Un gruppo che si fa chiamare Anonymous ha annunciato in un video pubblicato su Youtube di essere intenzionato a colpire Israele il 7 aprile per scatenare un “Olocausto elettronico“. Gli hacker hanno, inoltre, minacciato di infiltrarsi nei siti dell’esercito, autorità e banche israeliane per punire lo stato mediorientale dai crimini commessi contro l’umanità in solidarietà con Gaza.

Nel video si vede un uomo che indossa il costume di V per Vendetta, diventato ormai il simbolo di Anonymous, che parla in lingua inglese con i sottotitoli in arabo. «Stiamo tornando per punirvi ancora, per i vostri crimini nei territori palestinesi. Non avete messo fine alla violazione dei diritti umani, non avete fermato l’espansione delle colonie illegali. Tutto ciò che vediamo sono continue aggressioni, bombardamenti, uccisioni e rapimenti degli abitanti, come nell’ultima guerra contro Gaza nel 2014. Abbatteremo i vostri server, i siti del governo, i siti dell’esercito israeliano, delle banche e degli enti pubblici.

La data scelta, ovvero il 7 aprile, non è una casualità. Gli israeliani in questo giorno ricordano, infatti, le vittime dell’Olocausto nazista in una ricorrenza chiamata Yom HaShoah. È per questo che Anonymous ha paragonato il proprio tentativo di sovvertire i sistemi informatici israeliani all’Olocausto da parte dei nazisti.

Non è la prima volta che accade una situazione del genere. Nel 2013, a novembre e a fine marzo, gli hacker-attivisti di Anonymous avevano preso di mira Israele, ma i risultati furono scarsi. La prima volta riuscirono solo a mettere fuori uso per poche ore i siti principali e i server delle aziende facendo apparire slogan anti-Israele. Il secondo tentativo fu di maggior impatto e ci furono 60 milioni di hacking, ma il Governo israeliano non si fece trovare impreparato e rispose a sua volta hackerando il sito ufficiale di Anonymous.

Visti i precedenti si direbbe, quindi, che Anonymous non sia in grado di mettere fuori uso i siti internet se non per poche ore. La paura da parte dell’autorità e dei cittadini israeliani resta e si teme per le infrastrutture informatiche del Paese. Si auspica che anche stavolta il Governo risponda come nei casi precedenti.

Vincenzo Nicoletti

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