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Tra i “Google trend” del 2018 figura il “perché si festeggia l’8 Marzo”. La Festa della Donna, o la “Giornata Internazionale della donna”, rappresenta nient’altro che l’occasione per festeggiare le conquiste socio-politiche e le rivendicazioni, ma anche per ricordare le violenze e le discriminazioni che la donna deve ancora fronteggiare.  E così l’8 Marzo ha senso solo se non se ne dimentica il significato più profondo.

Ci sono donne che hanno lasciato un segno fondamentale e indelebile nella storia del nostro paese: donne protagoniste di pagine di storia, che raccontano di indipendenza e di emancipazione, donne che hanno combattuto spesso senza alcun compagno al loro fianco. Donne che, agendo in prima persona, hanno cambiato le sorti della loro epoca, abbattendo gli stereotipi maschilisti dei tempi.

Oggi ne vogliamo ricordare tre che, per un motivo o un altro, sono un po’ simbolo di Napoli.

Eleonora Pimentel Fonseca

Rivoluzionaria, moderna e intraprendente, Eleonora Pimentel Fonseca, di origini portoghesi, nacque a Roma del 1752, ma passò gran parte della sua vita a Napoli. Visse un periodo fortemente stimolante della città partenopea. Giornalista e politica, Eleonora fin da giovanissima iniziò a frequentare i più importanti salotti letterari, riuscendo ad attirare addirittura l’attenzione di Voltaire. Forte fu l’influenza dell’Illuminismo nel suo pensiero e fondamentale il suo coinvolgimento nelle rivolte per la creazione della Repubblica Napoletana.

Quando durante una perquisizione la polizia trovò nella sua abitazione una copia dell’“Encyclopedie”, Eleonora fu arrestata e poi rilasciata. L’Enciclopedia, in lingua francese, riprendeva i valori dell’Illuminismo, che potevano avere cattiva influenza sul pensiero della gente. Di Eleonora spiccava il forte spirito repubblicano e democratico, che portò all’inimicizia con i Borboni. Proprio in virtù del tentativo di stroncare ogni forma di resistenza repubblicana e illuminista, Eleonora fu condannata a morte e impiccata in Piazza Mercato.

Della scrittrice e giornalista, più che le opere e gli scritti è bene ricordare l’esempio di vita. Celebrarne il coraggio e la forza di andare controcorrente in virtù di un valore fondamentale: la libertà.

La rivoluzione napoletana portò alla nascita della figura dell’intellettuale e letteratura e filosofia divennero impegni morali, che potevano culminare nel sacrificio della vita. Ed ecco che Eleonora ne è l’anticipatrice.


Matilde Serao

Indipendente e travolgente, Matilde Serao si colloca tra le figure femminili (e non) più interessanti della letteratura e del giornalismo italiano. Famosa per essere la prima donna ad aver fondato e diretto un quotidiano, Matilde era figlia di una nobile greca e di un avvocato e giornalista napoletano.

La Serao nasce in Grecia, ma vive la sua infanzia a Napoli e qui completa gli studi e la sua formazione. Per risollevare la difficile situazione economica della famiglia, aggravata dalle condizioni di salute della madre, Matilde inizia a lavorare come impiegata. Fondamentale sarà allora il supporto del padre giornalista, che la spingerà ad entrare nell’ambiente. In breve tempo il giornalismo diverrà la sua unica vocazione e la spingerà a lasciare il lavoro da impiegata per dedicarsene completamente. Nella redazione del “Capitan Fracassa”, Matilde incontra Edoardo Scarfoglio e ne rimane fortemente affascinata. La relazione tra i due li porta a collaborare anche sul piano professionale e insieme fonderanno “Il Giornale di Roma”. Dopo qualche tempo fu la volta di un nuovo entusiasmante progetto: il 16 Marzo 1892 esce il primo numero de “Il Mattino”.

Protagonista fino in fondo della propria vita, Matilde Serao morirà nel 1927, colpita da un infarto mentre era intenta a scrivere. E così la sua vita, costellata di successi e delusioni, di amore e tradimenti, si dissolverà tra inchiostro e carta passioni di una vita.  

Nel suo scritto “Parla una Donna”, la Serao racconta lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e di come questo sconvolga l’esistenza di molte donne italiane, costrette a darsi da fare e lavorare. Racconta e descrive di donne che hanno dato un senso profondo alla propria esistenza, ribaltandone l’essenza e facendo proprio il coraggio quotidiano che una donna deve avere per combattere sempre.

La Serrao è una donna che parla alle donne.

Sophia Loren

Massimo esempio della donna partenopea, pronta a tutto per affermarsi e per seguire il suo sogno, Sophia Villani Scicolone, in arte Sophia Loren,  racconta un pezzo fondamentale della storia del nostro paese. La vita dell’attrice si intreccia, infatti, con le trasformazioni della società nel suo complesso e così la Loren diventa un po’ il simbolo della rinascita. L’incarnazione del riscatto, dell’Italia del dopoguerra che si rialza dalle tragedie e i dolori e risorge in tutta la sua bellezza.

Largamente venerata per la sua bellezza, simbolo della sensualità mediterranea, Sophia ha avuto una vita costellata di grandi successi, che ne esaltarono, oltre alla prestanza fisica, il grande talento come attrice. Questa ragazzina degli anni ‘50, tanto dedita al duro lavoro e allo studio, convinta che il talento andasse coltivato, arriverà a collaborare a fianco di attori e registi famosi, tra i quali citiamo Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni e Marlon Brando.

Fin da bambina per la Loren il cinema era un modo per “sognare” una vita diversa, lontana dalla guerra. I sacrifici e le rinunce, i divertimenti mancati e gli amori trascurati non erano un peso proprio in virtù del sogno più grande da coltivare. E non si era sbagliata: la Loren arriverà addirittura a vincere il Premio Oscar per il ruolo di Cesira ne “La Ciociara”, il primo Oscar dato ad un’attrice in un film non in lingua inglese.

Sophia Loren è una donna dai mille volti, che sa essere musa e madre, incarnare perfettamente la chiassosa e umile napoletana e mostrarsi come la raffinata diva dell’alta società. Emblema massimo delle diverse sfumature che sa e deve avere l’animo femminile.

Tre donne diverse, ma uguali, accomunate da quella forza di combattere e di non arrendersi, la determinazione di inseguire i propri obiettivi a prescindere da quanto possa essere difficile. Tre donne libere, esempio e simbolo da seguire.

Vanessa Vaia

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