l’evidenza, la vigliaccheria e le apparenze ingannevoli.

Valentina Cimino

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