Legge Legittima difesa

“La difesa è sempre legittima”: uno slogan che rappresenta una battaglia storica della destra e, in particolare, della Lega di Salvini. Da pochi giorni, però, questo slogan è legge. Il 28 marzo, infatti, il Senato ha approvato con 201 voti favorevoli, 38 contrari e 6 astenuti il decreto che modifica alcune norme riguardo alla legittima difesa e ai reati legati a violazione di domicilio e rapina. Hanno votato a favore i partiti di maggioranza (M5S e Lega) e le opposizioni di destra (FI e FdI), mentre gli unici voti contro sono arrivati dal PD e LeU, oltre all’ex M5S Gregorio De Falco.

A livello normativo, però, le modifiche alla precedente legge sulla legittima difesa sono davvero poche.

Nell’articolo 52 del codice penale, riguardo alla legittima difesa, viene semplicemente aggiunto che sussiste “sempre” il principio di proporzionalità, che andrà però interpretato dalla giurisprudenza esattamente com’è stato finora. E anche il comma 4 che viene aggiunto, il quale recita: “agisce sempre in stato di legittima difesa colui che compie un atto per respingere l’intrusione posta in essere, con violenza, o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone”, sarà oggetto di discussione in sede applicativa. Qual è il limite che separa il “respingere l’intrusione” dall’aggressione?

Inoltre, viene introdotta nell’articolo 55 del codice penale (eccesso colposo) la nozione di “grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto”, che esclude la punibilità di chi ha commesso il fatto “per la salvaguardia della propria o altrui incolumità”.

Le pene diventano molto più severe. Per la violazione di domicilio (art. 614 c.p.) si passa da una pena tra sei mesi e tre anni a una pena da uno a quattro anni, che aumenta fino alla reclusione da due a sei anni in caso di violenza su cose e persone, o se il colpevole è palesemente armato. Per quanto riguarda il furto in abitazione (art. 624-bis c.p.) la pena sale fino ad arrivare a un minimo di quattro e a un massimo di sette anni, oppure tra i cinque e i dieci anni se sussistono aggravanti. In quest’ultimo caso, aumenta anche la sanzione pecuniaria: tra i 1.000 e i 2.500€. Infine, in caso di rapina (art.628 c.p.) la pena minima sale da quattro a cinque anni, arrivando a sei anni (più una multa tra i 2.000 e i 4.000€) se sussiste un’aggravante e a sette anni (con sanzione pecuniaria tra i 2.500 e i 4.000€) se sono invece presenti più aggravanti.

Per finire, ulteriori modifiche di minore importanza sono: l’obbligo di pagamento del risarcimento danni anche in caso di sospensione condizionale della pena; l’aggiunta di un indennità, da parte del colpevole di violazione di domicilio, dovuta a chi viene riconosciuto come non colpevole di eccesso colposo; la copertura delle spese processuali, affidata allo Stato, per chi viene assolto in virtù delle leggi sulla legittima difesa; e infine l’inserimento dei processi relativi a omicidio colposo o lesioni personali colpose, se in presenza di circostanze ascrivibili alla legittima difesa, tra i processi con priorità assoluta.

Se questa legge ha un significato, quest’ultimo è di certo più politico o simbolico che giuridico.

Aggiungere la parola “sempre” non basta di certo a rendere la difesa sempre legittima. Soprattutto, si conserva senza venire intaccato – ed è bene che sia così – un caposaldo della questione della legittima difesa: il principio di proporzionalità. Deve ovviamente sussistere proporzionalità tra l’offesa e la reazione: se si spara a un ladro che mi sta puntando una pistola contro, o che comunque rappresenta ancora una minaccia, la difesa è legittima; mentre se si spara a freddo a un ladro in fuga o completamente disarmato, non lo è di certo.

Ma aggiungere la parola “sempre” basta, invece, a creare titoloni sui social e a mezzo stampa, come dimostrato dagli stessi esponenti di centrodestra che hanno ampiamente festeggiato l’approvazione della riforma. Festeggiamenti anche legittimi, se si pensa all’importanza di questa tematica tra l’elettorato di riferimento dei partiti che si sono fatti promotori di questa riforma; ma eccessivi rispetto alla reale portata dei cambiamenti apportati da una legge che, oltre a inasprire le pene, per il resto lascia tutto così com’è.

Di certo, anche dall’altra parte dello schieramento politico l’attenzione si è concentrata molto, negli ultimi anni, sull’ampliamento della legittima difesa: del 2016 è il progetto di legge di iniziativa popolare portato avanti da Italia dei Valori, che aveva raggiunto un milione di firme; e del 2017 è la proposta di riforma del PD – poi naufragata – che introduceva il “turbamento psichico” (simile alla nozione di “grave turbamento” introdotta da questa riforma) e che sollevò un polverone in quanto sembrava limitare il diritto di difesa alle sole ore notturne.

La domanda, quindi, sorge spontanea: ma c’era davvero bisogno di cambiare la legge sulla legittima difesa?

È una domanda rivolta, ovviamente, a tutte le fazioni politiche: anche allo stesso PD che oggi critica la riforma definendola «da Far West», ma che meno di due anni fa presentava a riguardo una legge, forse meno dura di quella attuale, ma sicuramente inutile o comunque non prioritaria per un partito di sinistra o presunto tale. Quello che viene fuori da questa “chiamata alle armi” collettiva è, alla fine, un favore alle lobby delle armi con cui Salvini è (per usare un eufemismo…) in ottimi rapporti, dietro il quale si nasconde il progetto di una legislazione sulle armi molto permissiva, in stile USA.

Ma soprattutto il messaggio più importante che questa riforma manda ai cittadini italiani è una implicita, ma non troppo, ammissione di impotenza: lì dove lo Stato non riesce a difendervi a dovere, vi diamo il permesso di usare le armi per farlo da soli. Un precedente preoccupante, che farebbe inorridire qualunque difensore dello stato di diritto. E che però, nell’Italia salviniana in cui iniziano a farsi tante le minacce allo stato di diritto, rischia di passare inosservato se a opporsi sono gli stessi che su quelle tematiche, pochi mesi fa, tentavano di inseguire la destra.

Una folle rincorsa che rischia di riportare, stavolta sì, nel Far West, l’Italia intera.

Simone Martuscelli