
«Preferisci quella così oppure la ragazza seria, che magari c’ha le gonne un po’ più lunghe di quell’altra.»
— Antonio Tajani, Vicepremier, Ministro degli Esteri e Sarto della Repubblica
«Tra una donna con la gonna lunga e una donna con la gonna corta, io una donna la preferisco sempre senza gonna.»
— Roberto Vannacci, Europarlamentare, Generale e Cabarettista
Beh, che dire, la classe dirigente italiana ha finalmente trovato la chiave di svolta per affrontare la crisi geopolitica globale, l’inflazione e il futuro del Paese. Dimenticate le riforme, il salario minimo, il caro benzina o la transizione ecologica, la vera priorità dell’agenda di governo e dei suoi illustri esponenti si misura in centimetri di stoffa. Bentornati nella Bella Italia anni ‘50, dove la statura morale di una persona è indirettamente proporzionale a quanto questa sia attraente.
Il sarto e il generale: cronaca di una commedia all’italiana
Tutto ha inizio quando, qualche giorno fa, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, colto da un impeto di saggezza paternalista durante un’intervista, decide di elargire consigli di vita pubblica e familiare. Il Vicepremier ha voluto regalare a noi giovani una lezione di vita fondamentale, spiegandoci che l’apparenza conta e che — si sa — una bella donna con la gonna corta non porta alcuna sicurezza per la stabilità familiare, portatrice sana di “cornetti”. E allora cari maschietti, appuntatevelo, le donne attraenti non sono un buon investimento, scegliete solo donne con gonne lunghe (menomale che son tornate di moda!). E noi femminucce, per favore, facciamo molta attenzione a “quello muscoloso, al playboy con dieci ragazze” – per fortuna aveva qualche consiglio anche per noi.
In Italia poi la satira non deve nemmeno fare lo sforzo di inventare le battute, perché c’è sempre qualcuno pronto a rilanciare da destra. Chiamato a esprimersi sulla lezione di vita di Tajani, l’eurodeputato Roberto Vannacci ha deciso non solo di non essere da meno, ma anzi di mostrare che si può cadere ancora più in basso. Inscenando un perfetto siparietto da cenone di Natale con lo zio ubriaco di turno, l’eurodeputato risponde – «mantenendo la leggerezza del contesto» – che la donna la preferisce senza gonna. Fantastico. Geniale. Un tocco di raffinatezza degno delle battute da spogliatoio anni ’80. Vannacci stava scherzando, è chiaro, era ironico, e poi, diciamolo, a noi italiani quanto piace questa faccia tosta, quanto ci piace essere presi in giro.
Eppure questi signori non sono comici usciti da un Cinepanettone anni 2000 come potrebbe sembrare, sono al governo del Bel Paese e godono — ahinoi! — del sostegno di un gran numero di cittadini. E la nostra Premier? Cosa ne pensa di questo siparietto così simpatico? Certo non si lascia scomporre da un paio di frasi uscite male e decontestualizzate. Dopotutto siamo noi giornalisti che tendiamo a estrapolare le frasi dal contesto e a interpretarle come ci fa comodo, rovinando quelli che erano solo consigli paterni o battute di spirito. E infatti suona certamente meglio la risposta di Vannacci se la consideriamo dove e quando l’ha pronunciata: in un programma TV per Sky Tg24 andato in onda alle dieci del mattino, come sottolinea la giornalista, e in linea con la “leggerezza” della domanda.
La politica come specchio della cultura patriarcale
Come se non avessimo già troppe certezze, le ultime affermazioni dei nostri politici rappresentano l’ennesima dimostrazione di una totale mancanza di rispetto istituzionale e culturale nei confronti del genere femminile. Ridurre la donna a un elemento passivo che si giudica dal modo di vestire, o a un oggetto da svestire con una battuta goliardica, è un atteggiamento tanto anacronistico quanto inquietante. È proprio questo atteggiamento paternalista e oggettificante, perpetrato e sdoganato con disinvoltura dai vertici dello Stato, che alimenta la cultura del possesso e del controllo sul corpo femminile — la stessa matrice di fondo che contribuisce a mantenere l’Italia tra i Paesi afflitti da tassi drammaticamente alti di femminicidi e violenze di genere. Quando le istituzioni legittimano l’idea che l’abbigliamento definisca la moralità o la disponibilità di una donna stanno fornendo un alibi culturale a chi quel controllo vuole esercitarlo con la forza. Chi consiglia di scegliere la donna con la gonna lunga non è troppo diverso da chi giustifica una violenza sessuale per l’abbigliamento “troppo provocante”. E no, non stiamo esagerando, non se ne può più di questa cecità.
Tra qualche giorno la polvere tornerà sotto il tappeto, e tra scuse d’ordinanza e penose arrampicate sugli specchi – sono stato frainteso, era solo una battuta -, ciò che resta è il ritratto desolante di chi ci rappresenta. Vogliono essere incisivi in Parlamento, e c’è da giurarci che lo saranno. In fondo, dimostrano di essere i degni eredi del Cavaliere: maestri nel trasformare le istituzioni in un palcoscenico per barzellette da spogliatoio, convinti che un pizzico di cabaret possa far dimenticare agli italiani che fuori dal teatrino il Paese sta andando a rotoli.
Nunzia Tortorella
















































Caro tajani devi sapere che per mettere una minigonna le donna degli anni 70 ci hanno messo la faccia. Complimenti a questa scrittrice giovane
Nonostante la continua lotta con piccoli frammenti di vittoria raccolti nel corso dei secoli le donne sono ancora solo un simbolo sessuale per molti uomini decelebrati.ottima recensione