sinistra pd

Domenica 4 marzo 2018 gli italiani torneranno alle urne per eleggere Camera e Senato. Mancano poco meno di due mesi a un appuntamento elettorale che mai come in questo caso è stato preceduto da cinque anni di campagna elettorale permanente dominata dagli scontri tra PD, destre e Cinque Stelle. Ma si tratta di un voto fondamentale per tutto lo schieramento politico da destra a sinistra. Sì, ma quale sinistra?

Sarebbe ingeneroso esordire con una battuta sulla storica tendenza alla frammentazione in partiti e partitini e al conseguente suicidio politico che ha caratterizzato la sinistra italiana per larga parte della sua storia, specialmente dopo il giro delle sette chiese di Fassino per riportare alla base almeno una parte degli esuli che hanno abbandonato il PD lo scorso anno. Anche questa volta, però, bisogna prendere atto che gli italiani troveranno sulla scheda elettorale una pletora di liste che vanno dal centrosinistra di governo all’estrema sinistra.

Secondo i più critici non tutte queste liste sono nate come concrete risposte alle esigenze politiche degli italiani quanto piuttosto come espressioni di personalismi interni alla politica che poco hanno a che fare con reali differenze programmatiche.

Ma al di là delle polemiche di questo tipo, che vale però la pena di ricordare per dare un’idea del livello del dibattito politico a sinistra e sulla sinistra degli ultimi mesi, ci sembra utile fare chiarezza e illustrare quali sono i principali partiti e liste che si presenteranno a livello nazionale.

Partito Democratico

Il principale partito di centrosinistra si attesta su percentuali comprese tra il minimo storico del 23% e il 26%. Le ultime elezioni politiche in Italia ci hanno indubbiamente insegnato che i sondaggi a due mesi dal voto non necessariamente rispecchiano fedelmente l’esito della consultazione popolare, eppure è significativo rilevare che negli ultimi mesi le difficoltà del PD si sono intensificate dopo l’introduzione del Rosatellum, voluto… dal PD. La nuova legge elettorale favorisce infatti le coalizioni, ma il partito guidato da Matteo Renzi fatica a formarne una che guardi a sinistra, andando quindi oltre quella parte di Alternativa Popolare che non è confluita nel centrodestra ed è guidata dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Liberi e Uguali
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I primi a rispondere picche a un’eventuale alleanza con il PD sono stati MDP, Sinistra Italiana e Possibile, che insieme hanno dato vita a Liberi e Uguali, listone elettorale guidato dall’uscente presidente del Senato Pietro Grasso e supportato da diverse personalità di spicco della sinistra italiana come D’Alema, Bersani, Boldrini e giovani speranze come Civati e Fratoianni. Liberi e Uguali si propone come alternativa radicale al PD sul tema dei diritti sociali, accusando il PD di aver tradito le proprie origini conducendo una politica economica il cui costo è stato pagato in primis dai lavoratori. Negli ultimi sondaggi si aggira attorno al 6-8%.

+Europa con Emma Bonino
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I radicali e la sinistra, una storia complicata. Nonostante siano stati più volte accusati dalla cosiddetta sinistra radicale di essere poco più che servi del capitale per il loro liberismo economico, non è possibile escludere +Europa, la nuova lista di Emma Bonino, da questa panoramica, se non altro perché rappresentano un’altra (a onor del vero, contenuta) minaccia per sottrarre al PD una parte di entusiasti europeisti e di delusi dalla mancata approvazione dello ius soli. Ha suscitato perplessità l’alleanza con Bruno Tabacci, che essendo leader di un gruppo parlamentare (Centro Democratico) permette a +Europa di presentarsi alle elezioni senza passare per la strada di una complessa raccolta firme. Tabacci, ex democristiano, condivide con la lista Bonino le forti istanze europeiste, ma sembra più distante sul terreno dei diritti civili.

Potere al Popolo
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La sinistra alternativa più a sinistra della sinistra alternativa è rappresentata in questa sede da Potere al Popolo, lista nata su proposta del centro sociale Ex Opg – Je so’ Pazzo, che a Napoli sostiene Luigi de Magistris insieme ad altre sigle che hanno aderito anche al progetto di Potere al Popolo. L’esperienza del Brancaccio, guidata dal presidente di Libertà e Giustizia Tomaso Montanari e dall’avvocato vicepresidente del Comitato del No al referendum costituzionale del 2016 Anna Falcone, è naufragata anche per le critiche di una parte di sinistra al coinvolgimento di personaggi come D’Alema, Bersani e Speranza, nelle parole della portavoce di PaP Viola Carofalo «responsabili del collasso della sinistra». Potere al Popolo è una versione più radicale del Brancaccio. La lista non ha ancora espresso il nome di un leader ed è sostenuta da Rifondazione Comunista e altri soggetti comunisti oltre a un grande numero di collettivi, centri sociali, sindacati, comitati No Tav, No Tap e attivisti sparsi. L’obiettivo di lista è il raggiungimento del 3% per entrare in Parlamento.

Partito Comunista
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Infine va segnalata la presenza del Partito Comunista di Marco Rizzo. Correndo da solo difficilmente arriverà in Parlamento, eppure se i suoi consensi si aggireranno intorno all’1% di sicuro rappresenterà un nemico interno per le liste a sinistra del PD. Ma c’è un secondo motivo di interesse per seguire il percorso del PC: è l’unico partito che si proclama comunista (e non rinnega la storia del comunismo sovietico) in grado di coinvolgere attivamente i giovani e giovanissimi all’interno del proprio progetto grazie al Fronte della Gioventù Comunista, che negli scorsi anni è stato in grado di strappare ai centri sociali apartitici molti ragazzi spesso refrattari alla politica del Palazzo.

Davide Saracino