
Mentre la Penisola Iberica brucia sotto temperature record e roghi inarrestabili, la politica e l’opinione pubblica continuano a trattare la crisi climatica come un’emergenza estiva. Ma la realtà è un’altra: la “nuova normalità” è già qui.
Nelle scorse settimane la Spagna è bruciata — letteralmente — sotto gli occhi di tutti. Decine di migliaia di ettari di boschi, macchia mediterranea e interi centri abitati sono stati inghiottiti da roghi inarrestabili che hanno trasformato paesaggi mozzafiato in distese di cenere e fumo. C’è chi pensa si tratti della solita “emergenza estiva”, da archiviare puntualmente a settembre con l’arrivo dei primi temporali. In realtà quello a cui stiamo assistendo nella Penisola Iberica non è un fatto isolato, bensì la brutale anteprima di uno scenario europeo e globale destinato a farsi sempre più apocalittico.
I fatti, purtroppo, parlano chiaro e dipingono un quadro drammatico. Dalla Galizia all’Andalusia, passando per le regioni centrali e le zone interne della penisola, le fiamme hanno divorato il territorio a una velocità mai vista prima. Di fronte a questa catastrofe, la risposta dei governi si è rivelata drammaticamente inadeguata: si rincorre l’emergenza schierando Canadair, vigili del fuoco ed evacuazioni di massa, ma tutto ciò non basta in quanto la causa regina è la crisi climatica, drammaticamente più forte dei difensori schierati. Temperature che superano sistematicamente i 40 gradi, mesi di siccità prolungata che hanno ridotto la vegetazione a una polveriera e venti torridi creano l’innesco perfetto per quelli che vengono definiti “mega-incendi di sesta generazione“, ovvero roghi talmente potenti da generare un proprio microclima e rendere del tutto inutili i tradizionali mezzi d’estinzione.
Ci raccontano che questa è e sarà l’estate più calda di sempre da tempo memorabile. La verità è ancora più spaventosa, perché questa non è l’estate più calda del passato, ma con ogni probabilità la più fresca del nostro futuro. Il cambiamento climatico non è un mito, o una minaccia lontana, ha smesso di mandare avvertimenti e ha iniziato a colpirci con tutta la sua violenza, mostrandoci quanto siamo stati, e tuttora siamo, superficiali per aver ignorato i segnali. Se d’inverno ci stiamo tristemente abituando a fenomeni estremi — tra gelate improvvise, mesi interi senza neve e crisi idriche prolungate —, le nostre estati si stanno trasformando in inferni scottanti e invivibili. Il ciclo naturale si è spezzato e l’alternanza delle stagioni è diventata una roulette russa meteorologica.
Se ne discute da anni, eppure nonostante gli inconfutabili eventi c’è ancora chi ha il coraggio di dire che il cambiamento climatico “non lo vede” o “non lo sente”. Gli incendi che devastano la Spagna e l’Europa – ricordiamo che l’Italia segue subito la Penisola Iberica per quantità di roghi (!) – sono un urlo di allarme che non possiamo ignorare. Con la spinta di fenomeni globali come El Niño e l’arrivo imminente di nuove ondate di calore infernale pronte a strozzare l’Europa, continuare a voltarsi dall’altra parte è una forma di suicidio collettivo. Il clima sta già cambiando, qui e ora. E se non prenderemo decisioni drastiche immediatamente, le fiamme che oggi divorano la Spagna domani inghiottiranno tutto il resto.
Nunzia Tortorella















































