Tra i comuni di Bacoli e Pozzuoli sorge uno dei siti archeologici più ricchi e interessanti di tutta la regione Campania: stiamo parlando degli scavi archeologici di Cuma.

Cuma: la più antica colonia greca dell’Occidente

La città di Cuma fu la prima colonia di fondazione greca: nel lontano 720 a.C. la spedizione, guidata da Ippocle il Cumano e da Megastene il Calcidese, approdò sulle coste del Mediterraneo partenopeo e fondò un nuovo polo commerciale. Infatti, la nascente colonia rappresentava sia un punto di stasi e di rifornimento per coloro che erano stati imbarcati per molti mesi, sia un florido porto commerciale utile per lo scambio di merci preziose con l’oriente e con i vicini Etruschi.

In realtà la data 720 a.C risulta essere puramente indicativa: gli archeologi hanno trovato resti risalenti a quella data, ma è probabile che prima ancora il territorio fosse stato già conquistato e abitato. In particolar modo, alla luce di alcuni scavi, pare che il territorio scelto dai cumani fosse stato in precedenza abitato da alcune popolazioni italiche che furono però eliminate dai nuovi conquistatori.

La città divenne ben presto un ampio centro urbanistico: la vicinanza con Napoli aveva senza dubbio giovato alla crescita di Cuma sotto ogni aspetto. Dal un punto di vista meramente architettonico e culturale, già intorno al V secolo a.C. furono costruiti i templi di Giove e di Apollo, oltre che il famosissimo Antro della Sibilla.

Con l’ascesa dei romani, la città di Cuma fu sottomessa al nuovo popolo potente: questi la conquistarono ma lasciarono alla vecchia colonia greca ancora delle autonomie e il privilegio della cittadinanza senza voto. Con la fine dell’impero e con le invasioni dei popoli barbari, Cuma fu molto aggressiva e riuscì addirittura a respingere alcuni attacchi e incursioni. Il suo triste destino fu segnato da una dolosa sconfitta durante la guerra tra i Goti e i Bizantini: furono questi ultimi a conquistarla nel 558 d.C., sostituiti ben presto dai duchi di Napoli subito dopo l’invasione dei Longobardi in Italia. Infine, intorno al XII secolo, i Saraceni si insediarono nell’acropoli cumana: fu solo nel 1207 con l’aiuto del capitano napoletano Goffredo di Montefuscolo che la vecchia colonia fu liberata dalle scorrerie e dai pirati stranieri.

Gli scavi archeologici di Cuma

Il parco di Cuma è fonte di grande cultura per tutti gli interessati all’archeologia. Dell’antica acropoli cumana restano ancora le mura greche che risalgono al V secolo a.C: all’interno dell’area cosiddetta urbanistica sono invece situati i resti del tempio di Apollo, del tempio di Giove, la cripta romana e i resti dell’anfiteatro, del foro e di un parco termale.

Per arrivare all’acropoli è necessario passare per l’Antro della Sibilla e percorrere la via Sacra: durante la lunga passeggiata, si notano quelli che sono i resti del tempio di Apollo, dio della musica, dell’armonia e della luce del sole. Il tempio di Apollo fu poi trasformato dai romani e infine convertito in una chiesa cristiana. Stessa sorte è toccata al tempio di Giove, dio di tutti gli dei: il tempio fu distrutto e ricostruito durante la dinastia giulio-claudia e in epoca cristiana è stato trasformato in una basilica dedicata a San Massimo.

Nella parte bassa degli scavi di Cuma sono invece situati i resti dell’antico Foro romano, dove erano collocate le Terme e la Masseria del Gigante. Ma i resti più belli e più importanti sono sicuramente quelli dell’anfiteatro e che risalgono al II secolo a.C.

L’antro della Sibilla: tra mitologia e storia

scavi, Cuma
L’Antro della Sibilla

La lunga galleria che introduce i visitatori negli scavi archeologici di Cuma fu scoperta e scavata da Maiuri nel maggio 1932: secondo l’archeologo, questo lungo e stretto cunicolo era stato negli anni addietro il luogo in cui si trovava la Sibilla che prediceva il futuro ai marinai.

La leggenda narra che la Sibilla fosse la profetessa del dio Apollo: questi, innamorato di lei le propose di diventare la sua sacerdotessa offrendole in cambio tutto ciò che voleva. La Sibilla cumana chiese al Dio del sole l’immortalità: Apollo fu contento di donargliela, ma al contempo la sacerdotessa non aveva chiesto l’eterna giovinezza. Per questo motivo cominciò ben presto ad invecchiare: il suo esile copro fu chiuso in una gabbietta e finì di consumarsi fino a che non restò solo la sua voce.

Nell’Eneide, il poema epico di Virgilio, si narra che nei pressi del Lago d’Averno a Cuma si trovasse una caverna in cui la sacerdotessa di Apollo trascriveva le profezie su foglie di palma che erano di difficile interpretazione. Secondo altre testimonianze, invece l’antro della Sibilla altro non era che il lungo cunicolo a forma trapezoidale che serviva a difendere la città e l’intera acropoli da probabili attacchi nemici.

Arianna Spezzaferro

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Arianna Spezzaferro, nata a Napoli il 12/04/1993, è laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Amante della cultura umanistica, della filologia romanza e della lettura, aspira a diventare un'insegnante di Letteratura italiana, perché crede fermamente di poter trasmettere, in futuro, ai suoi alunni l'interesse vivo per tale disciplina. Attualmente scrive per Libero Pensiero News come coordinatrice della sezione Cultura e delle rubriche ed è docente di lettere nella scuola secondaria di II grado.

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