San domenico Maggiore napoli

Nel suo appuntamento odierno, il Ventre di Napoli si immerge nella storia antica e contemporanea della nostra città che presto sarà meta di uno degli eventi culturali più prestigiosi e amati. Parliamo del Salone del Libro e dell’Editoria, che dal 24 al 27 maggio arriva proprio a Napoli, ospitato nel complesso di San Domenico Maggiore.

Cultura, arte e storia unite a dar vita ad una combinazione vincente per creare un evento unico. Frutto del Comitato Liber@Arte, l’evento intende offrire anche ai lettori del Mezzogiorno la possibilità di sentirsi parte integrante di un fenomeno culturale in movimento, colmando quel vuoto creato dalla prolungata assenza di organismi e di istituzioni capaci di offrire proposte interessanti nell’ambito della lettura, dell’editoria e della cultura. Napoli Città-Libro, questo il nome del progetto che porterà finalmente anche la nostra città ad allinearsi alle tante altre che hanno già scelto di abbracciare iniziative di questo genere.

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La scelta della destinazione è ricaduta sul complesso di San Domenico Maggiore, luogo ideale e rappresentativo della storia partenopea, polo culturale in voga dal Rinascimento, a seguito della decisione della dinastia aragonese di costruire la Chiesa a pantheon della famiglia reale, della quale è qui possibile visitare tutt’oggi le sepolture.

Sita lungo il decumano inferiore nell’omonima piazza, la Chiesa ha origini gotiche ma presenta oggi una struttura dall’aspetto per lo più barocco, regalatogli a seguito del più importante intervento di restaurazione ad opera di Vaccaro.

A volerne e finanziarle la costruzione fu Carlo d’Angiò: eretta nel 1283 e affidata ai domenicani, la Chiesa, terminata nel 1324, ingloba il preesistente Monastero di San Michele Arcangelo a Morfisa, nel quale si stabilirono i frati. Delle tre porte d’accesso, quella principale si trova lungo il Vico San Domenico: da questo ingresso è possibile ammirare nella sua maestosa pienezza la bellezza della struttura.

Strutturata con una pianta a croce latina suddivisa in tre navate, la Chiesa si presenta all’interno ricca e sfarzosa, con la sua abbondanza di oro e di marmi, il soffitto a cassettoni, sul quale è possibile osservare lo stemma dei domenicani circondato dai simboli delle armi della corona aragonese.

Tra le 27 cappelle, spicca la sesta, il cosiddetto cappellone dei Crocefissi: la sua importanza sta nel fatto che questa ospita una riproduzione fotografica della tavola del Crocefisso del XIII secolo, che, secondo le credenze, avrebbe parlato a Tommaso d’Aquino; pare infatti che il santo soggiornò qui diversi anni in qualità di insegnante di teologia. Altra zona della struttura degna di menzione è la sagrestia: qui, sotto la volta affrescata da Francesco Solimena nel 1709, è possibile ammirare le Arche aragonesi che sono un esempio rarissimo di collezione di sepolture, visto l’eccellente stato di conservazione delle salme e dei corredi funerari.

L’ingresso al convento è adiacente a quello della Chiesa: anche qui, passarono e soggiornarono personalità della fama di Giordano Bruno. L’opera di ristrutturazione, avviata nel 1289, vide avvicendarsi personalità prestigiose come gli architetti Presti, Picchiatti e Nauclerio. Nel corso dei secoli, l’edificio si allargò a dismisura, raggiungendo dimensioni quadruple rispetto a quelle d’origine, tanto da essere paragonato ad una città nella città: a seguito dei lavori promossi nel 1669 dal priore Tommaso Ruffo dei duchi di Bagnara, l’area raggiunge la sua massima espansione territoriale. La struttura, articolata su tre livelli, fino agli anni ’90 ospitava le aule dell’ex Corte d’Assise: qui, si trova la cella in cui il boss Cutolo attese il giorno del suo processo. Riaperta al pubblico il 16 maggio 2012, oggi è suddivisa in 3 aree: quella propria del convento, una seconda in cui è stata adibita la palestra Virtus ed un’altra in cui si trova l’Istituto Scolastico Superiore Casanova. La riapertura è avvenuta a seguito di un lungo lavoro di restauro, il cui costo ammonta a 3 milioni e mezzo di euro, che ha interessato un’area di circa settemila metri quadrati.

L’evento, accolto nell’ambito del progetto del Maggio dei Monumenti, ha mostrato nuovamente l’antico splendore della struttura, grazie ad un restauro capillare e certosino, al fine di ottenere un recupero dei cicli pittorici, degli stucchi tardo seicenteschi e della Cella di San Tommaso, interamente decorata negli anni venti del Settecento, di numerosi arredi tra cui la Macchina liturgica per le Quarantore, complesso organismo che ha tutte le potenzialità per rappresentare in futuro uno dei punti di maggior attrazione dell’immancabile organizzazione museale che riguarderà questi spazi.

Connubio di arte, storia e fede, edificio imponente e sontuoso che non smette di suscitare stupore e fascino, nel quale gli strati della storia sembrano riaffiorare nella sovrapposizione di stili diversi, di elementi perduti e poi restaurati, di aree recuperate o in via di recupero, San Domenico Maggiore non poteva non costituire il teatro ideale per un evento come il Salone del Libro, che mira ad ottenere «la partecipazione della città, una reazione di orgoglio da parte degli editori e degli operatori culturali campani, così da dimostrare che anche Napoli è in grado di muovere le proprie forze a favore della lettura» (Alessandro Polidoro, presidente dell’evento).

Sonia Zeno

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Sonia Zeno, nata il 19/08/93 a Napoli e residente in Ercolano. Laureata in Lettere moderne, attualmente studentessa di Filologia moderna, aspira a diventare una scrittrice e docente di letteratura italiana. Amante della poesia e convinta che essa sia capace di donare occhi nuovi con cui guardare il mondo circostante, scoprendo in ciascuno di noi una speciale e singolare sensibilità.

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