Margot polacco
Immagine di copertina da Open

Un anno e mezzo fa, in opposizione alla propaganda omofoba portata avanti dal presidente Andrzej Duda, nasceva il collettivo queer Stop Bzdurom. Una delle sue co-fondatrici, l’attivista Lgbt+ Margot Sz., fu arrestata lo scorso luglio, poiché accusata dal tribunale polacco di aver assaltato e distrutto un furgone della campagna Stop pedofilia. Margot restò in prigione per due mesi, per aver danneggiato dei veicoli che, essendo parte di un’iniziativa lanciata dall’organizzazione provita, neonazionalista e cattolica Fundacja pro-prawo do życia (Fondazione per il diritto alla vita) e sostenuta da gran parte delle istituzioni governative, girano per le strade di Varsavia esponendo manifesti che equiparano la pedofilia all’omosessualità e l’educazione sessuale all’abuso sessuale.

Questi furgoni “presi d’assalto” (l’obiettivo di Margot era quello di decorarli con bandiere arcobaleno e con i simboli della resistenza) insinuerebbero che la “lobby Lgbt+” stia insegnando ai loro figli di soli quattro anni la masturbazione e a quelli di sei anni come avere i primi rapporti sessuali. Queste iperboli provengono da persone che non desiderano altro se non ridicolizzare, per poi opprimere, una voce differente dalla propria. Si tratta di una forma di oppressione che usa slogan taglienti quanto ingombranti, frutto di una violenza istituzionale contro le minoranze sessuali e di genere. Già in precedenza gruppi per i diritti Lgbt+ avevano provato a fermare il furgone per vie legali, ma senza successo. Come spiega Percy Metcalfe su Notes from Poland, la legge polacca non include alcun tipo di difesa contro l’odio perpetuato nei confronti delle minoranze oppresse per l’orientamento sessuale e\o l’identità di genere e, quindi, sebbene un tribunale di Danzica avesse ordinato a Fundacja Pro di smettere temporaneamente di utilizzare alcuni slogan denigratori (a loro detta basati su evidenze scientifiche), un altro giudice ha insinuato che le sue attività sono informative e quindi non attaccabili.

Così, il 14 luglio la polizia ha fatto irruzione nell’appartamento di Margot e, insultandola con offese omofobe, l’ha condotta in commissariato. Secondo Metcalfe il suo arresto, avvenuto quasi in contemporanea con la rielezione del presidente Duda (che ha fatto della retorica anti-Lgbti parte della sua campagna) è sia un presagio di quello che potrà diventare il governo polacco, sia la dimostrazione della forza della sua propaganda. Il giorno successivo, il pubblico ministero ha chiesto per l’attivista tre mesi di carcerazione preventiva, con le accuse di partecipazione alla rivolta, danneggiamento di proprietà e aggressione fisica, ma il tribunale distrettuale di Varsavia-Mokotów ha negato la richiesta e ha rilasciato Margot. A questo punto il pubblico ministero ha fatto appello e ha permesso la disposizione per la carcerazione.

Il 3 agosto l’attivista, questa volta insieme ad altri, è stata di nuovo fermata per aver coperto diversi monumenti di Varsavia con bandiere arcobaleno. Uno di questi monumenti raffigurava Cristo e, appellandosi all’offesa del sentimento religioso, il primo ministro del governo polacco Mateusz Morawiecki ha insinuato che Margot avesse oltrepassato i limiti consentiti e si è appellato all’articolo 196 del codice penale polacco che condanna a due anni di galera chi insulta pubblicamente simboli o luoghi religiosi.

Come risposta, lo stesso giorno dell’incarcerazione di Margot, centinaia di persone si sono radunate in piazza a Varsavia per mostrare solidarietà all’attivista con una pacifica manifestazione. La polizia polacca ha però risposto con un’aggressività senza precedenti: quarantotto persone sono state arrestate e altre sono rimaste ferite. Diversi attivisti hanno definito quello che è successo il 7 agosto la “Stonewall polacca”. Tra le persone arrestate il 7 agosto, la 52enne Malgorzata Rawinska ha raccontato la sua esperienza a Claudia Ciobanu su BalkanInsight: «Sono arrivata circa alle nove di sera, e stavo solo parlando con alcune persone quando all’improvviso è comparso un gruppo di agenti. Uno di loro mi ha indicato, e poi altri due mi hanno preso per il braccio. Chiedevo su quale base mi stavano arrestando ma non mi rispondevano. Poi le persone intorno hanno iniziato a urlare che ero una giornalista. Il problema è che, facendo attività solo amatoriale, non avevo un badge da mostrare agli agenti, e così sono stata portata con gli altri 47 in prigione, dove ha trascorso una notte. Ora rischio fino a tre anni di carcere per “aver preso parte a una protesta, con la consapevolezza che i partecipanti avrebbero attaccato violentemente una persona o una proprietà”. Quello che è successo venerdì [il 7 agosto] è una specie di semaforo verde per attaccarci».

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e il Rzecznik praw obywatelskich (difensore civico) hanno cercato di difendere persone come Margot del tutto disarmate e macchiate della sola colpa di non essere eterosessuali: si sono schierati contro il contenuto dei manifesti e delle pubblicazioni, ma il governo polacco non ha dato loro alcuna risposta

Alessia Sicuro

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Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

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