romanzo storico storia

Il romanzo storico nasce come un tacito compromesso tra le intenzioni dell’autore e la predisposizione del lettore all’essere consciamente soggiogato e indottrinato. È, di fatto, un genere letterario che muove i suoi passi dalla storia, da eventi precedentemente accaduti che si arricchiscono di vicende rimodellate o inventate ad hoc ed eleggono come protagonisti personaggi realmente esistiti o finemente adattati agli usi e al contesto descritto.

«È sul “fare storia” che deve puntare lo scrittore, pur sempre partendo dalla realtà del paese che più ama e conosce: e la storia, ci è stato insegnato, è sempre storia con-temporanea, è intervento attivo nella storia futura.» Questo suggeriva Italo Calvino nel saggio datato 1955, “Il midollo del leone”.

Le origini del genere risalgono agli inizi dell’Ottocento, quando la folata romantica dello Sturm und drang aveva seminato e disseminato seguaci e nuovi ideali: quindi il romanzo storico segue naturalmente le vie battute dal romanzo cavalleresco di tipo pittoresco, ove eroiche avventure mai accadute trovavano spazio in ambientazioni storiche plausibili.

Sono gli anni della narrativa come forma d’espressione, di una narrativa storica che traducesse la nuova concezione filosofica del concatenamento non causale degli eventi, che non tradisse la logica precisa che muoveva il mondo e legava l’individuo alla storia del suo tempo. Il romanzo diventava, dunque, espressione di quelle lotte e guerre che stavano affliggendo popoli e genti che, piano piano, scoprivano il loro sentimento di appartenenza ad una specifica nazione. Era il momento di una narrativa che raccontasse cosa fosse realmente successo, senza abbandonare il tocco di inventiva proprio della firma d’autore.

Già prima del debutto effettivo del genere, giravano per l’Europa opere di attenta analisi e pungente satira come alcuni noti drammi del repertorio shakespeariano e i successivi romanzi di Voltaire e Diderot. Si leggevano romanzi volti alle differenti realtà sociali, sulla scia del genere realistico, come Il Robinson Crosoè (1719) di De Foe, i testi di Fielding e la Pamela (1740) di Richardson, tradotta e stampata a Venezia a soli quattro anni dall’uscita e di forte impatto, nonostante il malessere della Chiesa che ne biasimava l’immoralità. Non mancavano vere e proprie denunce ai soprusi del tempo, come quella sommessa e allusiva respirata tra le righe de I viaggi di Gulliver (1727) di Jonathan Swift.

In Italia è Antonio Piazza a segnare la fine del romanzo galante e ad imboccare la strada del romanzo passionale; segue Alessandro Verri con Le avventure di Saffo poetessa di Mitilene, che attribuisce alla poetessa greca sentimenti e passioni degne del temperamento moderno: vinta dalla passione, scappa di casa fino a colmare il vuoto di un impetuoso tormento con l’atto ultimo del suicidio. Si delinea, quindi, un personaggio dalle tinte romantiche sebbene la scena abbia tratti classici. Ma sarà Foscolo a consacrare il romanzo a dignità letteraria: rifinendo il testo di interventi poetici, inaugurando l’analisi psicologica e l’evoluzione interiore del protagonista, curando la forma e il contesto storico. Di fatto, le Ultime lettere di Jacopo Ortis (1799), al di là dell’effettivo rifacimento al giovane Werther di Goethe, seminano il germe del romanzo a sfondo storico e di inneggiamento patriottico.

Ancor prima della diffusioni dei romanzi scozzesi, con il sorgere della corrente romantica, si era rivelata una particolare attenzione all’ispirazione storica. I moti di fine XVIII secolo e il nuovo scenario politico di inizio XIX secolo diedero il giusto contributo alla convinzione che, per troppo tempo, era stata sottovalutata l’importanza della historia come magistra vitae.

A tutti gli effetti, capostipite del romanzo storico resta Walter Scott, ricordato per il celebre Ivanhoe (1819) e autore del primo e indiscusso esempio del genere, Waverly (1814), che ne decise la fama e a cui seguì Rob Roy (1818). L’innovazione importata dall’autore scozzese fu di non rendere più la contestualizzazione storica una mera allusione circostanziale, in cui far muovere personaggi dai tratti moderni. L’epoca storica prescelta era lo schema culturale di riferimento per i suoi personaggi: costumi, usanze, atteggiamenti e perifrasi linguistiche rispecchiavano il tempo in cui il testo era calato.

«Per Walter Scott, più che per ogni altro scrittore, creare non fu che ricordare» scriveva Louis Maigron nel suo saggio “Le roman historique à l’époque romantique”.

La storia trattata era la storia di Scozia, i personaggi inventati e senza fonti che ne confermassero le gesta, i dialoghi un ricalco dell’incalzante e armonico fluire dei versi poetici: d’altronde il poema epico restava il genere letterario più alto e la prosa quello di second’ordine. Questi i caratteri salienti dei romanzi scozzesi che ebbero eco fino in Russia e spalancarono le porte alla narrativa moderna di importanti autori francesi quali Alexandre Dumas, Stendhal e Honoré de Balzac.

In Italia, per quanto concerne il romanzo storico, l’opera di maggior spicco si conferma I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Pubblicata in una prima versione nel 1827, il romanzo manzoniano è ambientato tra il 1628 e il 1630, nella Lombardia di dominazione spagnola e viene presentato dall’autore come un manoscritto di fortuito ritrovamento (un escamotage già visto nell’Ivahnoe di Scott). Qui il tacito accordo stipulato con il lettore, disposto a credere nella sceneggiatura di contorno a storie realmente accadute. I Promessi Sposi nascono dalla accurata tessitura di realtà e finzione, di ricerca ed estro artistico. Si intrecciano fonti storiche e riadattamenti che arricchiscono il plot di una sfortunata coppia di innamorati, centrali per lo svolgimento della trama ma non effettivi protagonisti. Di fatto, protagonisti sono la Grande Peste del 1629-31, i moti di Milano, la corruzione dei ceti più ricchi, le scorribande della nobiltà, le scelte di vita di personaggi secondari e gli obblighi famigliari. Di fatto, protagonista è il succo della storia, un messaggio di fede nella Provvidenza, di cui Renzo e in particolar modo Lucia sono animati veicoli.

«Infatti, non è, come nell’epopea e nella tragedia […], non è quella finzione grossolana, che consiste nell’infarcir di favole un avvenimento vero, e di più un avvenimento illustre, e perciò necessariamente importante. Nel romanzo storico, il soggetto principale è tutto dell’autore, tutto poetico, perché meramente verosimile. E l’intento e lo studio dell’autore è di rendere, per quanto può, e il soggetto, e tutta l’azione, tanto verosimile relativamente al tempo in cui è finta, che fosse potuta parer tale agli uomini di quel tempo, se il romanzo fosse stato scritto per loro.»

Scrive lo stesso Manzoni nel discorso “Del romanzo storico, in genere, de’ componimenti misti di storia e d’invenzione” pubblicato nel fascicolo VI delle Opere Varie, a Milano, nell’ottobre del 1850.

Pamela Valerio

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