Web, Social Media e creatività: l'attivismo ambientalista ai tempi della quarantena
Fonte Immagine: Pixabay.com

L’Italia della quarantena è un’Italia meno inquinata. Come già successo in Cina, infatti, le misure di distanziamento sociale sono riuscite non solo a rallentare il contagio da Coronavirus, ma anche a ridurre drasticamente il livello di polveri sottili diffuse nell’aria. Un risultato, questo, secondario ma non trascurabile, e che pone l’accento su una crisi, quella ambientale, che merita attenzioni non inferiori a quella determinata dal diffondersi del Covid-19. Lo sanno bene gli attivisti, che, seppure tra le mura domestiche, non hanno smesso di far sentire la propria voce in altre piazze, non meno popolose. È sul web e sui social media, infatti, che si sono momentaneamente trasferite le iniziative di attivismo ambientale: non più striscioni, slogan e cori, bensì webinar, digital strike e podcast.

Se prima della quarantena il digitale era per lo più un canale a supporto delle manifestazioni di piazza, garantendo la diffusione della notizia e il reclutamento delle nuove leve, adesso, invece, si trasforma nella piazza stessa, dando agli attivisti la possibilità di portare avanti le battaglie a favore dell’ambiente e del Pianeta anche in lockdown.

E così, a un anno dal primo sciopero mondiale del 15 marzo 2019, i ragazzi di Fridays For Future – il movimento ambientalista fondato dall’attivista svedese Greta Thunberg – hanno deciso di animare le agorà virtuali di tutto il mondo con una protesta online mirata ad evidenziare il nesso irreducibile tra la salute dell’uomo e quella del pianeta Terra. Pur nel rispetto delle misure di quarantena stabilite dai governi locali, gli attivisti di FFF non hanno rinunciato a farsi sentire e, utilizzando l’hashtag #ClimateStrikeOnline, hanno postato sui social media foto che li ritraggono con cartelloni e striscioni che pongono l’attenzione sul problema del cambiamento climatico.

A supportare gli scioperi digitali sono anche tanti esperti da tutto il mondo – giornalisti, scienziati e attivisti – che sono stati chiamati ad animare i “Talks For Future”, webinar settimanali ospitati e moderati da Fridays For Future che cercano di ricreare l’atmosfera dialettica di una manifestazione pubblica, tenendo vivo il dibattito sulla crisi ambientale e sulle sue possibili soluzioni.

Durante una crisi cambiamo le nostre abitudini e ci adattiamo alle nuove circostanze per il bene superiore della società” scrive Greta sul suo profilo Twitter. Ed è seguendo questo mantra che l’attivismo rumoroso e plateale di Fridays For Future si è reinventato in piccoli grandi gesti che possono essere compiuti nel recinto sicuro della propria abitazione: dallo scrivere e-mail ai politici, al postare notizie tematiche sui social; dall’appendere cartelloni alle finestre al pianificare le future attività del collettivo.

Attivismo ambientalista e covid-19
La “discobedience” dal balcone a Torino
[fonte immagine: extinctionrebellion.it]

Diversa la strategia di Extinction Rebellion (XR), che, durante il periodo di quarantena, sceglie di animare l’attivismo ambientalista all’interno di piazze più raccolte come quelle dei social “ribelli”, vale a dire piattaforme social open source e a ridotto impatto ambientale che si propongono come alternative più etiche rispetto ai social più diffusi e popolari. Questo perché tali piattaforme, quali, ad esempio, Mastodon e Peertube, rinunciando al richiamo delle sirene della pubblicità – e, dunque, alla vendita dei dati personali degli utenti -, scelgono modelli cooperativi in cui sono gli utilizzatori a finanziare il social attraverso donazioni o acquisti in rete.

XR ha dichiarato di non voler rinunciare del tutto al supporto dei social “tradizionali”, ma di voler favorire nel tempo la migrazione dei propri membri e sostenitori in tutto il mondo verso questi pianeti lontani dalla galassia Facebook, ancora poco conosciuti ma che sembrano offrire all’attivismo ambientale ed ecologico terreni più fertili dove attecchire ed espandersi.

Ma se è vero che il mondo della rete si è fatto principale teatro delle manifestazioni ambientaliste in tempi di quarantena, è anche vero che un altro tanto potente quanto originale canale di comunicazione si è offerto agli attivisti di tutti il mondo: il balcone. In questo momento storico in cui terrazzi, balconi e giardini si sono trasformati in ristoranti, solarium, circoli ricreativi o, semplicemente, punti di osservazione privilegiati sul mondo esterno, XR Italia ha deciso di sostenere il digital strike di Fridays For Future con un flash-mob sulle note di “Staying Alive”.

Nulla è stato lasciato al caso e se i balconi sono metafore della ormai ridotta finestra di tempo che abbiamo per agire contro il cambiamento climatico, la canzone è un monito: restiamo vivi, sopravviviamo. Al Coronavirus, certo, ma anche alla crisi ambientale.

Roberta Cammarota

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