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Lazio-Napoli continua a far parlare di sé. A riempire le pagine dei giornali, però, non sono stati solo gli spettacolari gol di Insigne e Immobile o la grande grinta mostrata sul campo da parte delle due squadre, bensì uno sciocccante volantino fatto girare in curva Nord con su scritto: “La Nord per noi rappresenta un luogo sacro. Un ambiente con un codice non scritto da rispettare. Le prime file, da sempre, le viviamo come fossero una linea trincerata. All’interno di essa non ammettiamo Donne, Moglie e Fidanzate, pertanto le invitiamo a posizionarsi dalla 10/a fila in poi. Chi sceglie lo stadio come alternativa alla spensierata e romantica giornata a Villa Borghese, andasse in altri settori”. Un chiaro monito da parte di una piccola frangia di tifosi della Lazio, che si è firmata come “Direttivo Diabolik Pluto”,  al quale sono seguite risposte e riflessioni sul mondo del calcio e sul tifo in Italia. In primis quelle delle tifose e della società biancoceleste che hanno preso le distanze da quella parte di tifo. In secundis quelle delle autorità, stando alle ultime notizie, avrebbero già individuato e identificato alcuni dei presunti responsabili.

volantino curva nord
volantino curva nord

CALCIO E DONNE – Non sono episodi che riguardano solo una piccolissima parte della tifoseria biancoceleste. Come evidenziato da numerosi commenti apparsi sui social network, infatti, situazioni del genere riguardano anche altre piccole frange di tifoserie e tifosi del nostro paese, che, figli di una cultura errata e retrograda, hanno sempre considerato questo sport come inadatto al pubblico femminile. La mentalità di un calcio come “proprietà privata” maschile ha regnato per gran parte del novecento in Italia e in gran parte d’Europa. Una mentalità banalmente antiquata, ma allo stesso tempo estremamente potente e sedimentata nel tessuto culturale del nel nostro paese. Si noti la differenza abissale sotto il punto vista delle strutture, dei finanziamenti e della risonanza mediatica tra il calcio femminile e tra quello maschile in Italia. Per fortuna, però, negli ultimi decenni la tendenza sembra essere cambiata. Sono tantissime le tifose, le giornaliste e le atlete che hanno deciso di inseguire i propri sogni calcistici e tantissimi gli uomini che decidono di sostenere le loro iniziative. Basti osservare la grande indignazione e le reazioni che sono seguite a questo becero volantino. Le tifose laziali si sono indignate e attraverso un comunicato che sta girando nelle ultime ore sul web hanno espresso tutta la loro rabbia: “Siamo un gruppo di Donne cresciute in curva che vedono la curva come un ruolo sacro e che rispettano quel codice non scritto, ma siamo rimaste indignate nel leggere quelle undici righe nero su bianco e fatte girare di mano in mano prima della partita. Anche noi prendiamo le distanze da quei laziali che non danno il giusto valore alla Nord con comportamenti poco adeguati, come prendiamo le distanze da quei laziali che con gesti e parole non si ricordano che sono stati messi al mondo da una Donna”.  Altre come la tifosa suor Paola hanno assicurato la propria presenza nella prossima partita casalinga della Lazio. L’ex calciatrice della Lazio ed allenatrice del Milan Carolina Morace ha espresso tutto il suo sdegno: “Siamo nel Medioevo. Queste cose non le accetto più, non sono giustificabili. Si tratta certo di qualche idiota ma adesso le responsabilità se le devono prendere a tutti i livelli. Sono legata ai tifosi laziali, sono stata a lungo in biancoceleste e so che la maggioranza è costituita da un pubblico corretto e passionale. Questa iniziativa però, presa da un gruppetto di pochi, la trovo una cosa fuori dai tempi. Siamo nel 2018, sono tantissime donne tifose, i club hanno fatto molte campagne per avvicinare le donne al calcio. È proprio tutto il modo con cui viene trattato lo sport femminile. A certa gente va vietato lo stadio”

Carolina Morace
Carolina Morace

Insomma, gli stessi addetti ai lavori credono che si stia facendo davvero troppo poco per rendere il calcio uno sport di tutti e che in quanto sport dovrebbe aggregare e non ammettere separazioni. Sessimo, maschilismo e razzismo sono purtroppo piaghe che affliggono ancora alcune persone di questo paese. Servirebbero iniziative culturali e mediatiche volte alla promozione del calcio femminile e del ruolo della donna nel calcio, attualmente per alcuni circoscritto a “piacevole cornice” dello spettacolo. Basterebbe andare a farsi un giro sulle pagine social di alcune giornaliste, tifose e sportive e leggere i commenti di qualche maschietto sotto le loro foto per ottenere conferma di queste tesi. C’è bisogno di un grande cambiamento, di grandi ed efficaci iniziative culturali, che possano ulteriormente avvicinare le donne al Calcio e far comprendere a chi non lo avesse ancora capito come questo sport non sia un monopolio maschile.

IL CALCIO NON È UNA GUERRA – A sconcertare non è solo il messaggio a sfondo sessista presente su quel volantino, ma anche quello che vuole, che vede e che paragona una partita in curva ad una “linea trincerata”.  Similitudini, queste, alle quali ci stiamo abituando e che purtroppo appartengono a tantissimi “tifosi” di moltissime squadre italiane. Qui non si sta parlando della tifoseria laziale. Qui si sta parlando di una crisi culturale contro la quale si combatte da anni e dalla quale non si riesce ad uscire. Sono stati pianti troppi ragazzi a causa di questa mentalità. Gabriele Sandri, Ciro Esposito, Matteo Bagnarasi e le altre vittime meritano rispetto, così come le loro famiglie. Non si tratta qui di un combattimento, ma di un pallone che rotola per cento metri avanti e indietro e che nonostante questa sua banalità è capace di trasmettere emozioni incredibili a chi lo osserva. E allora, le istituzioni e i cittadini dovranno capire quale sia il passaggio culturale che il nostro paese dovrà effettuare per abbattere nel più breve tempo possibile le trincee (qui sì che è giusto utilizzare questo termine) mentali e far vincere finalmente lo sport e l’educazione. Così come avviene in Inghilterra o in Scozia o in altri sport come il Rugby, caratterizzato da quel meraviglioso e gustoso terzo tempo. I tifosi e le tifose meritano rispetto, perché una partita in curva, nonostante la scarsa visibilità, è una delle più grandi e più belle feste che si ripetono ogni domenica nel nostro paese e che non meritano di ricevere questa cattiva pubblicità.

Fonte immagine in evidenza: La Stampa, ANSA.it

Giovanni Ruoppo