Il Ventre di Napoli: la bellezza profanata della Fontana del Sebeto

Alla fine del meraviglioso lungomare di Via Caracciolo, in Largo Sermontea, con il mare di Mergellina sullo sfondo, sorge una delle fontane più scenografiche della bellissima città del sole e del mare: parliamo della Fontana del Sebeto.

Questa famosa fontana deve il nome al leggendario fiume che bagnava l’antica Neapolis, ormai sotterrato da secoli, nelle cui acque, come riporta Tommaso de Santis nell’opera “Storia del tumulto di Napoli“, fu immerso il cadavere di Masaniello:

«Quivi lo rizzarono, e lavato che l’ebbero al Sebeto, lo portarono a Port’Alba»

La fontana fu eretta dunque per celebrare le acque del fiume Sebeto; un’affascinante leggenda narra la nascita del fiume, raccontando di un infelice amore, quello tra Megara e Sebeto. La storia di questi due giovani, pazzamente innamorati l’uno dell’altra, subisce una brusca fine quando la morte per annegamento di Megara sopraggiunge impetuosa e improvvisa. La donna per un meraviglioso prodigio si trasforma nello scoglio Megaride, l’isolotto famoso dove oggi sorge Castel dell’Ovo. La profonda disperazione di Sebeto lo induce a lasciarsi andare ad un pianto inconsolabile: e così le sue lacrime si trasformano in quel fiume ormai estinto, che correva verso il mare, quello stesso mare dov’era morta Megara. Lo scoglio è la meta che il fiume agogna di raggiungere, in una meravigliosa metafora della distanza e allo stesso tempo della tensione e voglia di riunirsi dei due giovani.

Commissionata nel 1635 a Cosimo Fanzago (che la realizzò con l’aiuto del figlio Carlo e Salomone Rapi), la fontana fu voluta dal viceré spagnolo Manuel de Acevedo y Zúñiga, italianizzato in Emanuele Zuniga y Fonseca. Proprio in onore di chi la fece erigere, nell’antichità era nota come Fontana del Fonseca.

Originariamente situata in Via Gusmana (l’attuale via Cesario Console), nei pressi della Chiesa di S. Lucia, la fontana fu smontata nel 1899 per ragioni urbanistiche. Rimase nei depositi comunali fino al 1938: fu poi definitivamente sistemata nel luogo dov’è ora.

La fontana rappresenta la divinità fluivale del fiume Sebeto, che ha le sembianze antropomorfe di un vecchio barbuto, adagiato sul fianco destro. L’intera struttura poggia su uno zoccolo di piperno e un basamento in marmo. Al centro un arco a tutto sesto che è sorretto da due colonne, appoggiati alle quali due tritoni: proprio da questi l’acqua sgorgava tuffandosi nelle vaschette sottostanti a forma di conchiglia.

Oltre ad essere notevole dal punto di vista artistico, la fontana assurge anche ad un altro compito: quello di mantenere vivo il ricordo di quell’antico fiume scomparso nel nulla, lasciando dietro di sé soltanto mito e leggenda.

Ad oggi, tuttavia, le condizioni in cui versa la scenografica Fontana del Sebeto non sono delle migliori: l’impianto idrico è fuori funzione, così come quello di illuminazione. La finitura del marmo risulta in qualche modo “intaccata” e l’antico splendore delle origini è ormai solo un vecchio ricordo. E certo si staglia ancora sfarzosa e magnifica, ma forse la cosa più malinconica è questa: il ricordo di quell’antica bellezza corrotta e profanata.

fontana sebeto fiume
La fontana del Sebeto: l’area transennata

Le iniziative per migliorarne le condizioni non sono mancate, ma purtroppo ben poco è stato fatto: forse il problema di base è la mancanza di una consapevolezza ponderata e profonda in grado di attivare concretamente la miccia del rinnovamento.

Nel 2015 il gruppo Facebook Napoli Retrò adottava la fontana e organizzava sotto il patrocinio di “ART BONUS Chiamata alle Arti” un’importante iniziativa di raccolta fondi, animata dal progetto fuor ogni dubbio onorevole di “restaurarla”. Il costo del restauro stimato era di 90.000 €, per far sì che l’intervento fosse il più completo possibile. Attraverso l’erogazione di un bonifico completamente volontario chiunque fosse stato interessato a “salvare” la seicentesca fontana poteva contribuire. I fondi raccolti, a fronte della cifra notevole, sono oggi soltanto 2.867,22€. Ed ecco che la fontana rimane abbandonata a se stessa, vittima dell’incuria e martire della negligenza.

Il restauro del monumento prevedeva il ripristino del funzionamento dell’impianto idrico e di illuminazione, oltre che la pulitura delle superfici marmoree e l’integrazione di parti mancanti. Un intervento completo ed esauriente che in qualche modo poteva donare alla fontana una nuova rinascita, ad oggi semplice utopia.

E forse la colpa è un po’ dell’indifferenza e della negligenza che anima chi nemmeno alza più gli occhi per guardarla, questa fontana: perché a Napoli dove tutto è arte, basta girare un angolo per trovarsi di fronte all’ennesimo capolavoro, imboccare una strada per rivivere un altro pezzo di storia. Ed ecco che basta poco per dimenticarsi di apprezzare ogni piccola cosa ed ecco che si finisce per non vedere: e la soluzione, forse banale, è quella di guardare ogni volta con occhi nuovi e sorpresi, di scovare la meraviglia ancora e ancora. E solo così preservarla.

Vanessa Vaia

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