Strappare lungo i bordi (fonte immagine: mangaforever.net)

Nella serie Netflix di Zerocalcare c’è tutto quello per cui Michele Rech è amato: Strappare lungo i bordi è un piccolo capolavoro dal sapore agrodolce.

Strappare lungo i bordi: storia di un viaggio

Un viaggio è al centro della trama di Strappare lungo i bordi: Zero e i suoi amici Sarah e Secco sono in partenza per Biella. Il motivo di questo viaggio ci verrà svelato solo alla fine, ma intanto ai tre succede di ricordare momenti del loro passato. Zerocalcare spazia dalla sua infanzia fino ai giorni nostri in un racconto pieno di flashback e digressioni mentre lui, Sarah e Secco stanno per affrontare qualcosa di estremamente complesso con cui fare necessariamente i conti.

fonte immagine: hallofseries.com

Strappare lungo i bordi non è soltanto un percorso di vita, una sintesi dell’evoluzione di Michele Rech come artista e come uomo, ma è anche la narrazione di una intera generazione che più volte si è trovata davanti a un bivio, incerta su quale strada percorrere, che si è sentita precaria nel lavoro e negli affetti, incapace di relazionarsi con il prossimo, una generazione che convive con la paura di non essere abbastanza, di deludere la famiglia, che sente l’urgenza di uscire fuori dai binari di una società che ancora ragiona a compartimenti stagni. Dentro questa serie c’è la vita, non solo la vita di chi nasce negli anni ’80 e riconosce i riferimenti al G8 e si ritrova nei pomeriggi passati davanti a MSN, ma c’è anche la vita di chi condivide quell’approccio all’esistenza, di chi sente il peso del mondo sulle spalle e la costante sensazione di fallimento, con la coscienza pronta a giudicare nel modo forse più crudele possibile – e che in questa serie ha ovviamente le sembianze dell’Armadillo e la voce di Valerio Mastandrea. La storia di chi era convinto (e forse lo è ancora) che nella vita fosse sufficiente seguire «la linea tratteggiata di ciò a cui eravamo destinati e tutto avrebbe preso la forma che doveva avere» per poi rendersi conto che non siamo altro che «forme frastagliate».

fonte immagine: spacenerd.it

Zerocalcare qui è alle prese con i piccoli impicci della vita che diventano veri e propri deliri, strappando più di una risata ma facendo percepire tutta la disperazione del momento. Le emozioni forti arrivano all’improvviso con l’ultimo episodio, che ci dà l’essenza di tutto quanto e ci trova forse un po’ impreparati: ma questo è il momento emotivamente più forte, che riesce a giustificare tutti i flussi di coscienza, ogni tentativo di ricordare il vissuto e trovarci risposte, fino a raggiungere la catarsi. Strappare lungo i bordi parla sì di Zero, ma attraverso l’umorismo e le citazioni pop (quanti easter egg…) in realtà parla di tutti noi: è una serie specchio per chi minimo una volta nella vita si è domandato dove stesse andando la sua vita, se le scelte fatte fossero quelle giuste, se scegliere quella pizza fosse la decisione prima per uscire da una specie di comfort zone fittizia. Le aspettative sociali attese e disattese – come la delusione che si può dare alla maestra, il dolore che causi ai tuoi genitori che speravano in scelte di vita diverse e più tranquille, la difficoltà di fare il primo passo per paura di un rifiuto e il conseguente rimpianto, la consapevolezza che il tempo passa e noi diventiamo persone adulte, la costante ricerca di uno scopo, un obiettivo di vita – alla fine dei conti, definiscono il valore di una persona? Siamo solo questo?

fonte immagine: hallofseries.com

Strappare lungo i bordi è quindi un lungo flusso di coscienza dove si alternano momenti ironici e divertenti a momenti più intimisti e delicati, e questi momenti vanno a scandire il ritmo della narrazione, sempre più incalzante: una narrazione che è un continuo crescendo di maturazione sia a livello di temi che a livello strutturale. È un fiore che sboccia, in 6 episodi.

Senza alcun dubbio Zerocalcare ha la capacità di raccontare un’epoca in maniera autentica e senza ripulire la realtà, ed è proprio per questo che riesce a farsi amare da un pubblico estremamente vasto. È l’emblema della cultura pop. Un autore che ha fatto il salto: rendere il fumetto un romanzo. E dopo questo rischio se n’è preso un altro: passare dalla carta allo schermo. Lo aspettavano al varco, per vedere se il suo talento lo avrebbe salvato anche adesso. E la risposta è sì. Questa serie è una perla nel panorama d’animazione italiano, una serie che non tradisce lo stile di Zerocalcare e che ci regala un’ora e mezza circa di intrattenimento e di profonde riflessioni. Ha fatto centro anche questa volta, superando le aspettative.

Valentina Cimino

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.