La ricerca è tragicamente assente dai programmi elettorali: un settore imprescindibile nel quale investire e che ci segnala già in netto ritardo rispetto alla media europea. Un appello su Facebook prova a smuovere le acque.

Entrati nel vivo della campagna elettorale in molti hanno denunciato l’assenza della ricerca scientifica dal dibattito politico in corso: una distanza, quella tra politica e scienza, che un appello apparso nei giorni scorsi su Facebook prova a colmare. Nonostante sia pensiero comune che l’investimento nella ricerca rappresenti una necessità per il rilancio del paese ad oggi soltanto l’1,29% della spesa sul PIL viene investito nella ricerca scientifica a dispetto del 2,03% di media europea e all’obiettivo del 3% fissato entro il 2020. Una situazione che pare senza uscita e che trova in ogni caso quasi tutti i partiti concordi sul tentativo di incrementare una collaborazione tra pubblico e privato.

Poco, troppo poco. Così nasce l’appello del Professore Walter Ricciardi, tra l’altro Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, per un accordo tra ricerca scientifica e politica affinché si tuteli e si dia una spinta allo sviluppo economico del paese. La proposta, pubblicata circa un mese fa, ha raccolto l’adesione di molti esponenti del mondo della ricerca scientifica italiana: da Dallapiccola, direttore scientifico dell’ospedale Bambin Gesù, a Remuzzi, professore di Nefrologia dell’università di Milano, passando per Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale, fino a Pacifici, Direttrice Centro Nazionale Dipendenze e Doping – Istituto Superiore di Sanità.

Ricciardi si dice preoccupato dal conflitto che pare nascere tra scienza e politica, come se le due appartenessero a due fazioni contrapposte. Sostiene nella lunga lettera che è proprio ”dall’imprescindibile alleanza tra queste che dipendono la salute e lo sviluppo economico e sociale del Paese e che quindi la comprensione e diffusione delle scoperte raggiunte in campo scientifico non possono essere soggette ad interpretazione politica: il riferimento al caos vaccini appare neppure troppo velato. La politica deve prendere atto dei risultati della ricerca e agire di conseguenza”.

Un modello che ricorda quello degli Stati Uniti dove la presenza della National Academy of Sciences garantisce la pubblicazione di costanti rapporti scientifici con l’obiettivo di fornire al grande pubblico dati concreti su temi di interesse generale sui quali confrontarsi e allo stesso tempo dare ai politici la possibilità di agire con la massima consapevolezza possibile. Ovviamente questo modello non è immune a falle basti pensare alle posizioni di Trump riguardo il surriscaldamento climatico eppure la condizione in Italia è, se possibile ancora più preoccupante. Se negli U.S.A il problema pare essere l’uso che viene fatto di tali rapporti scientifici, in Italia il problema è a monte: manca una struttura tale o analoga che permetta un confronto costante e che sia di supporto in ambito decisionale.

La posizione di Riccardi è chiara: ampliare il dialogo tra istituzioni e mondo della ricerca, ampliandoli a tutti i settori della pubblica amministrazione, affinché il lavoro dei ricercatori favorisca e agevoli la scelta di politiche sane e produttive per il paese. L’appello termina con quello che appare come un appello elettorale: la strada auspicabile potrebbe essere rappresentata dallo stop al finanziamento a Stamina e dalla legge sull’obbligatorietà dei vaccini. Scelte che non trovano d’accordo tutti gli schieramenti politici, anzi.

L’articolo uscito nei giorni scorsi sul Sole24ore fotografa perfettamente la condizione italiana e permette di farsi un’idea piuttosto chiara su come intenderanno muoversi i partiti riguardo i temi di ricerca scientifica pubblica, ricerca scientifica privata e ricercatori: c’è chi propone un’Agenzia Nazionale che coordini gli enti di ricerca pubblica e chi invece propone maggiori investimenti nelle Università. Purtroppo pare che la risposta della politica sia poco convincente e l’appello presentato da Ricciardi & Co. suona come un disperato s.o.s.

Francesco Spiedo

 

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