Dis-Unione Europea. Un sovranismo europeista è un paradosso possibile
Matteo Salvini, Geert Wilders e Marine Le Pen durante un meeting a Koblenz, Germania. (Fonte: Wolfgang Rattay / Reuters)

Sovranismo e Unione Europea sembrano termini in aperta contraddizione, totalmente incompatibili tra loro, ma a ben vedere le cose non stanno proprio così.

Negli ultimi anni sull’Unione Europea si è detto tutto e il contrario di tutto. Certo, noi siamo abituati alla qualità del dibattito pubblico italiano, dove perfino Povia è diventato un alfiere del sovranismo anti-europeista, ma nel resto d’Europa si è assistito a una crescita di movimenti intesi a riaffermare la priorità della governance nazionale da prendere molto più seriamente dei deliri dei cantanti di casa nostra.

Ovviamente il caso francese dei gilets jaunes è il più rilevante, non solo perché è il più recente, ma anche perché può fornire importanti informazioni sulla direzione che sta prendendo il sovranismo in Europa.
Un appunto: non tutti i gilets jaunes vogliono l’uscita dall’Europa, e non tutti coloro che in Francia vogliono l’uscita dall’Europa sono gilets jaunes. Ma antieuropeisti d’Oltralpe e gilets jaunes sono tutti, in un senso preciso, sovranisti, e proprio questo può fornirci un’informazione preziosa su ciò che è oggi il sovranismo.

Non un movimento di pensiero e di azione unitario, anzi…

Anzi, perfino il principio cardine del paradigma anti-europeista è ormai uscito dal discorso sovranista: un movimento sovranista non deve più – o perlomeno, non necessariamente – porsi come fine l’uscita del proprio Paese dall’Unione Europea; questa Europa, infatti, basterebbe cambiarla da dentro.

Il problema è che di cambiare l’Europa da dentro un tempo ne parlavano i partiti socialdemocratici del continente; oggi, con la rinuncia alla linea dura, questo pseudo-riformismo è entrato nei programmi di partiti populisti, specialmente a destra, ma anche a sinistra. Insomma, il sovranismo non deve più essere anti-europeista a tutti i costi.

Il risultato è una vaghezza ideologica che farebbe sorridere Bernard Manin, lo storico della filosofia politica che già anni fa teorizzava una sempre maggiore convergenza dei programmi politici dei principali partiti, impossibilitati a uscire dal tracciato segnato proprio dalle istituzioni sovranazionali che criticano.

Il mostro di Frankenstein dell’Unione Europea: il sovranismo europeista

Sovranismo, certo, perché il dogma della sovranità nazionale non si discute. Ma anche europeista, perché le criticità dell’Unione Europea scompaiono nel discorso dei sovranisti d’oggi, lasciando spazio a polemiche sterili e a teorie del complotto che servono per l’appunto a nascondere l’assenza di una critica strutturale alle istituzioni europee. Come prendersela con la punta di un iceberg.

Nel frattempo, le elezioni europee incombono, e tra pochi mesi si voterà per rinnovare il Parlamento di Strasburgo. E se l’Internazionale Sovranista un tempo sembrava una paradossale distopia, nel 2019 quel paradosso potrebbe diventare una temibile realtà.

Aiutati da chi tace

I meriti di questa presunta pseudo-Internazionale – arraffazzonata alla bell’e meglio ma clamorosamente efficace – vanno però considerati alla luce del suicidio politico del quale rischiano di rendersi protagoniste nei prossimi mesi le forze politiche continentali con una più lunga tradizione europeista alle spalle.

I presupposti non mancano. Le due anime dell’europeismo classico – liberalconservatrice e socialdemocratica – sono particolarmente colpevoli dell’ascesa dei sovranisti a livello europeo a causa della loro incapacità di convincere i propri elettori nei rispettivi Paesi di un semplice fatto: senza Europa – anche senza questa Europa, tanto vitepurata – staremmo peggio.

Ma un fatto resta un fatto, e allora se a liberali e socialisti non riesce di sfruttarlo a loro favore ecco che i sovranisti europeisti di cui sopra se ne appropriano: senza Europa staremmo peggio, vero, ma con la nostra Europa staremmo meglio. E ormai i tempi sono maturi per questa nuova Unione. In una parola, sovranismo o muerte.

Davide Saracino

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