Carlo Rosselli, una vita per la libertà
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Nato a Roma il 16 novembre 1899, Carlo Rosselli riceve un’educazione familiare ispirata ai valori della tradizione democratica, liberale e mazziniana. Tanto la famiglia paterna quanto quella materna si erano infatti rese protagoniste del Risorgimento italiano, e ancora, anni dopo, forte rimaneva l’ideale repubblicano. Trent’anni prima della nascita di Carlo, Giuseppe Mazzini si era spento proprio in casa Rosselli, a Pisa.

Nel 1915 scoppia la Prima Guerra mondiale, e l’anno successivo muore in combattimento il fratello Aldo, arruolato come ufficiale di fanteria.

Carlo si laurea col massimo dei voti in Scienze sociali nel 1921 e in Legge, a Siena, nel 1923. Parte allora per Londra, intenzionato a studiare da vicino il movimento laburista inglese a cui si appassiona tanto da teorizzare un socialismo riformista direttamente ispirato ad esso, il “socialismo liberale”. Tornato in Italia, è assistente volontario nella facoltà di Economia alla Bocconi di Milano.

In quegli anni matura una fortissima opposizione al fascismo, assistendo con sdegno alle dilaganti azioni delle squadracce fasciste. Tenta di opporsi al nascente fascismo tramite la diffusione di cultura. Nel febbraio del 1923 contribuisce alla fondazione, a Firenze, del «Circolo di Cultura» e, l’anno seguente, a quella dell’associazione “Italia Libera”.

Lo sdegno del delitto Matteotti porta Carlo a iscriversi al Partito Socialista Italiano. Nel gennaio 1925 fonda il primo foglio di stampa antifascista clandestino, il “Non mollare” e costituisce, con Claudio Treves e Giuseppe Saragat, un triumvirato che costituirà il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani. In quegli anni inizia anche una collaborazione con la rivista della Federazione giovanile del PSU, «Libertà».

Nel 1926 ottiene la cattedra di Economia politica all’università di Genova. Controllato dai fascisti, viene aggredito mentre si reca all’Università. Nel luglio il Ministro dell’economia, Giuseppe Belluzzo, chiede il suo licenziamento.

In quello stesso anno si succedono altri due importanti avvenimenti. Carlo fonda insieme a Pietro Nenni la rivista «Il Quarto Stato», chiusa a novembre con l’entrata in vigore della legge sui «provvedimenti per la difesa dello Stato»; in seguito organizza e realizza l’espatrio di Filippo Turati, insieme a Ferruccio Parri, Sandro Pertini, Riccardo Bauer e Umberto Ceva. Atto per cui viene condannato prima a dieci mesi di carcere e poi a cinque anni di confino nell’isola di Lipari, da cui fuggirà due anni dopo, nel 1929, in motoscafo insieme a Emilio Lussu e Francesco Fausto Nitti, giungendo poi a Parigi dove fonda il periodico “Giustizia e libertà”.

Il 9 giugno 1937 si trova con il fratello Nello nella località termale di Bagnoles-de-l’Orne, in Normandia, dove si sta curando. Lì viene raggiunto dai sicari della Cagoule, un’organizzazione filo-fascista francese che agisce dietro incarico del regime fascista italiano e assassinato a pugnalate, assieme al fratello.

Riposano nel sacrario di Giustizia e Libertà del cimitero di Trespiano, vicino Firenze, assieme a Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini. Sulla loro tomba Pietro Calamandrei fece incidere l’epitaffio: Libertà e giustizia: per questo morirono, per questo vivono.

Gabriele Bartolini

Gabriele Bartolini
Gabriele Bartolini (Roma, 2003) studia Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. È presidente della sezione ANPI di Trastevere e membro del Comitato Provinciale dell’ANPI di Roma. Fa parte del gruppo dell’ANPI Nazionale che lavora sulle giovani generazioni. Cura per Patria Indipendente una inchiesta sul tentativo di riscrittura della Storia tramite le intitolazioni di vie e spazi pubblici a Giorgio Almirante.

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