
In un Paese che ama definirsi moderno e sensibile al benessere animale, esistono ancora numerosi eventi pubblici in cui gli animali vengono utilizzati come strumenti di intrattenimento, attrazione e richiamo commerciale. Non si tratta soltanto dei circhi con animali, sempre più contestati dall’opinione pubblica, ma anche di fiere, manifestazioni cittadine e tradizioni locali che continuano a fondarsi sull’esposizione e sullo sfruttamento di individui non umani per finalità ludiche.
Uno dei casi più emblematici si trova in Piemonte, a Vercelli, dove da vent’anni viene organizzata la manifestazione “La Fattoria in Città”, promossa da Ascom Confcommercio e patrocinata dal Comune. Per sei giorni consecutivi il centro storico della città, ai piedi della Basilica di Sant’Andrea, si trasforma in una grande esposizione di animali: mucche, galline, conigli, capre, cavalli, asini, rapaci, emù e numerose altre specie vengono trasferiti in un contesto urbano completamente estraneo alle loro esigenze etologiche.
Dietro l’immagine rassicurante proposta dagli organizzatori si nasconde però una realtà che da anni viene denunciata dai gruppi antispecisti del territorio. Gli animali, già sottoposti allo stress del trasporto, vengono trattenuti per quasi una settimana in recinti e gabbie spesso di dimensioni molto ridotte, esposti al continuo passaggio di persone, ai rumori del traffico, agli schiamazzi e alle elevate temperature tipiche del periodo estivo. In molti casi i visitatori possono avvicinarsi fino a toccarli (mucche), aumentando ulteriormente il livello di stress.
Particolarmente controversa è la presenza di uccelli rapaci (falconeria) utilizzati come attrazione espositiva. Questi animali vengono tenuti per sei giorni incatenati ai trespoli nelle aree verdi adiacenti alla Basilica, esposti agli sguardi dei visitatori e privati della possibilità di esprimere comportamenti naturali fondamentali. Le aziende sanitarie locali non hanno nulla da obiettare: se da una parte è vero che la legge ancora consente tali manifestazioni dall’altra è anche vero che situazioni travalicanti le norme di legge vengono risolte quasi esclusivamente grazie a investigazioni antispeciste e anche a Vercelli si sta guardando in questa direzione.
L’evento viene presentato come un’iniziativa educativa rivolta soprattutto ai bambini. Ogni anno numerose scolaresche vengono accompagnate a visitare la manifestazione e a partecipare a laboratori dedicati alla cosiddetta “cultura rurale”. Tuttavia, secondo le realtà antispeciste, si tratta di un’educazione profondamente parziale. Ai bambini viene mostrata una versione idealizzata dell’allevamento, nella quale si spiegano ad esempio la produzione del latte o delle uova senza affrontare il destino finale degli animali coinvolti nella filiera zootecnica, compresi macelli e quindi uccisioni, elementi inscindibili dal sistema produttivo stesso.
A rendere ancora più evidente questa contraddizione vi è la forte presenza di stand gastronomici che promuovono e vendono prevalentemente prodotti di origine animale: grigliate, hamburger, salumi e altre “specialità” vengono proposti proprio accanto agli animali esposti, trasformando la manifestazione in una celebrazione dell’intera filiera zootecnica più che in un momento di autentica educazione ambientale. I gruppi antispecisti indicano La Rete dei Santuari di animali liberi e altri rifugi antispecisti come luogo idoneo a finalità educative, quando non sia possibile l’osservazione in natura.
Da quattro anni gruppi antispecisti e cittadini sensibili al tema organizzano proteste, presìdi informativi e attività di divulgazione per denunciare la situazione. Secondo gli attivisti, tali iniziative hanno raccolto un consenso crescente tra la popolazione locale. Tuttavia, la stampa del territorio continua a dedicare ampio spazio promozionale alla manifestazione, mentre le contestazioni sono oggetto di censura (fatta eccezione un unico giornale). Il motivo risiede negli interessi legati alle inserzioni pubblicitarie.
Gli organizzatori continuano inoltre a diffondere dati molto elevati sul numero dei visitatori, basati su rilevazioni commissionate o effettuate nell’ambito del sistema Confcommercio. Per gli oppositori dell’evento questo rappresenta un evidente conflitto di interessi, poiché i soggetti che beneficiano economicamente della manifestazione sono anche quelli che ne certificano il successo.
Secondo gli attivisti, il problema non riguarda soltanto Vercelli città. In diversi comuni della provincia continuano infatti a svolgersi manifestazioni che prevedono l’utilizzo di animali per fini ricreativi e tradizionali. Ad Asigliano e Caresana, ad esempio, vengono organizzate annualmente corse di buoi legate a celebrazioni religiose e tradizioni locali. In questi casi, sostengono gli antispecisti, il peso degli interessi economici si intreccia con quello della tradizione e della superstizione religiosa, rendendo ancora più difficile mettere in discussione pratiche considerate da molti ormai anacronistiche.
Sempre nel territorio vercellese, ad Arborio, è stato recentemente autorizzato un allevamento intensivo destinato a ospitare circa trecentomila galline. Ambientalisti, residenti e realtà antispeciste hanno espresso forti preoccupazioni riguardo all’impatto ambientale, al benessere e alla vita animale, denunciando una sostanziale mancanza di ascolto delle istanze provenienti dalla cittadinanza.
Per molti osservatori critici, questi episodi non rappresentano fatti isolati ma il sintomo di un modello di sviluppo che continua a considerare gli animali come risorse economiche, strumenti di intrattenimento o elementi decorativi. Un sistema nel quale il peso degli interessi commerciali influenza profondamente le scelte amministrative, il dibattito politico locale e persino il racconto mediatico del territorio.
La questione solleva infine una domanda più ampia che riguarda l’intera Italia: è ancora accettabile utilizzare esseri senzienti come attrazioni da esibire nelle piazze, nelle fiere e nelle feste popolari? Oppure è giunto il momento di superare definitivamente pratiche che appartengono a una visione del mondo fondata sul dominio dell’essere umano sugli altri animali?
Per il movimento antispecista la risposta è chiara. Vercelli rappresenta oggi uno dei simboli più evidenti della resistenza culturale al cambiamento e uno dei territori in cui appare più urgente aprire una riflessione pubblica sul rapporto tra esseri umani e animali nel XXI secolo.
Parte in Causa è attiva in queste proteste.
Silvia Molè
Progetto Parte in Causa – antispecismo radicale
















































