Avviso di Accertamento

L’avviso di accertamento è l’atto mediante il quale si procede a notificare una pretesa tributaria al contribuente a seguito di un’attività di controllo. Deve essere sempre motivato e indicare aspetti quali imponibili accertati, aliquote applicate, imposte liquidate, modalità e il termine del pagamento.

Un documento la cui ricezione non è certamente auspicabile da nessuno; come comportarsi allora nel caso in cui ci venga recapitato un avviso di accertamento? Ne parliamo con l’avvocato Tassitani Farfaglia dello studio omonimo.

Cosa si intende con avviso di accertamento?
“Si fa riferimento ad un atto di accertamento mediante il quale l’amministrazione finanziaria comunica al cittadino che, a seguito di indagini e ricerche, egli è debitore di una somma non versata (o versata in importo minore) a titolo di imposta. Tale avviso può quindi essere emesso da qualsiasi ente di Stato che sia legittimato a riscuotere un tributo: dai Comuni, per quanto riguarda ad esempio la riscossione dell’Imu, passando per le Regioni e per la stessa Agenzia delle Entrate.”

Cosa deve fare il cittadino quando riceve un avviso di accertamento?
“Importante precisare che questo avviso viene notificato al contribuente sempre con la classica busta verde. Ci deve essere un riferimento chiaro alla tipologia di tributo non adeguatamente onorato, oltre che alla attività di verifica svolta dalla amministrazione. Deve essere indicato anche il termine entro il quale il cittadino può fare ricorso per contestare gli addebiti. Per prima cosa quindi, chi riceve un avviso di accertamento deve leggere per bene ogni singola riga e controllare il contenuto.”

Una volta controllato ogni aspetto dell’avviso, cosa può fare il contribuente?
“Una volta notificato l’atto ha a disposizione 60 giorni per presentare ricorso o per richiedere l’annullamento del provvedimento qualora ritenga che ve ne siano i presupposti. Se non ha nulla da oppugnare, il consiglio è quello di pagare nei termini onde evitare di incorrere in ulteriori aggravi che scattano dopo i 60 giorni. L’atto di pagare nei termini, unito alla rinuncia a presentare ricorso, garantiscono la possibilità di ottenere una riduzione della sanzione. Viceversa, si può agire richiedendo annullamento in autotutela o facendo ricorso al giudice competente. Una volta appurati questi aspetti e stabilito se contestare o meno, il contribuente può richiedere la rateizzazione delle somme dovute alla amministrazione in questione.”

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