Labadessa: l'intervista con l'uomo uccello

Erano mesi che tentavo di avere un contatto con Mattia Labadessa, ma sembrava quasi impossibile. Gli ho scritto più volte per offrirgli alcool e pizza (in ordine di importanza) pur di cercare di avere la sua attenzione. Nulla. Quando gliel’ho rinfacciato come se lo conoscessi dalla nascita, mi ha giustamente detto: «Ma io non riesco a rispondere a tutti, sarebbe impossibile per me!». Eh sì, perché Mattia va forte sui social, non solo con l’uomo uccello, ma anche con i suoi famosi sondaggi nelle Instagram Stories. Insomma, dopo la sua ennesima non risposta ero decisa ad arrendermi.

Il caso ha voluto che leggessi il suo nome tra gli ospiti del COMICON 2018. Quale occasione migliore? Tralasciando le peripezie affrontate per arrivare lì, finalmente ottengo l’intervista che inizia più o meno così: mi avvicino a Mattia con fare aggressivo (volevo solo impormi per non farmelo scappare) e lui esclama: «Ciao! Mi vuoi picchiare?!».

A seguire l’intervista.

Come nasce l’uomo uccello?

«La storia vera è che mi sono fumato una canna, ho sentito un pezzo dei Tame Impala e ho disegnato questo personaggio in mezzo a un bordello. Era un omino ma sembrava un uccello: aveva il naso appuntito come un becco. Da qui è nato questo personaggio che si è trasformato nel tempo, circa in due anni, diventando quello che è oggi. Nasce dalla droga ma, in realtà, nasce pure dall’esigenza forse di raccontarmi col fumetto pur non conoscendolo poiché non ne capisco molto a riguardo. L’uomo uccello è questo: la mia esigenza di parlare tramite il disegno, ecco.»

Dopo aver riflettuto su come si pronunciasse Tame Impale, chiedo a Mattia di poter scrivere interamente la sua risposta alla prima domanda. «A me non me ne frega un c***», mi dice.

Perfetto, allora passiamo alla prossima domanda.

Visto che non te ne frega un c***, penso di poterti chiedere della bufera mediatica riguardo una tua frase. Si è voluta forse cavalcare l’onda del tuo seguito di inizio anno?

«È complicato. È successo un casino a causa di ciò che ho scritto, ma poteva anche finire lì. Magari potevano farmelo notare: “Hai scritto una stronzata in un momento in cui il tema è sensibile”. L’esagerazione c’è stata nella reazione, a parer mio eccessiva, una gogna senza nessun senso. Non c’era bisogno di alzare un polverone simile, ecco. Ammetto di aver scritto una stronzata, non pensavo portasse a determinate reazioni. In circa quattro/cinque giorni non se ne parlava più, l’ho superato però è stato bruttino. Inoltre, non credo abbiano cavalcato qualche onda, forse solo qualcuno che già provava astio nei miei confronti.»

Parlami di Calata Capodichino.

labadessa calata capodichino«Calata Capodichino è un misto. È una storia inedita intervallata da una raccolta di vignette. Ci sono tre capitoli di vignette e tre capitoli di storie. Secondo me è il mio primo libro, nel senso che forse è il lavoro che più mi rappresenta fino ad oggi e in cui ho messo anche qualcosa di sperimentale che non riguarda soltanto me. Non mi riferisco solo a me stesso, non racconto solo di me stesso. Sono contento perché stilisticamente ho avuto un approccio un po’ diverso rispetto ad altri: mi sono avvicinato di più al fumetto anche se, ti ripeto, non leggo fumetti e quindi ne capisco veramente poco. Però sono contento, è un lavoro che mi piace e mi soddisfa. Mi fa pariare. Mi è piaciuto lavorarci, anche se male come sempre: in super ritardo , consegna con dieci giorni di ritardo. Però è uscito un bel lavoro, grazie anche a Stefano, il grafico, e a Chiara, l’editor di Shockdom

Ultima domanda. Qualche progetto futuro? Hai intenzione di continuare esclusivamente con l’uomo uccello perché è quello che ti ha fatto conoscere di più?

«In realtà ho in mente mille cose che riguardano di più il mio essere un disegnatore che un autore di fumetti. Sicuramente in futuro voglio fare qualcosa che non riguardi l’uomo uccello. Innanzitutto perché ne ho voglia, poi perché voglio avere la libertà di fare altro senza che chi mi segue mi dica che senza l’uomo uccello non se ne frega nulla del mio lavoro. L’uomo uccello è diventato iconico, chi mi segue si è affezionato però non significa che devo fossilizzarmi solo su questo personaggio.»

Ilaria Cozzolino

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui