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La cooperazione è la più importante innovazione del nostro secolo e dei due precedenti. La crisi economica, finanziaria e sociale ha dimostrato che l’impresa cooperativa resiste di più rispetto ad altre tipologie di aziende alle difficoltà. Oltre al valore economico la cooperazione resta uno strumento fondamentale che mette al centro le persone, genera solidarietà attraverso il mutualismo e crea sviluppo sostenibile. In questo senso assume un ruolo ancora più importante nei contesti degradati in cui la violenza, anche economica, delle mafie prolifera.

Legacoop Campania, in collaborazione con Libera Campania, ha promosso un progetto sperimentale dal titolo “Cooperare per la legalità, la diffusione della cultura della cooperazione per un nuovo modello di sviluppo” realizzato con il contributo di Coopfond SpA fondo promozione cooperative aderenti a Legacoop.

700 giovani delle province di Napoli e Salerno, tre città coinvolte (Afragola, Giugliano e Pontecagnano), una pubblicazione sul tema della cooperazione nei beni confiscati alle mafie, uno sportello itinerante dedicato a i giovani e alle startup cooperative e una biblioteca sociale sono il risultato di cinque mesi di impegno comune. Un percorso che ha messo al centro la diffusione della cultura cooperativa, la ricerca di un nuovo modello di sviluppo sostenibile, la pratica di un nuovo welfare a partire dal riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie nel territorio campano.

Il progetto ha rappresentato una straordinaria opportunità di formazione per le studentesse e gli studenti un’occasione di incontro e confronto con i docenti e con la cittadinanza, con il mondo dell’associazionismo e con le cooperative. Dai laboratori nelle scuole sono emerse diverse idee progettuali, competenze, punti di vista significativi segno che le studentesse e gli studenti hanno saputo cogliere lo spirito del progetto di mettersi in gioco e di sperimentarsi. Le linee di azione sono state: la conoscere la situazione beni confiscati alle mafie e il loro riutilizzo sociale; educare le giovani generazioni ad affrontare le difficoltà e i problemi insieme all’interno di una cultura della cooperazione che non esclude nessuno; costruire relazioni sussidiarie tra enti locali, scuole, associazioni e istituzioni per ricostruire un rapporto di fiducia tra le parti. L’obiettivo è stato quello di affermare che la cooperazione resta uno dei principali strumenti di innovazione sociale, attraverso il mutualismo e della solidarietà, capace di costruire legami e coesione territoriale come pratiche per contrastare sul piano economico, culturale e sociale la camorra e della corruzione.

“Cooperare per la legalità. La cooperazione nei beni confiscati alle mafie” è l’opuscolo pubblicato da Legacoop, Libera e Coopfond nell’ambito del progetto. Uno strumento tra gli strumenti utile a mettere in evidenza la relazione tra il riutilizzo sociale dei beni confiscati e la cooperazione per un nuovo modello di sviluppo. L’intreccio tra cooperazione e beni confiscati si configura principalmente attraverso tre ambiti: le cooperative che gestiscono immobili confiscati, le cooperative di dipendenti (i workers buyout) per riutilizzare le imprese confiscate e un ultimo ambito ancora da sviluppare, quello che riguarda le cooperative di comunità.

Sono 141 le cooperative che gestiscono immobili confiscati alle mafie, distribuite in 131 cooperative di tipo A, di tipo B e miste a cui si aggiungono 10 consorzi. Un numero nettamente inferiore quello delle cooperative di lavoratori che hanno promosso operazioni di workers buyout, dovuto al fatto che fin qui la legislazione conteneva elementi critici in materia sanati attraverso l’approvazione della riforma del cosiddetto Codice antimafia (D. Lgs. 159/2011). Infine, l’opuscolo contiene una riflessione sul rapporto naturale tra il riutilizzo sociale dei beni confiscati e lo sviluppo di un modo innovativo di fare impresa cooperativa attraverso le cooperative di comunità. In questo senso non esistono ancora esperienze e l’opuscolo, insieme al lavoro di promozione attiva, sottolinea la necessità di aprire processi che portano a generare la nascita di imprese comunitarie al fine di restituire il maltolto ai territori e alle comunità che subiscono la violenza mafiosa.

Il corpo centrale della pubblicazione concentra l’attenzione sulle esperienze concrete e sugli strumenti a supporto della cooperazione e delle realtà che riutilizzano i beni confiscati alle mafie. Sul piano del sostegno economico viene sottolineato l’impegno di Coopfond che ha finanziato progetti per 1,5 milioni di euro. Dal punto di vista operativo e organizzativo vengono presentate le esperienze dell’Agenzia Cooperare per Libera Terra e del Consorzio Libera Terra Mediterraneo Cooperativa Sociale ONLUS.
Pio La Torre sosteneva che “La mafia, peraltro, opera anche nel campo delle attività economiche lecite e si consolida così l’impresa mafiosa che interviene nelle attività produttive, forte dell’autofinanziamento illecito, e mira all’accaparramento dell’intervento pubblico” a questo movimento occorre opporre un nuovo paradigma economico, generativo di valori, caratterizzato dalla solidarietà e dal mutuo aiuto, in questo senso la cooperazione rappresenta la sfida per un nuovo modello di sviluppo sostenibile che si afferma nella legalità e la giustizia sociale.

È possibile scaricare “Cooperare per la legalità. La cooperazione nei beni confiscati” a questo link.

Angelo Buonomo

Libera Campania

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