Il Qatargate mostra la necessità del ritorno dello Stato nazionale
In alto Antonio Panzeri, in basso Eva Kaili (Fonte: Wiki Commons)

Da settimane non si fa che parlare della presunta rete di corruzione all’interno delle istituzioni europee, l’ormai noto Qatargate – su cui gli inquirenti stanno investigando – che coinvolge in larga parte l’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D). Tutto parte da dichiarazioni pubbliche rilasciate nei mesi precedenti da diversi europarlamentari di centro-sinistra in sostegno del Qatar. Nessun commento, invece, in difesa dei diritti dei lavoratori all’interno dei cantieri dei Mondiali, dove sono stati registrati 6500 operai morti.

Solamente in seguito alle indagini, si è appreso che lo Stato del Golfo avrebbe dispensato mazzette e importanti regali con il fine di ottenere un trattamento di favore da parte del Parlamento europeo. In cambio di ingenti somme di denaro, una rete composta da eurodeputati, funzionari e assistenti doveva migliorare la reputazione dell’emirato del Qatar agli occhi della comunità internazionale. Lo scandalo Qatargate annovera, tra le persone in stato di arresto, la vice presidente greca Eva Kaili, appartenente al Movimento Socialista Panellenico (PASOK); l’europarlamentare Pier Antonio Panzeri, esponente di Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista; Francesco Giorgi, assistente parlamentare e fondatore della ONG Fight Impunity; ed infine Niccolò Figà-Talamanca, a capo della ong No Peace Without Justice.

Gli inquirenti sostengono di essere di fronte a un sistema generale di corruzione accuratamente articolato su organizzazioni umanitarie, le stesse che avrebbero invece dovuto far rispettare i diritti umani. Dalle intercettazioni emerge infatti che sono proprio “quelle Ong che servono per far girare i soldi” provenienti da generosi finanziamenti privati qatarioti. Motivo per cui l’europarlamentare Pier Antonio Panzeri sosteneva con insistenza che il compito delle Ong era quello di accompagnare Paesi come il Qatar in processi di transizione: non bisognava sbattere le porte in faccia ma, al contrario, stare loro vicino. Nessuno però immaginava quanto questo gruppo formato da funzionari europei con posizioni di rilievo dal punto di vista politico o strategico potesse essere vicino agli emirati del Qatar.

La vicenda del Qatargate sembra così non essere destinata a concludersi in tempi brevi. Al contrario quanto più gli inquirenti andranno avanti con le indagini tanto più sarà destinata ad allargarsi, al punto da diventare – se già non lo è – uno dei più gravi scandali politici nella storia delle istituzioni europee. Del resto, Qatargate non è un un affare che riguarda solamente gli ambienti europei, poiché esiste un evidente collegamento tra gli europarlamentari e i partiti di appartenenza, che fanno parte dell’area del centro-sinistra. La conferma arriva infatti dalla sospensione in via cautelare di altri esponenti politici, tra cui l’eurodeputata Maria Spyraki del partito greco Nea Dimokratia e l’europarlamentare Andrea Cozzolino del Partito Democratico, nei confronti dei quali il Parlamento europeo ha avviato una procedura d’urgenza per la revoca dell’immunità parlamentare.

Lo scandalo Qatargate sta mettendo in palese imbarazzo il campo della sinistra italiana, che fa del “politicamente corretto” la sua bandiera per la tradizionale estraneità agli scandali giudiziari. Una fantomatica differenza antropologica su cui ha costruito per decenni la propria immagine politica, e che gli ha permesso di distinguersi dai suoi avversari talmente tanto da finire delle volte con il compiacersi, accontentandosi di risultati insufficienti. Ma ora si sta scoprendo che dietro la retorica della superiorità morale, che finora ha consentito alla sinistra di diffondere i propri valori attraverso le organizzazioni non governative, a volte si cela un ritorno economico, che mina la credibilità dell’umanitarismo e del progressismo.

Le difficoltà riscontrate dalla sinistra vengono colte dagli ambienti nazionali di destra, che per anni hanno visto i vertici di partito essere travolti da scandali giudiziari. Il Qatargate è quindi l’occasione che la destra aspettava da tempo per poter attaccare la sinistra in merito alle proprie convinzioni umanitarie e demonizzare le organizzazioni non governative che operano all’interno del nostro territorio nazionale. Mezzi di informazione ideologicamente schierati a destra stanno producendo un’immagine deliberatamente negativa di questi enti, così da far percepire e di conseguenza apparire come sbagliate le attività di carattere umanitario o sociale, realizzate per sopperire al mancato intervento dello Stato in determinati settori della società.

Spesso le organizzazioni non governative sopperiscono all’assenza di politiche pubbliche, che proteggano le persone dai rischi e li assistano nei bisogni legati alle condizioni di vita: si può dire, dunque, che agiscano proprio per colmare un vuoto creato nel tempo dallo Stato nazionale. Ma fin quando le istituzioni non ricominceranno a farsi carico di promuovere il benessere economico e sociale dei cittadini, l’attività di questi attori non statali continuerà a essere strettamente necessaria e, in assenza di stretti controlli, sfociare in nuovi Qatargate.

Gabriele Caruso

Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, nutre un forte interesse verso l'antropologia culturale e la sociologia. I suoi principali temi di indagine sono l'antispecismo e le questioni inerenti all'Irlanda del Nord.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui