referendum cannabis
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La legalizzazione della cannabis sta vivendo un periodo di grande attenzione mediatica in alcune aree del Nord America, mentre nazioni come Malta, Liechtenstein e Germania sembrano destinate a guidare una tendenza simile anche in Europa. Non solo loro: tanti altri stati fuori dall’Europa stanno valutando l’introduzione di leggi che potrebbero creare un modello di turismo simile a quello Olandese, improntato su persone che viaggiano per provare questo tipo di prodotti. 

È anche vero che se ne parla da diversi anni e che, per ora, poco o niente è stato fatto, almeno nel nostro paese, nonostante sia stato aperto un piccolo spazio di discussione, dando un barlume di speranza a coloro che coltivano la cannabis per uso personale. Sembra però che l’Italia, con il celebre referendum sulla legalizzazione della cannabis bloccato, non voglia seguire i passi delle sue vicine di casa. Andiamo a vedere cosa avrebbe comportato questo referendum nel nostro paese, insieme a qualche teoria a riguardo. 

Cambiamenti legali in Italia 

Un referendum sulla cannabis potrebbe significare la rivalutazione di numerose leggi riguardo il possesso e la coltivazione di questa pianta. Nonostante negli scorsi anni siano stati fatti alcuni passi a riguardo, l’Italia non si è dimostrata troppo aperta sul fronte, almeno in parte. In questo contesto più ampio, sono in corso cambiamenti legislativi in molti paesi del mondo, come riportato su numerosi siti di informazione sulla cannabis. La storia in Italia, tuttavia, ha preso una piega insolita. 

La Corte Costituzionale italiana ha infatti respinto lo scorso febbraio la richiesta di indire un referendum sulla legalizzazione della coltivazione della cannabis, suscitando le ire dei promotori che hanno definito la decisione un colpo alla democrazia. La proposta di referendum mirava a legalizzare la coltivazione di erba per uso personale e alla depenalizzazione, azzerando il rischio carcere per la vendita di piccole quantità di questa sostanza. Giuliano Amato, presidente della Corte Costituzionale, ha affermato che il referendum includeva altri stupefacenti considerati droghe pesanti, che non potevano essere liberalizzati. 

Teorie dietro a questo cambio 

Quali sono le teorie alla base di questo cambio di veduta? Ce ne sono parecchie ed è difficile capire dove stia la verità. L’Italia è un paese cattolico, nel quale il Vaticano ha un peso politico. Non è un mistero che la maggior parte dei partiti politici voglia mantenere con la chiesa un rapporto molto stretto. La legalizzazione della cannabis è spesso demonizzata dal Vaticano. Questa è una delle cause del blocco del referendum di febbraio scorso. Certamente il governo non può ignorare le aperture degli stati dell’unione Europea alla legalizzazione.

Sviluppi futuri della legge 

Al momento non sappiamo se le reazioni al fallimento del referendum sulla cannabis avranno ripercussioni. Quello che è certo è che c’è molta pressione a riguardo e la Corte Costituzionale non potrà ignorare a lungo la volontà popolare. Vedendo l’andazzo degli stati alleati, la logica suggerisce che anche l’Italia, ad un certo punto, si aprirà in maniera più morbida all’industria della cannabis, approvando il referendum e nuove leggi a riguardo. Per il momento, è presto per dirlo. 

Questo referendum potrebbe aprire a nuove opportunità e discussioni a livelli più ampi, creando nuove tipologie di mercato e valorizzare un prodotto che spesso viene messo in cattiva luce, senza consultare rapporti medici e ricerche. 

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