Salvador Dalí è stato uno dei più grandi artisti del XX secolo, eccentrico e un po’ contraddittorio. Poter parlare di un genio del genere in poche righe è arduo, ma ci proviamo.
Profondo conoscitore delle arti del passato, sperimentatore di nuovi linguaggi espressivi, dall’uso di tecniche miste al cinema, passando dalla fotografia alla performance; Dalí inizia a maturare il proprio percorso d’avanguardia studiando, dunque, i maestri del passato come Raffaello, a tal proposito arriverà a dire che il Sanzio, semplicemente, dipingeva utilizzando cubi e cilindri. Fu suggestionato anche dai suoi contemporanei: gli impressionisti i fauves e Cèzanne sono tutti ingredienti delle sue opere giovanili. Per comprendere meglio gli esordi basti pensare a come si muoveva nel suo ambiente di nascita, Figueras in Catalogna, dove in opere paesaggistiche o in nature morte assomma l’interesse per la pittura di Pissarro alle vibrazioni luministiche di Monet. Come in precedenza aveva fatto Picasso, verso cui proverà un grande stima, 
<< Se vi rifiutate di studiare l’anatomia, l’arte del disegno e della prospettiva… e la scienza del colore, lasciatevi dire che questo è più un segno di poltroneria che di genio …>>
Madrid era, a quell’ep
Sono anni cui l’artista è impegnato in esposizioni personali a Barcellona dove con le ultime opere, prima dell’approdo a Parigi, il suo cubismo inizia a modificarsi diventando più fisico, più rapporto tra interno ed esterno. In lui tutti questi concetti si ribaltano, le figure diventano figura ibride e si assommano di libere associazioni di pensiero; potremmo dire anche figure non-sense ed improbabil. Un esempio su tutti è “l’Autoritratto 
Lasciamo da parte opere dai titoli fortemente provocatori e citiamo solo un paio di opere di questo periodo: “Persistenza della memoria”, “L’enigma del desiderio, mia madre, mia madre, mia madre” e “La scarpa. Oggetto surrealista a funzionamento simbolico”. Quest’ultima racchiude la linea che Salvador Dalí insieme a Breton, concepisce su oggetti a funzionamento simbolico, creazioni “inutili” in cui vale l’oggetto per quello 

Tuttavia vi ritornò negli ultimi anni di vita, morendo nel 1989. Artisticamente prosegue sulla strada del surrealismo, in opere come il “Sonno ” o in quelle in cui analizza l’inconscio come nell’opera “Venere di Milo a cassetti” : i cassetti dove si celano universi sconosciuti. Denaro e salute ora ne aveva davvero ed in fondo non aveva torto l’ex amico come ammetterà, poi, lo stesso Salvador Dalí. Gli ultimi anni di vita saranno completamente dedicati ad opere il cui centro privilegiato sarà la moglie Gala.
Rossella Mercurio

















































