brexit

Un evento di quelli che possono essere definiti come spartiacque tra un prima e un dopo; una svolta epocale che potrebbe generare un effetto domino in tutta Europa con conseguenza anche per il nostro paese.

Con il termine Brexit si va a indicare la decisione presa dalla Gran Bretagna (a seguito di regolare referendum del giugno 2016 nel quale si sono espressi i cittadini) di uscire dall’Unione Europea. Qualcosa di inaspettato dato che la maggior parte degli analisti dava, allora, per scontato l’esito negativo del voto popolare. Fatto sta che oggi, con le procedure per uscire dall’Unione ancora in corso di perfezionamento, sono in tanti a domandarsi quali potrebbero essere i rischi di questa scelta e in che modo si potrebbero avere ripercussioni su altri paesi, Italia compresa.

L’effetto Brexit va infatti a toccare sia gli italiani che vivono e lavorano in Inghilterra, e si parla di 25 mila nuovi arrivi ogni anno; che i cittadini inglesi che invece si trovano nel nostro paese, quasi 30 mila residenti. Senza contare poi l’influenza diretta che la Brexit può avere sulle aziende. In linea generale si parla di effetti legati a flussi migratori, variazione dei prezzi, modifiche di eventuali accordi sul libero scambio con paesi terzi: il tutto va a tradursi, sintetizzando, in un innalzamento dei costi.

Ma gli effetti della Brexit potrebbero presto farsi sentire anche per quello che concerne un altro tema: i diritti di proprietà intellettuale.

Per registrare un marchio europeo sono previste determinate procedure che vanno a garantire, ad esempio, un solo marchio per tutti gli stati membri: è del tutto normale di conseguenza che ci si chieda cosa ne sarà dei diritti legati a proprietà intellettuale che abbiano valore unitario in tutta l’Unione. E si fa riferimento quindi a i marchi UE, ai design comunitari ecc…saranno ancora validi nel Regno Unito? E in caso contrario, cosa potranno fare le aziende, anche italiane, che si trovino in una situazione di questo tipo?

In linea generale ancora non sia ha il polso totale di quelli che potrebbero essere gli effetti della Brexit; in riferimento proprio ai diritti di proprietà è stata la stessa Unione Europea a pubblicare avvisi specifici rivolti a detentori di diritti per fornire qualche linea guida.
Nei documenti si cerca di tenere alta l’attenzione di soggetti interessati affermando che “prepararsi all’uscita del Regno Unito non è solo compito dell’Unione Europea e delle autorità nazionali, ma anche dei privati”. Quindi si va ad avvisare i titolari di diritti che questi stessi potrebbero cessare di avere validità a partire dal 30 marzo 2019, quando il Regno Unito cesserà ufficialmente di essere uno stato membro dell’Unione Europea.

Un messaggio che suona come un avvertimento per tutti coloro che hanno una attività nel Regno Unito o che detengono legittimamente una proprietà intellettuale ma che ancora non è in grado di fornire certezze assolute.